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Caro diario... La memoria collettiva attraverso…

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34° premio Pieve: gli otto finalisti

Caro diario... La memoria collettiva attraverso l’autobiografia

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Caro diario... È la prima forma spesso di narrazione, quella con cui la passione per la scrittura mette alla prova se stessa. È la più diffusa, ed anche la più antica. Attraverso i diari, i protagonisti della storia hanno perpetuato la memoria degli eventi. Protagonisti illustri, o anche in alcuni casi sconosciuti. Micro storie in grado però di far rimbalzare un incastro più complesso. Testi che dal 1984 vengono raccolti dall’Archivio pubblico di Pieve Santo Stefano: “Città del diario” è infatti l’indicazione che più ricorre nella sua topomastica ufficiale. Oggi questo archivio ideato e fondato da Saverio Tutino raccoglie o ltre 6.500 documenti autobiografici. Pezzo importante di questo progetto il premio che da 34 anni valorizza le migliori scritture biografiche.

Quest’anno la premiazione, in programma per domenica 16 settembre, sarà preceduta da un percorso, “la stagione degli anniversari”, finalizzato a ricordare l’'80° anniversario dall'entrata in vigore delle leggi razziali, il 75° dall'8 settembre 1943, il 100°dalla fine della Prima guerra mondiale, il 50° dal 1968: tre giorni di appuntamenti nel segno della memoria e delle lezioni che non dobbiamo dimenticare per capire il presente. Dall'Ottocento ai giorni nostri, dalla guerre alla malattia ecco gli otto diari in finali:

Luca Pellegrini, nato nel 1806 a Palmanova è un capitano della marina asburgica che gira il mondo in nave, scrittore virtuoso capace di raccontare un naufragio con la bravura dello sceneggiatore, uomo cosmopolita e illuminato che riflette sui pregi e i difetti del mondo islamico, a Smirne e Costantinopoli, e si scaglia contro la schiavitù e il razzismo degli europei in Sud America.

Al volgere del secolo, la testimonianza della giovane Clementina Ravegnani rammenta quanto è labile il confine tra benessere e sofferenza, descrivendo la propria vita spensierata nella provincia italiana di inizio ‘900, ai tempi della Belle Époque, vigilia della Prima guerra mondiale.

Guerra alla quale aderirà la famiglia di Giuseppe Lorenzo Mazza con l'entusiasmo comune a gran parte del popolo italiano, nelle radiose giornate del maggio 1915, e che sarà spazzato via dall'esperienza del fronte che coinvolgerà padre, madre e figlio fino al dramma della morte di quest'ultimo.

Un balzo di poco più di vent'anni e ancora l'inganno della guerra, la Seconda, che si rivela agli occhi del piccolo Aldo Bigalli, pisano. A dieci anni è avvolto dalla propaganda fascista e nonostante la tenera età scrive cronache mirabili del conflitto; disegna mappe, costruisce eserciti con tappi di sughero e fantastica sulle imprese belliche. Fin quando non è travolto dall'orrore del dopo armistizio, dei bombardamenti e dei nazisti in casa.

Un destino comune a quello di Luciano Sansoni, un ragazzo in età di leva all'indomani dell'8 settembre 1943, che rifiuta l'arruolamento per Salò e intraprende una fuga rocambolesca attraverso l'Italia occupata, vivendo la battaglia per la liberazione di Firenze.

Poco più di vent'anni dopo, Roberta Pedon attraversa invece un mondo completamente cambiato, in gran parte pacificato, dove i giovani viaggiano liberamente dall'Italia all'Inghilterra, da Londra all'India alla ricerca di nuove esperienze e conoscenze, sulla scia della rivoluzione generazionale sessantottina.

Una spensierata incoscienza che, negli anni novanta, ignora la giovane Chiara Melandri, che si aggrappa alla scrittura per impedire che le porte degli ospedali psichiatrici, delle comunità, delle case famiglia, si chiudano alle sue spalle. Una vita fragile, che si spezza a soli 33 anni, nel 2013.

Appena tre anni dopo, un ospite indesiderato irrompe nella vita di Cristina Bigazzi: la spiazzante diagnosi di un carcinoma segna l'inizio di una sfida fisica ed esistenziale dalla quale è uscita vincitrice nel giugno dello scorso anno.

Gli eventi precedenti
Venerdì 14 settembre la giornata è dedicata a un grande tema della memoria e dell'attualità come l'emigrazione, con la presentazione dei finalisti del terzo concorso DiMMi – Diari Multimediali Migranti, l'anteprima del volume Parole oltre le frontiere (Terre di mezzo, 2018) che racchiude le storie inedite raccolte grazie alle precedenti edizioni del concorso, il riconoscimento del Premio Tutino Giornalista 2018 a Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso per la graphic novel “Salvezza”, la performance artistica “DiMMi_feat_Art is stay”.

La giornata di sabato 15 settembre vedrà un’appendice dedicata al tema dell'emigrazione, in questo caso otto-novecentesca, con la presentazione in anteprima del volume Abasso di un firmamento sconosciuto (Il Mulino, 2018) curato da Amoreno Martellini, che sarà preceduta da un'altra anteprima editoriale, il volume Ridotta Isabelle (Terre di mezzo, 2018) nato dall'epistolario di Antionio Cocco vincitore del Premio Pieve 2017, e da un incontro sul tema “Rappresentanza e rappresentazioni” a cura di Patrizia Gabrielli. Nel pomeriggio quattro firme della letteratura contemporanea (Marco Balzano, Paolo Di Paolo, Marcello Fois, Sandra Petrignani) si confronteranno con studiosi e scrittori da sempre vicini alla realtà dell'Archivio (Pietro Clemente, Anna Iuso, Melania G. Mazzucco, Stefano Pivato) sui temi dell'autobiografismo. A sera andrà in scena Marco Baliani con lo spettacolo teatrale KOHLHAAS.

All’incontro di domenica sarà presente Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, per ritirare il “Premio Città del diario 2018” che l'Archivio ha voluto dedicare a lui, a Sami Modiano e a Liliana Segre in rappresentanza di tutte le vittime delle leggi razziali e dei testimoni sopravvissuti della Shoah.

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