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Alla Estorick Collection l’arte figurativa italiana dal 1920 al 1945

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Alla Estorick Collection l’arte figurativa italiana dal 1920 al 1945

Renato Guttuso, Ritratto di Mimise 1938
Renato Guttuso, Ritratto di Mimise 1938

Ci sono diversi tipi di collezionista: i connoisseur freddi, che apprezzano la qualità dell'opera d'arte; gli investitori, che acquistano nella speranza di un guadagno futuro; gli esteti, che amano circondarsi di cose belle: gli amanti dell'arte, che comprano per pura passione.

Giuseppe Iannaccone fa parte di quest'ultima categoria. L'avvocato italiano nei primi anni Novanta ha iniziato a collezionare opere di artisti italiani dagli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, puntando sull'arte figurativa di un periodo intenso e tormentato della nostra storia per esplorare come diversi artisti abbiano reagito contrapponendo bellezza, umanità e arte alle forze del nazionalismo e del totalitarismo e sublimando la realtà con i loro quadri intrisi di poesia.

La collezione, diventata una delle più importanti in Italia, comprende opere degli artisti più significativi dell'epoca, da Ottone Rosai a Fausto Pirandello, da Renato Guttuso a Filippo de Pisis, e spazia le diverse scuole di quegli anni, dalla romana Scuola di via Cavour con Mario Mafai, Antonietta Raphael e Scipione alla milanese Corrente con Renato Birolli, Emilio Vedova e Aligi Sassu alla Sei di Torino con Nicola Galante, Carlo Levi e Gigi Chessa.

Cinquanta opere-chiave della collezione Iannaccone sono ora in mostra a Londra per la prima volta alla Estorick Collection per far scoprire anche a un pubblico inglese un periodo della storia dell'arte italiana poco conosciuto all'estero.

“Io colleziono poeti,” afferma Iannaccone, e il fil rouge della collezione è l'espressionismo dei quadri e la loro carica emotiva. Sono opere figurative che però non si limitano a rappresentare la realtà ma la trascendono e la arricchiscono, esprimendo un'emozione o raccontando una storia.

Il critico Libero de Libero scrisse di Mafai che “tutto è così vero nei suoi quadri che diventano fantastici, immaginari e poetici, ma non nel senso di nostalgici o sentimentali. Sono poesie dipinte.” Il suo “Tramonto sul Tevere” del 1929 è al tempo stesso un paesaggio vero e immediatamente riconoscibile e una visione onirica di grande bellezza.

I quadri in mostra di Scipione fanno pensare alla traiettoria artistica ascendente che avrebbe seguito se non fosse morto così giovane nel 1933. La sua “Natura morta con piuma” del 1929 è un armonico e gioioso inno alla vita, saturo di colore, con uno scherzoso assemblaggio di oggetti femminili e nel bel mezzo due limoni che rappresentano due seni. In contrasto, l'autoritratto del 1930 è cupo nei colori e nell'aspetto, come un presentimento della fine.

“La lettera” di Pirandello del 1929 è un capolavoro essenziale che con pochi, semplici oggetti e l'uso di impasto comunica un senso di ansia. L'artista aveva ricevuto a Parigi una missiva del padre Luigi che lo sgridava per la sua fuga in Francia e il suo disfattismo.

Hanno una presenza di rilievo i quadri di Birolli, con un uso espressionista del colore, paesaggi cittadini di una Milano scintillante e magica, vera ma anche reinventata dall'immaginazione dell'artista. Secondo Iannaccone Birolli “riesce sempre a cogliere la realtà attraverso la lente d'ingrandimento della poesia.”
A New Figurative Art 1920-1945 – Works from the Giuseppe Iannaccone Collection, 26 settembre-23 dicembre 2018, Estorick Collection of Modern Italian Art, www.estorickcollection.com

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