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Sky avverte Asia Argento: fuori da XFactor se ha commesso molestie

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bufera sull’accusatrice di weinstein

Sky avverte Asia Argento: fuori da XFactor se ha commesso molestie

«Se quanto scrive oggi il New York Times fosse confermato, questa vicenda sarebbe del tutto incompatibile con i principi etici e i valori di Sky e dunque - in pieno accordo con FremantleMedia - non potremmo che prenderne atto e interrompere la collaborazione con Asia Argento». Si chiude così la nota ufficiale di Sky a commento della bufera abbattutasi oggi sull’attrice che, da principale accusatrice di Harvey Weinstein nel sexgate di Hollywood, si ritrova accusata di molestie sessuali nei confronti di minorenne: il network televisivo non esclude la possibilità di rompere il contratto con la giurata dell’edizione 2018 di X Factor.

Talent show a rischio
«Sky Italia e FremantleMedia Italia», recita la nota, «hanno letto oggi con attenzione e stupore quanto pubblicato dal New York Times su Asia Argento. Va ribadito che Sky Italia e FremantleMedia non hanno scelto Asia Argento come giudice di XFactor Italia per il suo impegno nella campagna #Metoo né per le sue posizioni personali, bensì – come è sempre avvenuto per i giudici di XFactor Italia – per le sue competenze musicali e le sue capacità di gestire un ruolo televisivo in un programma di questo tipo. Competenze e capacità ampiamente confermate durante le puntate di audizioni, registrate nelle scorse settimane, come possono confermare le migliaia di persone che vi hanno assistito tra il pubblico». Dettaglio non di poco conto, quest’ultimo: anche in caso di estromissione della figlia d’arte di Dario Argento dal ruolo di giurata nella fase live del talent show canoro, il pubblico se la ritroverebbe comunque nelle puntate delle audizioni, in corso di montaggio.

Asia Argento e Jimmy Bennett sul set di «Ingannevole è il cuore più di ogni cosa»

L’«accordo» da 380mila euro
Il caso è controverso. La cineasta 42enne eroina del #MeToo, secondo il New York Times, si sarebbe recentemente accordata per risarcire un giovane attore pronto a denunciarla per un’aggressione sessuale risalente a quando lui aveva 17 anni. La Argento avrebbe pagato 380mila euro per fermare l’azione legale che voleva intentare Bennett, ora 22enne, proprio poco dopo aver detto lo scorso ottobre che il magnate del cinema Weinstein l’aveva stuprata. Particolare pulp non di poco conto: i due erano stati madre e figlia nel film Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2004), diretto dalla stessa Asia e tratto dall’omonimo romanzo del fantomatico J.T. Leroy. Bennett afferma di aver fatto sesso con l’Argento in un albergo della California nel 2013. L’età del consenso nello Stato americano è di 18 anni. L’avviso di azione legale affermava che l’incontro traumatizzò Bennett e danneggiò la sua carriera, secondo il New York Times. Il giornale ha riferito di aver ricevuto documenti giudiziari che includevano un selfie di Argento e Bennett a letto. Persone che hanno familiarità con il caso hanno affermato che i documenti sarebbero autentici, riporta il quotidiano.

Le reazioni dalla McGowan a Salvini
Anthony Bourdain, lo chef compagno di Asia Argento che si è tolto la vita a giugno scorso, stando alla ricostruzione del New York Times mentre pubblicamente aiutava la Argento nel suo ruolo di eroina del movimento #MeToo, in privato le dava sostegno nel «gestire» le minacce di azione legale pervenute da Bennett. La notizia suscita reazioni da un capo all’altro dell’oceano. Negli States Rose McGowan, altra vittima illustre di Weinstein e paladina del #MeToo, prende le distanze dalla collega italiana: «Ho il cuore spezzato e continuerò a battermi per difendere le vittime delle molestie». Tarana Burke, l’attivista del Bronx che nel 2006 creò l’espressione «me too» sottolinea: «La violenza sessuale è fatta di potere e privilegio. Questo non cambia se il responsabile è la vostra attrice preferita». Qui da noi si è fatto sentire il vicepremier con delega agli Interni Matteo Salvini: «Questa è la “signora” che mi insultava ogni due minuti, e mi ha dato del razzista e della m...a? Mamma mia che tristezza», ha scritto su Twitter l’inquilino del Viminale.

La legge del #MeToo è implacabile: dopo le accuse di molestie sessuali, sono saltate per aria le carriere di pezzi da 90 dell’establishment hollywoodiano, come Kevin Spacey e lo stesso Weinstein. Una specie di Nouvelle Vague puritana ha spazzato via i presunti «carnefici», prima ancora che sulle loro teste si abbattesse la scure della giustizia ordinaria. E oggi rischia di travolgere anche quelle che, fino a ieri, erano le vittime. Un finale così, solo a Hollywood potevano immaginarselo.

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