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Gli scavi di Faragola risorgono dalle ceneri

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Archeologia

Gli scavi di Faragola risorgono dalle ceneri

«Faragola siamo noi». Recitava così l’accorato slogan che correva di bocca in bocca e rimbalzava sul web all’indomani del drammatico incendio che colpì esattamente un anno fa, nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017, il sito archeologico di Faragola, nei pressi di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia. Un evento che scosse tutta la comunità scientifica, con un’ampia risonanza sia a livello nazionale che internazionale.

L’incendio aveva distrutto le strutture di copertura realizzate in legno e materiali leggeri tra il 2009 e il 2017 per la musealizzazione del sito, inaugurato solo un anno prima, che avrebbe dovuto essere completata con il terzo lotto dei lavori. Inoltre, sono state danneggiati pavimentazioni e mosaici, purtroppo sottoposti ad altissime temperature.

Gli scavi di Faragola avevano portato all'attenzione dei tour operator organizzati il territorio del nord della Puglia, in grado di proporre finalmente un’offerta turistica di qualità in ambito artistico e archeologico, mettendo insieme altre realtà, come i marmi policromi custoditi nel museo civico-diocesano di Ascoli Satriano, il sito di Herdonia nella vicina Ordona, l’insediamento di Canne della Battaglia a Barletta, giusto per citarne alcuni, sebbene ancora non del tutto messi in rete. Una sconfitta, dunque, anche per le prospettive economiche del territorio.

L’incendio, su cui è ancora in corso l’indagine dei Carabinieri, è riuscito a distruggere ciò che non hanno fatto mille anni di storia. Lo scavo di Faragola iniziò nel 2003 ed è stato condotto fino al 2013 dall’Università degli Studi di Foggia sotto la direzione del prof. Giuliano Volpe, portando alla luce resti che testimoniano diverse fasi: sono state rinvenute strutture murarie di un villaggio indigeno dell’antica Daunia del IV-III sec. A.C., su cui si insediò una fattoria romana, divenuta successivamente una sontuosa residenza, con mosaici policromi, marmi e un’innovativa sala da pranzo estiva, la “cenatio” e una sala delle terme.

«All’indomani dell’incendio si è subito manifestata grande solidarietà e un lavoro di squadra tra le istituzioni – dichiara Volpe – la Regione aveva confermato il finanziamento destinato al Parco dei Dauni pari a 1.600.000 euro, di cui una parte sarebbe andata a Faragola, e al tempo stesso si attivò il Ministero per finanziare i lavori di copertura. Oggi, però, abbiamo bisogno di sapere che cosa sarà del sito, manca ancora una progettualità di ampio respiro. Ci vorranno molti anni e molte risorse da investire. Il mio timore è che col passare del tempo si perda la memoria intorno a Faragola. Ci vorrebbe maggiore attenzione, soprattutto dalla comunità locale».

Subito dopo l’incendio sono stati eliminati tutti i rottami, come confermato da Salvatore Patete, assistente restauratore della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, è stata bonificata l’aria interna ed è stata realizzata una copertura stabile di tutte le aree interessate dall’incendio per la messa in sicurezza dei manufatti artistici. «La prossima fase – aggiunge Patete – partirà a fine novembre, per durare circa un paio di mesi, per la rimozione degli elementi combusti e dei resti della copertura che sono a contatto dei manufatti e contestualmente lavorare al preconsolidamento delle tessere. Successivamente si passerà agli interventi di restauro. La speranza è quella di recuperare fino all'80%».

Sul web è in corso fino al 30 settembre l'iniziativa #savefaragola che promuove visite guidate in tutta Italia, per raccogliere fondi per la rinascita del sito archeologico.

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