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«Lucky» emoziona con uno straordinario Harry Dean Stanton

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«Lucky» emoziona con uno straordinario Harry Dean Stanton

«Lucky», nelle sale il film di John Carroll Lynch
«Lucky», nelle sale il film di John Carroll Lynch

Harry Dean Stanton torna a vivere sul grande schermo: il grande attore americano è straordinario in Lucky, uno degli ultimi film che è riuscito a girare prima della morte, avvenuta circa un anno fa. Diretto da John Carroll Lynch, noto attore alla sua prima prova dietro la macchina da presa, Lucky segue le vicende di un novantenne, raccontando le attività che scandiscono la sua giornata e il suo rapporto con gli abitanti della cittadina di provincia in cui vive.
Il neoregista tratta temi esistenziali complessi con uno stile efficace: ai toni malinconici affianca l’ironia, sempre in maniera delicata, mai sopra le righe, realizzando una pellicola forte, capace di coinvolgere lo spettatore nella vicenda di un uomo che, forse per la prima volta nella vita, si trova a temere che la morte si stia avvicinando.

Se il ritmo è qua e là discontinuo, Lucky supplisce regalando diversi momenti emozionanti e proponendo dialoghi di notevole intensità: tra questi, in particolare, quelli che vedono protagonista David Lynch (il grande regista, qui nei panni di attore), ma anche gli scambi tra il protagonista e gli altri clienti del locale in cui trascorre le serate. Ma quello che rimane più impresso al termine della visione è Harry Dean Stanton, che, a 91 anni, è sempre al centro di un film totalmente basato sul suo personaggio: un'interpretazione caratterizzata da una gestualità ed espressività davvero notevoli a degna chiusura di una grande carriera.

Tra le novità in sala, una menzione anche per il nuovo lavoro del giapponese Sabu, Mr. Long. La storia ruota attorno a killer professionista, taciturno e abilissimo in cucina, inviato a Tokyo per una missione che però non riesce a portare a termine: Long si rifugia allora nella periferia degradata di una piccola città, dove incontra il piccolo Jun, figlio di una tossicodipendente. Potrebbe essere l’inizio di una nuova vita.

Sabu realizza con «Mr. Long» un film superiore rispetto ai suoi precedenti (tra cui Chasuke’s Journey, visto a Berlino nel 2015): il regista nipponico mostra una discreta padronanza stilistica e qualche notevole spunto visivo che colpisce in particolare nelle sequenze iniziali. L’avvio degno di nota fa ben sperare, ma il film prosegue in maniera altalenante, su traiettorie piuttosto prevedibili e non riesce a colpire nel segno come dovrebbe, anche a causa di una durata eccessiva che limita il coinvolgimento dello spettatore. Da segnalare senz’altro la buona prova dell’attore taiwanese Chen Chang nei panni del protagonista.

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