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«Trono di spade» spa: ecco quanti soldi muove la serie Tv dei…

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aspettando l’ottava stagione

«Trono di spade» spa: ecco quanti soldi muove la serie Tv dei record

«L’estate sta finendo e un anno se ne va», cantavano i Righeira. «Tornerà un altro inverno», auspicava Bruno Martino. La bella stagione si chiude sabato 22 settembre, di mezzo c’è l’autunno ma lo slogan che coglie meglio di tutti lo spirito dei tempi è: «Winter is coming», l’inverno sta arrivando. E nel senso del Grande Inverno: parte il conto alla rovescia per l’ottava, attesissima stagione conclusiva de Il Trono di Spade, la serie Tv di maggior successo di sempre. Vi siete mai chiesti quanti soldi muove? Quanto costa? E quanto ha messo su George R. R. Martin, il romanziere che l’ha ispirata? Proviamo a rispondere.

Un blockbuster per il piccolo schermo
Se stessimo parlando di cinema, il termine perfetto da usare sarebbe blockbuster. La serie fantasy del network americano Hbo non sarà cinema nel senso tradizionale del termine ma, se si ragiona di sforzo produttivo, capacità di intercettare il pubblico, riconoscimenti alti e bassi raccolti e indotto, ci si mette poco a capire che il piccolo schermo le sta davvero stretto. L’ottava stagione andrà in onda nella prima metà del 2019 e, in Italia, verrà trasmessa da Sky e Now Tv. All’ultima cerimonia degli Emmy, gli oscar della televisione a stelle e strisce, Game of Thrones si è aggiudicato il premio per la miglior serie drammatica più quello per il miglior attore non protagonista, andato a Peter Dinklage, al terzo riconoscimento personale da quando ha vestito i panni di Tyrion Lannister. Dal 2011, anno della prima stagione, la serie ha infilato 47 statuette su 128 candidature complessive. Qualcosa di impressionante, come l’uccisione dell’ammaliante Ros da parte del folle Joffrey.

Peter Dinklage posa con l’Emmy 2018 come migliore attore non protagonista

Ricavi annui e accordi di licensing
Impressionante è anche quella che a Hollywood viene definita l’exploitation, ossia lo sfruttamento in termini commerciali della serie. Game of Thrones viene venduta in qualcosa come 173 Paesi del mondo. Sui ricavi di ogni stagione le versioni divergono: il New York Times parla di oltre un miliardo di dollari, mentre Showtime si teneva su una più prudenziale soglia di 692 milioni. E non dalla sola trasmissione dell’opera arrivano i denari: i detentori dei diritti hanno infatti sottoscritto 60 differenti accordi di licensing per la vendita di merchandising legato al Trono di Spade. Magliette, cappellini, il videogioco ufficiale prodotto dalla Telltale Games, action figures e giochi da tavolo possono essere ormai considerati prodotti maturi. Oggi si guarda anche al beverage: in perfetta coerenza con le atmosfere nordiche e medievaleggianti delle gesta degli Stark e dei Bolton, sono state lanciati la birra e il whisky di Game of Thrones. In alto calici e fatturati!

Il budget di ogni puntata
Sempre a Hollywood, la vecchia scuola dello studio system seguiva un principio: se vuoi incassare, devi investire sullo spettacolo. Si può dire che, a proposito del Trono di Spade, la Hbo abbia seguito la lezione alla lettera: le puntate della serie costano in media 6 milioni l’una ma, quando occorre allestire scene madri di quelle che rimarranno a lungo impresse nella memoria degli spettatori tra incendi e battaglie a colpi di effetti speciali, si può salire anche a quota 8 milioni. Ci sono costi organizzativi: la Bbc, per esempio, stimava in 150 milioni di sterline a stagione l’impatto del Trono di Spade sul tessuto economico dell’Irlanda del Nord, tra alberghi, ristorazione e servizi destinati alla troupe. Una parte consistente degli investimenti serve a pagare i nomi di punta del cast: secondo Variety, infatti, i riconoscibilissimi Emilia Clarke, Kit Harrington, Lena Headey e Nikolaj Coster-Waldau oltre allo stesso Dinklage viaggiano ormai su cachet da 500mila dollari a singolo episodio.

George R.R. Martin con l’Emmy 2018 per la miglior serie drammatica

Martin, un «Trono» da 65 milioni
Eppure questi signori oggi sarebbero probabilmente a fare altro, se non fosse per George R. R. Martin, scrittore fantasy americano che, a partire dal 1996, ha pubblicato i romanzi del ciclo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco dai quali è stata tratta la serie. Martin, autore del soggetto, ha di recente dichiarato che avrebbe volentieri tirato avanti il Trono di Spade per altre cinque stagioni, piuttosto che licenziare l’ultima nel 2019. C’è da comprenderlo: l’immane lotta in costume tra il bene e il male gli ha fatto accumulare finora un patrimonio stimato sui 65 milioni di dollari. Gruzzoletto niente male, se consideriamo che ogni anno si accresce di circa 15 milioni, tra attività editoriali, proventi da collaborazioni varie e diritto d’autore. Ma può stare tranquillo: sono allo studio cinque diversi prequel delle vicende ambientate a Westeros e dintorni. La pacchia, ad Approdo del Re, è tutt’altro che finita.

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