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Il Renzo Piano «costruttore» alla Royal Academy

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Il Renzo Piano «costruttore» alla Royal Academy

Lo Shard di Renzo Piano si vede da ogni angolo di Londra, una immensa scheggia di vetro che svetta verso il cielo e rispecchia nuvole e raggi di sole. Un grattacielo dalla forma essenziale e dalle dimensioni ambiziose, come a riflettere la grandezza della capitale che lo ospita e che adesso sarebbe inimmaginabile senza questo edificio. Ora Londra rende omaggio alla lunga carriera dell'architetto italiano con una retrospettiva alla Royal Academy, che apre questo fine settimana.
Lo Shard è uno dei 16 progetti selezionati per la mostra “Renzo Piano: the art of making buildings”, scelti da lui per rappresentare i momenti più interessanti del suo percorso artistico dagli anni Sessanta a oggi. I progetti – disegni, appunti, schizzi, plastici, modellini, foto, lettere e documenti – sono sistemati ognuno su un tavolo, con intorno quattro sedie.

L'intenzione, ha spiegato lo stesso Piano all'inaugurazione della mostra, è di creare uno spazio che sembri uno studio di architetto e di incoraggiare i visitatori a sedersi intorno a un tavolo e avviare un dialogo sul progetto. E' una mostra che spiega ogni passo del percorso di progettazione e invita a studiare attentamente ogni dettaglio, mirata a chi ha la stessa passione per l'architettura e per i materiali che ancora chiaramente anima il senatore a vita.

“Mi piace molto essere chiamato costruttore, - ha detto Piano alla Royal Academy. – Mi piace soprattutto costruire edifici pubblici, lavorare per la gente. Gli architetti non cambiano il mondo, il mondo cambia da solo e noi riflettiamo questi cambiamenti con l'aiuto dei materiali e della tecnologia.”
Uno dei tavoli è dedicato al Pompidou Centre, il progetto realizzato con Richard Rogers nel 1977 che li aveva resi famosi. “Una navicella spaziale atterrata nel centro di Parigi”, la definisce Piano, una struttura innovativa e allora radicale che ha trasformato la capitale francese e influenzato una generazione di architetti e che ancora oggi fa discutere.

Tra i progetti scelti edifici realizzati in angoli diversi del mondo, dal nuovo Whitney Museum di New York all'aeroporto di Kansai in Giappone, lungo 1,7 chilometri, dall'Auditorium del palazzo della Musica a Roma al centro culturale Tjibaou in Nuova Caledonia fino all'Academy Museum of Motion Pictures a Los Angeles, che aprirà nel 2019.
La sala centrale è dedicata a un'isola immaginaria, una “Pianopoli”, un grande plastico che contiene oltre cento progetti di Piano in scala, sia quelli costruiti che quelli mai realizzati. Un colpo d'occhio sulla varietà, complessità e ampiezza della sua visione artistica.
All'inaugurazione Piano ha voluto anche parlare del suo prossimo progetto, il nuovo ponte per Genova, la sua città. “E' stata un'estate di dolore e di morte, i ponti non dovrebbero mai crollare, - ha detto. – Sono un simbolo di collegamento, di congiunzione e di legame, sia reale che metaforico, importante soprattutto ora che si alzano muri per tenere fuori gli altri. Come architetto voglio vedere più ponti e meno muri. Spero che il nuovo ponte di Genova sia un simbolo di cooperazione, di rinnovamento e di speranza per il futuro.”
Renzo Piano: The Art of Making Buildings
15 settembre 2018 – 20 gennaio 2019
Royal Academy, Londra
www.royalacademy.org.uk

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