Domenica

La «Cattiva» madre di Rossella Milone: tutta la verità,…

  • Abbonati
  • Accedi
diario di lettura

La «Cattiva» madre di Rossella Milone: tutta la verità, solo la verità

Non c'è una sola riga di questo libro che non avrei voluto avvinghiare e tenermi per sempre, cercando in ogni modo di impedire al rumore, alle altre parole, agli eventi e al tempo di spazzarle via, di disperderle. Conservarle come si fa con una catenina, un anello, un vestito che lo si indossa una o mille volte e, in fondo forse solo un po’ sgualcito, resta sempre uguale. Questa è la premessa: e da ciò è evidente che questo diario di lettura è la registrazione di un appassionamento. In Cattiva, Rossella Milone (Einaudi, pp.117, euro 16.50) racconta uno dei temi più battuti, indagati, analizzati: la maternità. La sua straordinarietà sta del fatto di aver centrato il momento preciso in cui una donna smette di essere quel che è stata e diventa una nuova creatura, sconosciuta, impoverita e potente, esattamente per quel che senza enfasi, retorica. Senza schizzi verso l'alto - l'apoteosi del momento perfetto (che non è) - o scivolate verso il basso - quell'aura da tragedia o tragico destino (che non è) -; niente coltelli solo pannolini puzzolenti e tutine infeltrite di latte rappreso.

Milone racconta con parola precisa quella cosa per cui quando resti incinta tutti ti dicono “sarai mamma” e tu non capisci e poi di colpo lo capisci: non sai esattamente che cosa voglia dire questa cosa – essere madre, anzi essere mamma - ma intuisci chi sei diventata, e chi sarai. La tua nuova immutabile condizione, identità. Mentre leggevo, pensavo che queste pagine e la scrittura di Rossella Milone mi stavano facendo l'effetto che mi fanno le pagine di due autori diversissimi ma che nel mio microcosmo di letture, emozioni e pensieri sono legati dal fatto di esercitare sul mio sguardo e sulla mia percezione il medesimo effetto: la sensazione di scorgere con vista limpida la descrizione perfetta. La loro parola mi appare unica e definitiva. Pensavo a Giulio Mozzi, in particolare Mozzi de La Felicità terrena e de Il male naturale, e a Elisabeth Strout, la Strout di Amy e Isabelle e di Olive Kitteridge .

E il racconto della Milone sul diventar madri è tutto tessuto di parole perfette. Queste sono solo alcune di quelle parole per cui questo libro merita di essere letto una e più volte.

1 - «Il tempo da soli con una neonata può essere orrenda. Non passa, è pesante, è pericoloso. Ti fa guardare in faccia chi se, e alla fine sei qualcuno di solo e inesperto».
Dopo lo rimpiangi come un tempo mitico e al tempo stesso con il sollievo di chi ne uscito vivo e innocente.

2 – «Vuole qualcosa che io non le so dare, ché anche io, come lei, sono nuova da poco, e il fatto che io abbia le parole, abbia le parole, abbia più tempo e capelli, più pelle, più cervello e vista, più peli e anche più grasso, che io sia la madre e lei la figlia, non serve a niente, non significa niente. Significa solo che buona parte di me deve rinascere da capo».
Se per caso vedi la tua faccia riflessa dallo specchio dell'ascensore o da una vetrina, un po' sei tua madre, un po' sei tua nonna, un po' sei la creatura di poco più di tre chili che ti fissa.

3- «Sono stanca e ho bisogno di dormire, e ho bisogno di mutande, prima di combattere».
Ti ritrovi solo quattro stracci. Com'è possibile? Ti pigli una cosina da niente in un negozietto e ti sembra di metterti l'abito da sera.

4- «Non voglio tornare a letto, ché tornare a letto significa avvicinarsi a un altro giorno che mi vuole vedere diversa. Me ne resto appiccicata alla finestra a guardare il mercato, fingendo di essere un cane scemo che non nemmeno come si chiama».
Questo corpo smagliato è l'unico che voglio. Ha preso la forma di tutti questi anni e va bene così.

5 – «Ci guardiamo per ore. Io mi annoio per ore. Altre volte non mi annoio, ma si annoia lei e comincia a piangere. Oppure prova disagio, quello che è. Io mica lo so. Non riesco mai a sapere cosa vuole. Non sapere cosa fare è la cosa più avvilente, ed è per questo che quando sono sola con lei ho paura. Uno spavento ancestrale come il battito cardiaco. Mi terrorizzano i suoi occhi supplichevoli, questa piena, totale, indiscussa fiducia che mi mette addosso. Stringermela sul petto, stringerla così tanto da schiacciarla e rimandarla dentro, mi pare tutto quello che posso fare. Ma per lei no, per lei non può bastare».
Rifacciamolo ora, ora che so cosa volevi. Se piangi ora non mi scoppierebbe più il cuore. Mi stavi solo parlando.

6- «E allora capisco che è questo, il nodo: quando una nube bianca di gioia e una nube nera di disperazione si incontrano al centro della madre, e la madre non sa che fare. Sa che ci deve passare dentro. La madre questa cosa la sa bene; ma è il come, che non sa. A imparare il come uno ci mette temo, che è sempre troppo lungo rispetto al tempo veloce che ti chiede una neonata».
Se sto facendo le cose che fanno le madri, le cose normali (una lavatrice e una pentola) penso a tutte le altre cose che potrei fare e che invece non sto facendo perché sono qui a fare le cose che fanno le madri. Penso al mio tempo. Se però sono dentro il mio tempo tu mi manchi e io conto i minuti che mi mancano per riprendere a fare le cose che fanno le madri.

7- «Tutti i figli prima o poi dicono Mamma se ne te vai io muoio, e la madre lo sa che è una bugia, ma lei ha bisogno di quella bugia, ché altrimenti che senso avrebbe trasformarsi in qualcun altro, cambiare quello che sei per diventare un essere che deve guidare un altro essere per farlo diventare un uomo o una donna? Una trasformazione così comporta una fatica sovraumana, significa camminare a tentoni, e cosa c'è di più spaventoso del camminare a tentoni? E che senso avrebbe questo spavento senza quella bugia? E quindi rimango con te, bimba, ché senza di me tu muori, ché senza di te io muoio. E dentro questa bugia tutte e due ci diciamo la verità».
Mi sono preparata al tuo ingresso all'asilo nido come se tu avessi superato le selezioni per entrare alla Nasa. Stai partendo su un razzo. La porta della navicella spaziale si chiude alle spalle e io piango: non ti rivedrò se non da vecchia, il necessario che ti servirà per esplorare l'universo.

Tutto normale, nulla di tutto questo è estremo e straordinario. E' solo normale, umano e animale.

© Riproduzione riservata