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Alla Tate il realismo magico dell’arte «degenere»

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Alla Tate il realismo magico dell’arte «degenere»

Conrad Felixmüller, The Beggar of Prachatice, 1924
Conrad Felixmüller, The Beggar of Prachatice, 1924

L'arte giudicata “degenere” dai nazisti ha ancora il potere di scioccare: lo dimostra la rassegna “Magic Realism” a Tate Modern, che riunisce alcuni dei quadri della mostra “Entartete Kunst” del 1937 a Monaco.

La Tate si riappropria del termine “realismo magico” riportandolo nel suo contesto originale. Mentre negli ultimi anni è stato associato alla letteratura dell'America Latina, il termine era stato coniato nel 1925 dal critico tedesco Franz Roh per descrivere la transizione dall'arte espressionista a un realismo intenso, crudo e volutamente sconcertante.

Dopo la devastazione della prima guerra mondiale l'arte d'avanguardia tedesca ha puntato i riflettori sul peggio della natura umana: depravazione, violenza, avidità, perversione. In questo mondo di homo homini lupus non c'è spazio per alcuna tenerezza o nobiltà d'animo, non c'è barlume di luce che possa illuminare il futuro. Otto Dix, soldato sul fronte occidentale, era rientrato dalla guerra privo di illusioni e di speranza. Le sue immagini sembrano incubi ma sono ricordi contorti dal tempo di corpi impalati sul filo spinato e teschi con ancora la maschera a gas abbandonati ai vermi. George Grosz, artista ferocemente schierato contro la guerra, crea quadri che sembrano imbevuti del rosso del sangue o illuminati da una luce livida, dipingendo un mondo brutale popolato da figure patetiche o grottesche.

Le donne hanno un ruolo terribile in questi quadri: sono vittime di violenza sessuale o di follia omicida, oppure prostitute avide senza il cuore d'oro. Unica eccezione le immagini di Jeanne Mammen, una pittrice che mostra le donne di Weimar in una luce positiva, anche le prostitute sono ritratte come lavoratrici che sfruttano la loro nuova libertà di fumare in pubblico, tagliarsi i capelli corti e vivere come vogliono. Gli uomini non hanno un trattamento migliore: sono deboli o feroci, generali con la faccia paonazza e la pancia piena o soldati mandati al macello, pazzi omicidi o avidi sfruttatori, barboni disperati o banchieri senza scrupoli.

Gran parte delle 70 opere in questa mostra gratuita (cosa rara per la Tate) proviene dalla George Economou Collection, una raccolta privata che raramente viene esibita in pubblico. Ragione in più per fare questo salto all'indietro nella Repubblica di Weimar per ammirare un’arte che ancora adesso colpisce per la sua rabbiosa energia, il suo risoluto spirito di denuncia e il suo rifiuto di scendere a compromessi.
Magic Realism: Art in Weimar Germany 1919-1933, fino al 14 luglio 2019, Tate Modern, Londra, www.tate.org.uk

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