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Philip Roth, la fiducia nella parola scritta e il Nobel mancato

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L’ADDIO ALLO SCRITTORE

Philip Roth, la fiducia nella parola scritta e il Nobel mancato

La morte di Philip Roth arriva a pochi giorni di distanza dalla notizia che quest'anno il Premio Nobel per la Letteratura non sarà assegnato, per via di scandali extraletterari. Il destino ha scelto di congiungere i due protagonisti di una storia infinita in un momento decisivo, estremo, visto che la stolida tenacia degli Accademici di Svezia aveva impedito fino a oggi un altro, più lieto, epilogo. Poco male, dopo tutto. La eventuale vittoria di Roth, dopo la palese abdicazione alle ragioni della letteratura quando la scelta cadde su Bob Dylan, sarebbe stata ancora più menomata, magari riparatrice, e forse a Stoccolma non avrebbero saputo bene di cosa.

Se c'è una linea fissa dalla quale Roth non ha mai sbandato, infatti, è la fiducia nella letteratura, la granitica certezza che la letteratura non era (non è) nei premi, nel successo, nelle copie vendute, negli autografi ai lettori, o, peggio, nel gossip e nel cosidetto “impegno” delle mezze calzette che credono che si scriva per protestare.

Roth ha sempre creduto e professato la scelta delle parole, la vertigine della scrittura precisa, l'incessante lavorìo tecnico che serve a unire in maniera indelebile una storia e il modo di raccontarla. La letteratura, ci ha ricordato Roth nella sua fenomenale carriera, nei suoi personaggi indimenticabili, nelle riflessioni e nella purezza cristallina della sua prosa, sta nei testi, nella concatenazione delle parola, una dopo l'altra e proprio in quel modo, e non in un altro. Ed è per questo che la certezza che oggi resta, nel giorno del suo trapasso materiale, è che sia stato uno scrittore di gran lunga più importante del premio che non gli hanno dato. Uno scrittore che ci ha ricordato che lo scopo della letteratura è sempre uno, e sempre lo stesso: farci capire “come” siamo esseri umani, imperfetti e mortali, con tutte le difficoltà che questo comporta. E che c'è un mezzo, la parola scritta, che ce lo può raccontare, spiegare, dimostrare, spesso molto più che non la nostra stessa esperienza di vita vissuta.

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