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Rosso e nero per vampiri

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Rosso e nero per vampiri

Nel mondo balcanico, in Serbia nel caso specifico, quando si parla di Vurdalak s'intende il vampiro inteso come rosso. Un essere che sarebbe contrapposto (e unito) al nero.

Per carità, non è il caso di soffermarci dettagliatamente sulle differenze tra i due, anche perché ne parliamo in occasione della riapparizione in libreria di un racconto che spiega appunto le caratteristiche della coppia vampiro-rosso e vampiro-nero. Si tratta de “La famiglia del Vurdalak” di Aleksej Konstantinovič Tolstoj (1817-1875), cugino di secondo grado del grande Lev (l'autore di “Guerra e pace”), il quale era a sua volta scrittore e drammaturgo.

I fascinoso e inquietante libretto ritorna, nella traduzione di Anna Zanetello, grazie all'editore Elliot di Roma (pp. 46, euro 7,50). Un'operina che ha una storia e una fortuna a sé: innanzitutto è stata la fonte di un episodio del film di Mario Bava, risalente al 1963, “I tre volti della paura”; quest'ultimo circolò in lingua inglese come “Black Sabbath”. A tale versione si sono ispirati anche dei complessi musicali; comunque ne hanno ricavato idee, senza dimenticare il racconto di Tolstoj, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino nel film “Dal tramonto all'alba”.

Il racconto ricordato si svolge in un villaggio di contadini serbi, minacciato da un vampiro nero, il quale altri non è che il brigante turco Alibek. Gorcha, il patriarca della famiglia della vicenda narrata da Tolstoj, decide di unirsi ad altri uomini della comunità per dargli la caccia.

Prima di allontanarsi dai suoi, però, chiama i figli e raccomanda loro che, se dovesse ritornare a casa dopo dieci giorni, di non accoglierlo. Anzi, ordina di trafiggerlo con un paletto di betulla perché, trascorso un tale lasso di tempo, egli non sarebbe altro che un Vurdalak, ovvero un vampiro rosso tornato a succhiare il sangue dei familiari e a diffondere, così facendo, l'epidemia del vampirismo. E una simile sciagura avrebbe la sua causa proprio nei demoni turchi, che sono appunto dei vampiri neri.

Non è il caso di rivelare tutta la trama del racconto, anche perché i dati essenziali ormai sono stati scritti. Aggiungiamo soltanto che questa storia è raccontata, nella finzione del Tolstoj minore, da un diplomatico dongiovanni, nel castello di una ricca principessa. Tra passeggiate, banchetti e tocchi d'eleganza, nei giorni che seguono il Congresso di Vienna, chiuso nel 1815, questa storia prende forma. Le sue radici sono profonde. Pensate che le prime tracce di vampirismo si trovano anche nella civiltà mesopotamica, oltre che in quella greca e romana. Ma la storia sarebbe troppo lunga anche da riassumere. Ora accontentiamoci di quel che narra Tolstoj e di notare che per noi contemporanei i vampiri rossi sono le tasse elevate. E tutte quelle iniziative che cercano di succhiarci i soldi.

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