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Il Tasso, pittor con le parole

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POESIE PER IMMAGINI

Il Tasso, pittor con le parole

«Rinaldo e Armida» (1628-1630), Londra, Dulwich Picture Gallery. Il dipinto rappresenta l’episodio in cui la maga Armida si accinge a uccidere Rinaldo addormentato, ma rimane invaghita della sua bellezza e non attua il suo piano
«Rinaldo e Armida» (1628-1630), Londra, Dulwich Picture Gallery. Il dipinto rappresenta l’episodio in cui la maga Armida si accinge a uccidere Rinaldo addormentato, ma rimane invaghita della sua bellezza e non attua il suo piano

Come si fa a ottenere a corte il favore del principe e a evitare, nello stesso tempo, l’invidia dei cortigiani? È a questa difficile questione che cerca di rispondere Torquato Tasso, in un dialogo scritto tra il 1584 e il 1585, quando ancora è rinchiuso nella cella di Sant’Anna, accusato di una follia in cui l’umore malinconico si legava strettamente ai suoi difficili rapporti con la corte estense e si nutriva di una inquietudine religiosa che l’aveva spinto a autodenunciarsi all’Inquisizione. Al suo giovane interlocutore lucchese, Lorenzo Malpiglio, che desidera intraprendere la carriera del cortigiano e ancora coltiva le illusioni della trasparenza e della sincerità nei confronti del suo signore, Tasso mostra come infelice sia la vita del cortigiano, come il tempo presente sia dominato dalla finzione, come l’arte del nascondersi sia fondamentale. Il cortigiano dovrà dunque costruire di sé una specie di rappresentazione teatrale, che investe le stesse virtù. Non tutte le virtù, spiega il Tasso, si devono mostrare in misura eguale, «sì come ne le pitture con l’ombre s’accennano alcune parti lontane, altre sono da’ colori più vivamente espresse», così la fortezza, la magnanimità «si veggono adombrate e paiono quasi di lontano discoprirsi ma la magnificenza, la liberalità e quella che si chiama cortesia con proprio nome e la modestia è dipinta con più fini colori ch’abbia l’artificio del cortigiano». Il paragone con la pittura interviene a dare un’idea di come il cortigiano debba costruire il proprio personaggio: egli dovrà mostrarsi e nascondersi mettendo in scena lo stesso gioco di ombre e di luci che usa il pittore, creando un effetto di presenza e di lontananza che sollecita l’attenzione e la curiosità di chi guarda, dello spettatore del quadro, come del pubblico della corte.

È questo solo un esempio di come il Tasso fosse affascinato dalla pittura, tanto che nel suo poema possiamo spesso trovare quasi una gara con gli effetti visivi delle arti figurative e proprio il gioco delle ombre, il fascino della notte vi hanno gran parte (Narratore notturno si intitola un bel libro che Francesco Ferretti ha dedicato alla Gerusalemme liberata). Non solo l’indugio descrittivo, il gusto del chiaroscuro, gli scorci notturni ispirati alla malinconia o all’orrore creano immagini memorabili, ma l’intera regia del poema, il modo stesso in cui dialoga con i suoi grandi modelli, a cominciare da Virgilio, ha suggerito a Ezio Raimondi un parallelo con Ejzenstein, con le sue lezioni di regia, con il suo interesse per il montaggio cinematografico.

A sua volta la Gerusalemme ha un’enorme fortuna visiva, che supera ben presto quella, pur notevole, che era toccata all’Orlando Furioso. Alcune mostre ne hanno ripercorso alcuni momenti (Tasso, Tiziano e i pittori del «parlar disgiunto». Un laboratorio tra le arti sorelle, curata da Andrea Emiliani e Gianni Venturi, L’arme e gli amori. La poesia di Ariosto, Tasso e Guarini nell’arte fiorentina, curata da Elena Fumagalli, Massimiliano Rossi e Riccardo Spinelli). Giovanni Careri ha inoltre raccolto diversi saggi che testimoniano, tra Italia e Francia, la fortuna del poema nella pittura, nella musica, nelle feste di corte.(La “Jerusalem délivrée” du Tasse. Poésie, peinture, musique, ballet, Paris, Kliensick- Musée du Louvre, 1999) . A questo campo di indagine, vastissimo e in parte ancora inesplorato, si deve affiancare l’affascinante e intricata storia di come il poema viene illustrato. Un suntuoso volume curato da Alfonso Paolella e distribuito dalla Fondazione Sorrento ci offre ora un nuovo, prezioso strumento per avventurarci in questo territorio. Troviamo infatti qui le immagini che hanno accompagnato la Gerusalemme dal 1584 al 1799, con una frequenza imponente, visto che delle 186 edizioni che il poema ha conosciuto in quel periodo 79 erano illustrate. In genere la prima edizione illustrata del poema viene fatta risalire al 1590; Paolella ha però trovato nella biblioteca del Museo “Correale” di Sorrento una edizione del 1584 che contiene le stesse illustrazioni del ’90, anche se il frontespizio non ne fa menzione. La lunga storia delle edizioni illustrate della Gerusalemme va dunque anticipata di 6 anni?

Nel Seicento la fortuna della Gerusalemme ha decisamente il sopravvento su quella dell’Orlando Furioso, ma sempre forte è il modello editoriale del poema ariostesco, che quasi da subito viene illustrato (ne abbiamo parlato su queste pagine a proposito di Galassia Ariosto. Il modello editoriale dell’Orlando Furioso dal libro illustrato al web, pubblicato da Donzelli). Quello che differenzia il caso della Gerusalemme è che il poeta è coinvolto in prima persona nell’impresa. Nel maggio 1584 infatti il suo amico don Angelo Grillo gli manda i disegni di Bernardo Castello; se il Tasso è d’accordo, egli scrive, verranno incisi in rame nella nuova edizione della Gerusalemme «onde mentre si leggono le parole e gli atti, si veggia insieme e chi parla e chi opera; e che la penna di Vostra Signoria sia così spirito del pennello di messer Bernardo come la sua pittura sarà corpo de la vostra poesia». Tasso acconsente, dedica anche un sonetto al pittore, chiamandolo «muto poeta di pittor canoro». Esce così la prima edizione illustrata, quella mantovana del 1584, secondo Paolella; certo con quella genovese del 1590 le cose si complicano. Il Tasso è insoddisfatto e inquieto. «Mi doglio con esso lei, e di lei, e di tutta Genova -scrive al Grillo- c’abbiano voluto mandar fuori con tanti ornamenti opera da me non approvata... Fra tanto, senza pregiudicio, la prego, che mi faccia donare uno di questi miei poemi così belli, acciò ch’io possa compiacermi de la loro cortesia, se non mi compiaccio della mia composizione». Quello che è bello agli occhi del poeta è appunto il libro illustrato, i «tanti ornamenti» di cui si fregia, ma quello che non lo soddisfa, quello di cui si sente ancora una volta derubato, è il testo del suo poema, che rivede e corregge continuamente, senza mai portarlo a una forma definitiva. Se, come scriveva Grillo, i versi dovevano costituire l’anima cui le immagini davano corpo, quell’anima era ancora indefinita, o almeno angosciosamente fluttuante agli occhi di chi la creava.

Malgrado lo scontento del Tasso, come si diceva, le vicende della Gerusalemme illustrata erano solo all’inizio. E noi siamo grati a Alfonso Paolella che mette a nostra disposizione una straordinaria galleria di immagini che possiamo ripercorrere in molte direzioni: possiamo lasciarci affascinare ad esempio dalle incisioni settecentesche del Piazzetta o dalle versioni più popolari delle edizioni tascabili, oppure possiamo chiederci come di volta in volta vengono rappresentati gli episodi più famosi, quali il giardino di Armida, o il concilio infernale, o Erminia tra i pastori. Accanto alle discussioni accademiche sul poema, le immagini che lo accompagnano ci possono testimoniare fino a che punto venissero salvaguardati gli «amori e gli incanti», quelli stessi che, dopo aver lungamente difesi, il Tasso avrebbe represso e sublimato nella Gerusalemme conquistata.

Le incisioni della Gerusalemme liberata dal secolo XVI al XVIII, a cura di Alfonso Paolella, Eidos, Sorrento,
pagg.654, € 100

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