Domenica

Punto, linea e neuroni

  • Abbonati
  • Accedi
Scienza e Filosofia

Punto, linea e neuroni

Tempesta emotiva, William Turner, «Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour's Mouth», 1842, Londra, Tate Gallery
Tempesta emotiva, William Turner, «Tempesta di neve. Battello a vapore al largo di Harbour's Mouth», 1842, Londra, Tate Gallery

Nella voce Aesthetics della XIV edizione dell’Encyclopaedia Britannica del 1929 Benedetto Croce sostiene che l’arte, la poesia, sono determinate da due elementi, «un complesso d’immagini e un sentimento che lo anima», dove «il sentimento si è tutto convertito in immagini, ed è un sentimento contemplato». (La voce uscì lo stesso anno in Italia, in un’edizione dapprima fuori commercio, col titolo Aestetica in nuce). Dopo aver chiarito ciò che distingue la categoria dell’arte da quelle della filosofia, della storia, dalla scienza naturale, dell’immaginazione, del sentimento nell’immediatezza dell’esperienza, della didascalia e oratoria e dell’azione pratica, Croce sottolinea che «la categoria dell’arte, come ogni altra categoria, presuppone, a volta a volta, tutte le altre [...]è condizionata da tutte e pur condiziona tutte».

Non si sa se Eric Kandel, uno dei massimi neuroscienziati contemporanei, premio Nobel nel 2000 per le ricerche sui meccanismi della memoria, conosca gli scritti crociani d’estetica. Fatto si è che in questo libro, magistrale per chiarezza e padronanza di cultura vastissima, Kandel affronta, col rigore del riduzionismo scientifico, il problema di come e dove il cervello crei e “senta” un’opera d’arte, secondo l’indicazione crociana che l’arte è creata e sentita dal sentimento. Se noi siamo ciò che il cervello ci fa essere, le neuroscienze cognitive, studiando i meccanismi della mente, s’occupano di tutti gli aspetti della vita, e quindi anche della creazione e percezione dell’arte. Le neuroscienze ne cercano la fonte nel cervello.

Neuroscienze ed estetica, studiando l’una il cervello che crea e sente l’opera d’arte e l’altra la fenomenologia emotiva dell’evento artistico, si pongono domande e obiettivi comuni. Il riduzionismo delle neuroscienze, spiega Kandel, cerca i meccanismi nervosi grazie ai quali l’esperienza di un’opera d’arte trascende la percezione quotidiana e, per riprendere Croce, suscita il sentimento dell’emozione intensa ed esclusiva dell’esperienza artistica. La sorpresa della congruenza dell’estetica e del riduzionismo delle neuroscienze è grande. «Gli approcci riduzionisti degli scienziati e degli artisti» ribadisce Kandel «sono analoghi»: entrambi mirano alle basi, ai meccanismi nervosi che creano la poesia e la fanno sentire come evento lirico.

Il sentimento è opera dei centri dell’affettività e dell’emotività nel sistema limbico. L’analogia fra il pensiero di Croce e la metodologia di Kandel sembra forzata e cervellotica, ma la lettura parallela dei due testi convince del contrario: provare per credere. Kandel prende in considerazione l’arte astratta a partire da William Turner, Cezanne, Monet, Kandinsky, Schönberg, soffermandosi poi su Piet Mondrian e sugli espressionisti astratti della scuola di New York Willem de Kooning, Jackson Pollock, Mark Rothko e Morris Louis, dei quali (specie di Rothko) legge diverse opere con acutezza. «Gli scienziati» spiega Kandel, «usano il riduzionismo per risolvere un problema complesso, mentre gli artisti astratti lo sfruttano per suscitare una nuova risposta percettiva ed emotiva». Riducendo le immagini a forme, linee, colori e luce, l’arte astratta dà maggior peso alle emozioni e all’immaginazione perché crea un’atmosfera senza figure. Kandinsky, che pur aveva dipinto meravigliosi piccoli quadri panoramici, sosteneva che forma e colore muovono il cuore di chi guarda. Le neuroscienze dimostrano che i centri nervosi della visione dei colori nella corteccia temporale inferiore sono intensamente collegati alle aree dell’affettività e dell’emotività, che condizionano il comportamento e la sensibilità.

Per Kandel uno dei primi pittori radicalmente riduzionista è Piet Mondrian, che creò immagini di linee pure e colori e di forme geometriche semplici senza riferimenti naturali. Nella loro apparente elementarità, suscitano un’emozione lirica straordinaria. La neurofisiologia ha dimostrato che le cellule dei centri visivi che reagiscono alla linea costituiscono la base di rappresentazioni complesse. Mondrian riduceva l’espressione alla radice della percezione visiva. I pittori astratti, invece di raffigurare un’immagine realistica, si concentrano su una o su poche sue componenti esplorandole in un modo nuovo. È, ribadisce Kandel, il riduzionismo dell’arte. Kandel paragona La Tempesta nel porto di Calais di Turner del 1802, sostanzialmente figurativa, con la Tempesta di neve al largo di Harbour’s Mouth del 1842, dove la mancanza di elementi figurativi suscita associazioni emotive d’immensa potenza. Il ritratto di un individuo con poche pennellate può essere più espressivo della persona stessa, perché esprime la profondità della sua natura. Henri Matisse diceva che ci si avvicina di più a una serenità gioiosa «se semplifichiamo pensieri e figure»: basti pensare alla felice e meravigliosa eleganza delle sue figure in movimento, anche se è una lumaca.

Ogni processo percettivo, emotivo, mentale o motorio si basa, sintetizza Kandel, «su gruppi distinti di circuiti neuronali specializzati localizzati secondo una disposizione gerarchica ordinata in regioni specifiche del cervello. [...]Le strutture cerebrali sono anatomicamente e funzionalmente legate l’una all’altra e quindi non possono essere separate fisicamente», a conferma della convinzione di Croce che la categoria dell’arte, pur nella sua unicità, condiziona tutte le altre categoria della coscienza e ne è condizionata. Il filosofo che non sapeva nulla di scienza e ignorava l’arte astratta e il neuroscienziato arrivano con assoluta congruenza a chiarire la natura della poesia. George Steiner, nel suo ultimo libro, parla della volgarità di considerare le opere d’arte un prodotto della poltiglia del cervello. Antico, tenace e assurdo pregiudizio, che il libro di Kandel contribuisce a eliminare. Esso arricchisce l’esperienza di quel che l’arte ci fa vivere riassumendo quel che si sa circa i meccanismi nervosi dell’esperienza artistica, sia del farla che del percepirla. I dati della scienza coincidono con l’interpretazione lirica dell’arte. Quando indagano con sapienza e misura l’origine delle cose, le due culture si fondono.

© Riproduzione riservata