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Cosa c’entra l’amore col potere?

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Cosa c’entra l’amore col potere?

A. Igoni Barrett è nato a Port Harcourt nel 1979 (Femke van Zeijl)
A. Igoni Barrett è nato a Port Harcourt nel 1979 (Femke van Zeijl)

L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto. Non si riescono a dare facili interpretazioni al titolo sibillino della raccolta di racconti firmata dallo scrittore nigeriano A. Igoni Barrett, con cui 66thand2nd inaugura una sotto-collana dedicata alle short stories. Il primo testo, La cosa peggiore di tutte, narra di una donna col «sospetto di essere rimasta sola in un mondo che aveva visto passare i migliori anni della sua vita». Vedova, trascurata dai cinque figli, ricordando quando erano piccoli, o pensando a quando ha insegnato loro come accudire i nipotini, si rende conto che «ha dato perché voleva dare». È amore questo? Forse. E il potere è il poter dare? Chissà.

Venditore di sogni, il secondo racconto, parla invece di un quattordicenne che si finge una bella vedova liberiana su un sito di incontri e cerca di accalappiare il desiderio di amore di un mugo, un «pollo», come gli artisti della truffa nigeriani chiamano chi di noi, oltreoceano, casca nei loro imbrogli. In La forma di un cerchio perfetto, racconto splendido, durissimo e tragico, si parla sì di amore, ma dell’amore di un ragazzino nei confronti di una madre alcolizzata che utilizza il suo affetto e la sua pena per forzarlo a procurarsi i soldi per comprare l’alcol nei vicoli sordidi e nelle arterie intasate di una città feroce. Un amore a perdere, struggente, dove il potere è di chi sa usare l’affetto altrui per i propri fini.

Nella quarta storia, che dà il nome a tutta la raccolta, c’è solo il potere, l’abuso di potere. Al centro della vicenda un poliziotto violento e spietato. La sottomessa moglie non vuole resti in divisa a casa perché pensa che di lui si impossessi uno spettro, «una cosa nera e verde militare (...) spavalda e ubriaca di autorità». Alla fine del racconto la donna lo ascolta sbronzo descrivere gli abusi che compie e vede compiere dai suoi colleghi, lo spoglia e non ha niente da dire, ma lo guarda dormire con occhi intensi. È questo l’amore? L’amore che è potere del titolo è l’amore per il potere, per chi ce l’ha? Difficile. Allora l’amore nonostante il potere, o un più banale potere di amare? La questione resta aperta e non la chiariscono il racconto di un giovane innamorato, o ossessionato, dalla sua cuginetta, protagonista di La ragazzina con i seni in boccio e la risata di gomma da masticare o di un altro ragazzo che in Una storia di tira e molla a Nairobi ha una relazione con una carismatica bianca sudafricana che da lui vuole forse solo un figlio .

Se c’è, ce n’è molto poco di amore in questi racconti. E sicuramente, per dirla con Brassens, qui il n’y a pas d’amour heureux, non esiste amore felice. Il potere in compenso è ovunque, nella violenza ubiqua della Nigeria contemporanea, nell’arroganza soverchiante del razzismo, del maschilismo, nelle giovani donne che si costruiscono intorno allo sguardo degli uomini, nelle mogli soggiogate, nei rapporti di forza tra genitori e figli e tra i due genitori. Leggendo non ci si convince che l’amore è potere, né si giunge a qualsivoglia pensiero edificante, ma invece si riflette molto sul contrario, su come il potere non possa mai essere amore. E il fatto che a scrivere sia un autore proveniente da un ex colonia dove gli interessi economici, dunque politici, occidentali sono ancora forti aggiunge un’ulteriore sfumatura.

Barrett mostra di padroneggiare la forma racconto (più del romanzo) e ciò che resta sullo sfondo di queste pagine e ne accresce il fascino sono anche le sue magistrali doti come ritrattista di città: città africane, megalopoli fatte di «milioni di stati in guerra tra loro», spaventosamente crudeli e brulicanti di vita - per lo più microscopica o di piccola taglia - di morte, dove gli uomini sono solo un’infima parte di un mostruoso e inarrestabile superorganismo da cui rischiano ogni istante di essere inghiottiti. Doti che si dispiegheranno nel suo romanzo, Culo Nero, successivo e già tradotto (66thand2nd, si veda la «Domenica» dell’1 ottobre 2017). Ecco per esempio quel «distillato di dissipazione» che è la capitale del Kenya, cornice della storia tra il giovane nigeriano e la sudafricana: «Nairobi è una città di gatti, creature abbandonate, supponenti, territoriali, che si crogiolano sui tetti nella pallida luce del sole, che ululano il loro disprezzo nelle lunghe notti di freddo, cacciando, spassandosela, figliando nei giardini privati e nei parchi pubblici. Là dove una volta pascolavano i branchi di leoni, i leopardi solitari, i divoratori di uomini, ora scorrazzano questi animali domestici scartati».

L’AMORE È POTERE O ALMENO GLI SOMIGLIA MOLTO, A. Igoni Barrett, trad. di Michele Martino, 66thand2nd, Roma, pagg. 250, € 16

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