Cultura

Il mio prossimo film con Binoche nel ruolo di madre

  • Abbonati
  • Accedi
hirokazu kore-eda dopo aver ricevuto la palma d’oro Al festival di cannes

Il mio prossimo film con Binoche nel ruolo di madre

Esce oggi nelle sale il commovente, Un affare di famiglia, film di Hirokazu Kore-eda, Palma d’oro alla scorsa edizione del Festival del cinema di Cannes, che racconta le deliziose peripezie dell’irregolare, ma solidale famiglia Shibata.

Il Sole 24 Ore ha cercato di capire perché la sua filmografia affonda così spesso le radici nelle dinamiche di famiglia.

«Un affare di famiglia» continua l’esplorazione del mondo dei bambini, così come avevano fatto «Father and son» (2013) e «Little sister» (2015), sottolineando l’idea che i legami emozionali sono più forti di quelli di sangue...

Mentre giravo «Father and son» ho cominciato a riflettere sul momento in cui mio padre ha realizzato di aver dato vita a questo importante legame di sangue. Quando è stato il mio turno di avere un figlio mi sono chiesto «sei diventato padre?». Mia moglie è sicuramente una madre. Ma custodire in grembo per nove mesi una creatura fa la differenza. Alcune persone soffrono perché non si identificano con l’identità materna, nonostante abbiano partorito; altre cercano di diventare madri pur non potendo avere figli. Credevo che sarebbe stato piuttosto complicato realizzare cinematograficamente un concetto tanto elaborato, ma alla fine l’ho reso in base a questo ragionamento: «Se non posso essere madre, cerco di diventarlo» e ho trasmesso questa riflessione, nata mentre giravo «Father and son», attraverso Andô Sakura, che sullo schermo è Noboyu, la madre putativa della famiglia Shibata in «Un affare di famiglia».

Spesso con garbo e ironia rimarca l’ossessione dei giapponesi per la formalità.

Penso di essere più critico che ironico.

A quale regista giapponese si sente in questo senso più vicino

Se parliamo di critica, mi viene in mente Oshima Nagisa

Quali sono gli aspetti positivi della cultura giapponese di oggi che, secondo la sua visione, derivano dalla tradizione che noi tutti ammiriamo?

Penso che la cultura giapponese abbia un passato e una storia ricchi e positivi, ma è un processo che non si è sviluppato solo in Giappone.
Qual è il suo prossimo progetto?

Simpatici ladruncoli

È uno studio sul tipo di esistenza che conduce un attore. Quando vive un ruolo, quando piange nella recitazione, quando ride, dove vanno a finire la sua identità e le sue sensazioni? È una sceneggiatura che ho iniziato a scrivere sulla base di questi semplici dubbi. Quindici anni fa iniziai a buttare giù un’opera teatrale di un solo atto, dal titolo «Cloak», ambientata nel camerino di un teatro, ma ho dovuto smettere a causa di mancanza di energie, purtroppo. Nel 2011, Juliet Binoche, con cui ho una forte amicizia, è venuta in visita in Giappone e, scambiando due chiacchiere, ha detto «facciamo un film insieme in futuro». Il progetto di «Cloak» è rimasto poi nel cassetto e quando è riemerso ho deciso di riscriverlo ambientandolo in Francia. Allora ho avuto l’idea di raccontare la storia di una madre e di una figlia che non è riuscita a diventare attrice.

Che cosa pensa delle ondate di migrazione che coinvolgono l’Europa e costringono le famiglie di migranti a separarsi?  Che tipo di società nascerà?

Non voglio rinunciare all’idea che la ricchezza si realizzi nella diversità, senza perdere di vista la generosità verso il prossimo.

© Riproduzione riservata