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Rimorsi di una vita

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«una piccola fedelta’ » di Luca Saltini

Rimorsi di una vita

l a memoria che mette a fuoco e scolora, i rimorsi di una vita intera, voci e tempi che si sovrappongono, mani strette e soldi a fiumi, barili di petrolio e conti esteri. E ancora gli inevitabili sensi di colpa e la Romania dei Ceauşescu nei drammatici giorni del crollo della dittatura. Sono queste le componenti del romanzo di Luca Saltini, Una piccola fedeltà, edito da Giunti. Augusto Castiglioni, oramai vecchio e imbrigliato a letto da un misterioso morbo degenerativo in una clinica lussuosa di Milano, con la malattia ripercorre i suoi anni di ascesa forsennata al club ristretto dei milionari. Il suo fiuto per gli affari, nonostante o forse proprio per reazione a un’educazione paterna volta alla filantropia ad ogni costo, lo porteranno all’incontro affaristico con Janku, faccendiere e papavero corrotto della dittatura di Bucarest, violento sopraffattore di donne inermi, dotato di potente vena sadica. Sarà proprio Janku a fargli incontrare la sua bellissima amante Achillina, donna dal fascino indomito e vittima delle molestie ricattatorie del potente uomo di regime. Tra i due nascerà una relazione clandestina che finirà per segnare indelebilmente la coscienza altalenante del protagonista, che pur legato alla donna da un amore sincero, finirà per sacrificare l’amata giovane e se stesso al dio denaro. Scritto in un italiano fluido e piano, sovente scarno, questo romanzo avvincente e dal buon intreccio, sconta più che la mancata ( e molto onestamente dichiarata dall’autore stesso), conoscenza dei luoghi, l’adesione a una serie di cliché (i cinesi «erano milioni di persone con le vite che non contavano nulla sotto un imperatore irraggiungibile»; «Milano e la Lombardia caotica, della gente stretta nelle maglie della produttività»; «ad un tratto la grande sfera sparì, lasciando soltanto la traccia rossastra».) che soffocano non soltanto le descrizioni, ma impediscono all’io narrante e agli stessi personaggi di prendere l’abbrivio necessario per essere compiutamente tali. Augusto Castiglioni non è, e certamente non vuol neppure essere, Patrick Bateman, senza però che la sua stessa parabola fin troppo auto-assolutoria possa conferirgli maggiore dignità. A rendere invece la miglior prova di questo autore e di questo libro sono i molteplici meno controllati momenti rarefatti. «Le nostre azioni non scaturiscono dal nulla. Nascono da una serie di scelte che si sedimentano pian piano, non viste, come il calcare dove cade una goccia»; e ancora: «Ero solo con il rimorso per quanto ero stato capace di farle pur amandola».

Luca Saltini, Una piccola fedeltà, Giunti editore, Milano, pagg. 275, € 18

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