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Spike Lee a Venezia: «In Italia l’immigrazione è un alibi…

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l’intervista

Spike Lee a Venezia: «In Italia l’immigrazione è un alibi per coprire i problemi»

Spike Lee da sempre è stato un regista molto impegnato politicamente. Il suo “BlaKkKlansman”, che alla scorsa edizione del festival di Cannes ha vinto il Grand Prix speciale della Giuria e che sarà nelle sale italiane dal 27 settembre, racconta la storia del detective afroamericano Ron Stallworth di Colorado Spring, che si infiltra nel Ku Klux Klan fino a diventarne il capo.

Il Sole 24 Ore lo ha incontrato prima della lezione, organizzata da Mastercard, che vedrà Spike Lee affrontare il tema del futuro del cinema accanto a David Cronenberg, che quest’anno riceverà il Leone d’oro alla carriera, Susanna Nicchiarelli, Sandy Powell e Blanca Suárez.

Vestito con una delle sue famose mise da rapper, tuta nera, cappellino in testa, occhiali scuri con la montatura orlata di blu e di rosso, si rifiuta di bere un’acqua di marca tedesca e ne chiede una italiana. E poi interviene a gamba tesa sulla nostra politica.

«Una delle cose che spero si riescano a percepire del mio film “BlaKkKlansman”, è che la tematica del razzismo non riguarda solo l’America, ma anche l’Inghilterra con la Brexit e l’Italia. La gente usa gli immigrati come alibi. Imputiamo a questa gente la colpa del proliferare della delinquenza, della mancanza di lavoro, della perdita di identità culturale. È una tecnica di difesa: si sceglie qualcuno da usare come capro espiatorio. Così funziona in tutto il mondo. È quello che è accaduto nella Germania nazista contro gli ebrei».

Nel 2008 lei era in Italia per girare il film “Il miracolo di Sant’Anna” , ispirato all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, in cui si parla di noi come un popolo di resistenti contro il nazismo. Cosa è successo?
«È stato tanto tempo fa. Ma per essere onesto, anche sulla strage di Sant’Anna qualcuno diceva che il fascismo non era mai esistito. Ma è un fatto storico. La storia si ripete, è un fatto ciclico. La gente vuole parlare d’amore, non si batte per la verità. Ma ribadisco: l’immigrazione non è la ragione per cui avete problemi».

Cosa pensa della situazione nel suo Paese?
«La chiamo l’età dell’arancione. È orribile. Trump è un uomo che bada solo al denaro e non ha cuore».

Molti neri hanno votato per lui. Perché?
«I neri, come chiunque altro, non votano come gruppo. Il 95 per cento ha votato per l’arancione, il 5 per cento no. Io posso solo pregare per loro».

Quale sarà il prossimo film?
«Non ci penso ancora».

Sta viaggiando per promuovere BlaKkKlansman?
«Lo sto facendo da quando l’ho presentato a Cannes in maggio. L’ho promosso poi a Londra e adesso sono qui. Sono contento del modo in cui il film è stato accolto».

Che ne pensa della solidarietà che c’è nel film tra uomo bianco e uomo nero?
«Quell’uomo era un ebreo. In passato, la vicinanza tra la comunità ebraica e quella afroamericana era molto stretta. Se questo legame tornasse forte, sarebbe un bel movimento».

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