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Carlo II e l’arte come propaganda

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Carlo II e l’arte come propaganda

Una vera grande passione ma anche uno strumento di propaganda e consolidamento del potere della monarchia: l'arte era entrambe le cose per il re Carlo II Stuart, sovrano d'Inghilterra. Una splendida mostra alla Queen's Gallery a Buckingham Palace esplora il duplice ruolo pubblico e privato che l'arte ha avuto nella vita del re e del regno in un momento straordinario della storia d'Inghilterra.
Costretto all'esilio negli anni del Commonwealth, la Repubblica inglese gestita da Oliver Cromwell che aveva ordinato l'esecuzione di suo padre Carlo I, Carlo II rientrò a Londra in trionfo il 29 maggio 1660, accolto da folle festanti. Si mise subito all'opera per consolidare la Restaurazione, ripristinando le cerimonie reali tradizionali che erano state abbandonate negli anni austeri di Cromwell. Sapeva che feste, rituali, l'Incoronazione con grande pompa e onorificenze come l'Ordine della Giarrettiera erano tutte dimostrazioni tangibili dell'autorità reale che i sudditi potevano riconoscere e ammirare.

L'arte aveva un ruolo simile. Al centro del suo progetto c'era lui, il re: Carlo II si fece subito fare diversi ritratti e fece mettere la sua immagine ovunque, sui quadri, sulle monete, sulle stampe sempre più diffuse. La sua presenza era imponente – era alto 1,90m, un gigante per l'epoca, e amava indossare scarpe con tacchi alti per fare ancora più colpo – e il suo viso inconfondibile, con i capelli neri, il naso prominente e l'aria mediterranea. Tutti i cittadini nel giro di poco tempo sapevano esattamente che aspetto avesse il loro re e quanto regale apparisse con i suoi gioielli e abiti eleganti. Il gigantesco ritratto del 1676 di John Michael Wright che lo mostra con scettro e corona, sulle spalle il manto di ermellino e velluto rosso, è stato dipinto per incutere rispetto e ammirazione, e riprodotto in migliaia di stampe in circolazione per il regno.
Oltre all'immagine del re, per Carlo II era importante avere una collezione di arte degna del suo rango. Suo padre Carlo I era stato un grande patrono delle arti, ma la sua collezione era stata venduta e dispersa dai Parlamentari subito dopo la sua esecuzione. Uno dei primi atti di Carlo II fu la creazione di un Comitato con il compito di tentare di recuperare la Collezione reale accumulata dal padre, rafforzato da una legge che ordinava a tutti di restituire beni appartenenti alla Corona.
L'iniziativa ebbe un successo insperato: nobili e collezionisti, per timore, per

convinzione o per ingraziarsi il nuovo re, si affrettarono a restituire le opere acquistate nella grande svendita cromwelliana. Alla fine del suo regno, Carlo II aveva oltre cento quadri un tempo appartenuti al padre, alcuni dei quali sono in mostra – come “La Sibilla” di Orazio Gentileschi e “Un vecchio con una conchiglia” di Michiel Jansz van Miereveld.
Oltre a recuperare le opere acquistate dal padre, Carlo II si fece parte attiva e diventò un appassionato patrono delle arti. I quadri scelti per la sua collezione personale rivelano i suoi gusti privati, più sofisticati dell'immagine pubblica – ci sono opere di Lorenzo Lotto, Georges de la Tour, Tiziano, Giulio Romano, e mirabili disegni di Leonardo e Michelangelo. Rivelano anche la sua fede cattolica, tenuta segreta per motivi politici e confermata solo sul letto di morte: abbondano infatti i soggetti religiosi, opere rinascimentali che la Corte considerava “pericolosamente cattoliche”.
Per rafforzare l'immagine pubblica del re potente Carlo intanto continuava a commissionare opere assai più appariscenti, la più esagerata delle quali è “Il trionfo marino di Carlo II”, dipinta dall'italiano Antonio Verrio per celebrare la supremazia inglese sui mari dopo la pace con l'Olanda . L'immagine del re vincitore, su un carro marino guidato da Nettuno, trainato da destrieri bianchi e circondato da muse e angeli festanti, piacque tanto a Carlo II che nominò Verrio pittore reale responsabile della decorazione dei nuovi appartamenti reali al castello di Windsor.
Carlo II, soprannominato “the Merrie Monarch” per il suo amore per la vita e per le donne, è stato sovrano di una corte nota per la sua opulenza e le sue feste. La mostra alla Queen's Gallery fa capire quanta lucida strategia ci fosse dietro l'immagine dorata del re e quanto l'arte fosse uno strumento per restare al potere, ma anche una genuina passione.
Charles II: Art & Power
Fino al 13 maggio 2018
Queen's Gallery, Buckingham Palace, Londra
www.royalcollection.org.uk

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