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I cerchi di una particella di Dio

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NOETIC di Sidi Larbi Cherkaoui

I cerchi di una particella di Dio


Possiamo reinventare un presente che non ci piace? E soprattutto: possiamo farlo con un linguaggio apparentemente effimero come la danza? Secondo Sidi Larbi Cherkaoui, il coreografo belga (di madre fiamminga e padre marocchino), appena insignito del Premio Europa Realtà Teatrali, che ha inaugurato lunedì sera al Teatro Regio il festival Torino Danza 2018, è possibile a patto di indirizzare il nostro sguardo e le nostre menti su princìpi differenti da quelli di cui ci serviamo abitualmente per decifrare la realtà. In termini pratici, Cherkaoui ha affidato ai versatili e bravi danzatori della GöteborgsOperans Danskompani due impegnative coreografie, Noetic del 2014 e Icon del 2016, che esprimono l’evoluzione di un ragionamento intorno all’umanità, ai suoi limiti e alle sue potenzialità rigenerative.
La prima prende spunto da una controversa teoria matematica, elaborata da Marko Rodin e avvalorata da Randy Powell, secondo la quale l’universo, la scienza, la natura, e forse anche Dio, possono spiegarsi a partire da un modello numerico a 9 cifre, il Vortex Based Mathematics, un modello curvilineo (per la precisione toroidale) e non lineare, che concerne lo spazio, il tempo, i flussi magnetici, le cellule degli organismi viventi (compreso il DNA); una vera e propria “particella di Dio”, che sarebbe in grado di sprigionare energia inesauribile e di spiegare il mistero dell’universo e della vita. Al di là delle premesse cervellotiche, tanto affascinanti quanto fantasiose, Cherkaoui si concentra soprattutto sull’idea del cerchio per costruire una seducente sinfonia di corpi e immagini. Diciannove danzatori uniformemente vestiti in bianco e nero, disegnano geometrie variabili, con movimenti slanciati e rotazioni che moltiplicano il principio di fondo, proprio come se tutto fosse frutto di un calcolo matematico. La solennità rituale della danza è amplificata dalle musiche originali di Szymon Brzóska, una partitura ricca di sfumature e contaminazioni tra Oriente e Occidente, che prevede l’utilizzo in scena di un flauto tradizionale e di percussioni giapponesi. Ma l’aspetto più spettacolare di Noetic è dato dall’utilizzo di sottili aste flessibili in carbonio – disegnate dallo scenografo Antony Gormley, che gli interpreti manovrano con estrema precisione, creando curve fluttuanti e cerchi, con i quali interagiscono in una sorta di rivisitazione vivente delle proporzioni leonardesche. Alla fine le aste si intersecheranno per creare un’enorme sfera armillare che domina la scena.
È proprio questo che Cherkaoui sembra pretendere dalla sua danza: la capacità di ridisegnare il mondo, dall’infinitesimamente piccolo ai massimi sistemi, predicando una sorta di neo umanesimo come rimedio alla deriva del contemporaneo. Il principio ritorna, seppure con una cifra diversa, più concreta e terrigna, in Icon, dove un certo sincretismo culturale e la dimensione rituale della danza sono ancor più evidenti. Tredici danzatori dell’Opera di Göteborg, insieme a cinque interpreti della compagnia Eastman, fondata dallo stesso Cherkaoui, abitano uno spazio desertico ricoperto per metà da uno strato di creta. I costumi chiari e leggeri identificano il gruppo come una comunità che condivide slanci e sofferenze, momenti rituali di aggregazione festosa e straniate visualizzazioni gestuali di enunciati filosofici sull’identità, il sacro, la storia e l’immaginazione. Sullo sfondo, un velatino lascia intravedere il gruppo interetnico di musicisti, che ha il difficile compito di eseguire una complessa partitura di suoni, canti e musiche, dalle tradizioni siciliana e abruzzese a quella giapponese delle Isole Amami, da un canto in lingua albanese proveniente dalla Calabria a ballate e composizioni del XIII e XIV secolo.
Alternando sinuose carole ad assoli sciolti ed energici, viene sottolineato l’atto di impastare e modellare la creta. Interagendo con la materia cangiante, condividendone il peso e la fragilità, gli interpreti ci invitano a riflettere sulla natura effimera degli idoli e sulla necessità di modellarne di nuovi in sintonia con le nostre identità mutanti, che necessitano a loro volta di ripensamenti a partire dal patrimonio di gesti e saperi sedimentati dalla notte dei tempi.

Noetic e Icon

di Sidi Larbi Cherkaoui

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