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«Vox Lux», l’epopea di una popstar nell’America degli…

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festival del cinema di venezia

«Vox Lux», l’epopea di una popstar nell’America degli anni 2000

Natalie Portman in «Vox Lux»
Natalie Portman in «Vox Lux»

Sono passati tre anni da quando Brady Corbet (attore americano classe 1988) aveva stupito tutti alla Mostra di Venezia con la sua opera prima da regista, «L'infanzia di un capo». Oggi in concorso è finalmente arrivata la sua seconda prova dietro la macchina da presa, «Vox Lux», con Natalie Portman e Jude Law.
Dopo una breve introduzione, il film si apre nel 1999 e si chiude nel 2017, seguendo la carriera di una popstar salita alla ribalta dopo essere rimasta ferita in un attentato terroristico nella sua scuola. Il rapporto con la sorella, il suo manager e l'America stessa cambieranno profondamente insieme a lei in questo lasso di tempo.

Scritto dallo stesso regista, «Vox Lux» è un'opera ambiziosissima, che prova a raccontare l'epopea di una cantante come possibile metafora degli Stati Uniti nel nuovo millennio, segnati dall'11 settembre e da un totale cambiamento identitario.
Attraverso uno stile personale e coraggioso, Corbet lavora sulle ellissi, concentrandosi su due momenti nel percorso della cantante: la genesi della sua carriera e un possibile secondo inizio che arriva dopo un momento difficile.
Gli spunti non mancano e ci sono diverse riflessioni importanti che rimangono impresse al termine della visione, ma il film è eccessivamente altalenante, tra momenti di buon cinema e altri decisamente incolori.
La pellicola, infatti, parte in quarta con una prima parte sconvolgente e capace di scuotere, mentre è col passare dei minuti che gli spunti si fanno sempre meno interessanti e la conclusione appare prolissa e poco pregnante.
Rimane comunque un prodotto da vedere, ma la sensazione è quella di essersi trovati davanti a un'occasione in buona parte sprecata.
Nel cast, oltre a Natalie Portman, sono presenti Jude Law e Stacy Martin: quest'ultima era già tra gli interpreti del precedente lungometraggio del regista.

Sempre sotto i riflettori della competizione principale ha trovato spazio «Acusada», film argentino firmato da Gonzalo Tobal.
Al centro della trama c'è Dolores, una ragazza accusata di aver ucciso la sua migliore amica durante una festa. Il processo va avanti, mentre la famiglia di Dolores sembra non riuscire più a reggere la pressione della situazione.
Modesto thriller giudiziario come se ne sono visti tanti altri, «Acusada» è un lungometraggio innocuo, che si dimentica molto presto al termine dei titoli di coda.
Tobal cerca di movimentare la situazione con alcune sequenze particolarmente dinamiche, ma il ritmo non si alza mai di livello e il coinvolgimento è davvero bassino.
Insufficiente anche la raffazzonata sequenza conclusiva.

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