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Le (dis)grazie di Foscolo

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Le (dis)grazie di Foscolo

Il ritratto di Ugo Foscolo firmato da Andrea Appiani, databile intorno al 1801-1802 e conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano
Il ritratto di Ugo Foscolo firmato da Andrea Appiani, databile intorno al 1801-1802 e conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano

Poveretto, Ugo Foscolo, viene da dire leggendo questo interessantissimo libro di Luigi Guarnieri sugli ultimi anni di Foscolo a Londra in esilio, dal 1816 al 1827. È un poeta che nella memoria non resta simpatico, un po’ perché molto scolasticizzato, I sepolcri a quanto ricordo erano un sistema di tortura, li so ancora a memoria, ma per il resto della vita li ho sempre evitati; un po’ per il suo petto peloso, l’irsuto petto di cui si vanta e di cui parla Gadda, anche un po’ più che irsuto, dice Gadda, quasi scimmiesco, come tutto l’aspetto, ipertricotico; e scimmiesco anche negli appetiti sessuali, irruenti, esagerati, rapidi, sospetti di una velocità e di un appagamento precoce (precox, si dice in psicopatologia); questo naturalmente non è argomento scolastico, su questo il professore sorvolava, anche se sarebbe stato istruttivo, sia il vanto del petto peloso, sia le orgasmiche lettere all’innamorata di turno.

Però a Londra, negli ultimi anni, poveretto, gli va male tutto, amore, soldi, letteratura; lo fregano ripetutamente, specie i suoi improvvisati editori, e anche lui da parte sua tenta di dar loro delle fregature, con altisonanti promesse, vendendo i classici prodotti di lingua italiana, da Dante in avanti; ma nel bilancio totale sono molto maggiori le fregature che prende, gli inglesi a quel tempo sono senza pietà, sono un secolo più avanti di noi italiani, hanno un’avanzatissima mentalità commerciale, anche con i prodotti della poesia, se non si smercia non pagano, e lui di conseguenza resta ripetutamente senza una sterlina, per cui non paga il sarto, il macellaio eccetera, ossia non si fa trovare quando bussano, e bussano spesso; per cui vive nascosto, e non è una situazione che favorisca l’arte poetica, specie se non si è neppure pranzato, quindi è costretto a emettere cambiali false, ma gli inglesi sono più avvezzi, sono avanti cent’anni in fatto di commercio della poesia o di prodotti consimili, non vanno tanto per il sottile, come farebbero con una partita di mortadella e salumi, sì, grande rispetto per la lingua italiana e i grandi poeti italiani, ma se qualcuno come Foscolo deve vendere a tutti i costi se no non mangia, lo strozzano, nel senso che tirano al ribasso o non pagano, per cui avvocati, la giustizia a Londra funziona perfettamente, ma costa; su denuncia di un sarto suo creditore finisce anche in prigione, solo 15 giorni, per sua sfortuna, perché tutto sommato in carcere un pasto lo danno e ha un tetto gratis. Cerca un insegnamento di lingua italiana all’università, ma non è giudicato all’altezza.

Di tutto questo si parla nel libro con ammirevole precisione. Tenta anche di sposare una ricca, Caroline Russell, ma non fa colpo, nonostante il suo metodo sperimentato di esaltazione precoce, che in genere in passato aveva dato discreti frutti, specie se seguito dalla prospettiva di un collasso cardiovascolare amoroso; ma la minaccia non riesce, forse anche per il reumatismo acuto a una gamba che lo fa zoppicare. Le inglesi non danno peso alle disperate lamentele di un poeta, italiano, povero, emigrato, forse troppo peloso per il gusto settentrionale, e inoltre sofferente di ascessi dentali, che probabilmente teneva nascosti; ma chissà che non mandasse anche cattivo odore, per l’alimentazione scarsa e nociva, poveretto, per gli acidi gastrici che danneggiavano il fiato. Povero Foscolo, a scuola non si studiano le sue disgrazie, perché non sono educative, i suoi debiti, le truffe, le malattie, le abitazioni malsane, niente amici, rovina morale e materiale, senza nessun elemento del romanticismo medio europeo, sembra già un maledetto fine ’800, in Inghilterra volenti o nolenti si è un secolo avanti. Sogna spesso di tornare in Grecia, nell’isola natale, comprare una vigna e guardare da un colle il mare Adriatico. Invece nel 1827, ultimo anno di vita, gli si gonfia la lingua, gli cadono i denti, gli si gonfia il torace; per sgonfiarlo gli cavano ripetutamente un secchio di liquidi. Per fortuna ha questa sua tardiva figlia, Floriana, dolce e delicata che lo assiste, quando è quasi in coma. «Come vi sentite?» gli chiedono l’8 settembre. «Muoio» risponde, ma senza lo spirito eroico del suo Jacopo Ortis. Muore il 10 settembre alle 8 e mezza di sera, 49 anni. Lascia tutti gli averi alla figlia, ma non si troverà una sterlina.

Io mi chiedo: come mai questo destino? C’è qualcosa nella vita delle persone che le fa scivolare in una direzione o in un’altra? Difficile rispondere. Certo che nel suo vasto epistolario alle femmine sedotte o in corso di seduzione, Foscolo per fare breccia prometteva se rifiutato il suo sfacelo, e poi lacrime eterne e il suicidio. Negli anni fortunati di gioventù lo prometteva un po’ a tutte. È come se alla fine queste promesse si fossero accumulate in una somma schiacciante. Erano frasi retoriche, certo! accompagnate forse da una parziale foga inguinale; però si vede che anche la retorica troppo insistita acquista peso e consistenza, e da dolore sublime si trasforma in acciacchi gravi, debiti e disgrazie, che schiacciano il disgraziato. Forse si muore quando i conti si sono azzerati e si è in pari. Il caso di Foscolo, comunque, poveretto, mi sembra così.

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