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«Girl», toccante ritratto di una ballerina transgender

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cinema

«Girl», toccante ritratto di una ballerina transgender

Ha vinto il premio per la miglior opera prima all'ultimo Festival di Cannes e ora è uno dei grandi protagonisti del weekend in sala: «Girl», esordio del regista belga Lukas Dhont, arriva nei nostri cinema ed è il film da non perdere della settimana.
Presentato a Cannes all'interno della sezione Un Certain Regard, «Girl» ha come protagonista Lara, quindicenne con il sogno di diventare una ballerina di successo. La giovane, però, ha di fronte a sé una grossa difficoltà: nata nel corpo di un uomo, vuole bruciare le tappe per riappropriarsi della sua identità e poter realizzare il suo grande desiderio.
Tra gli esordi visti quest'anno sul grande schermo, quello di Dhont (classe 1991) si distingue nettamente sia per come affronta una tematica complessa sia per una regia che, macchina da presa alla mano, ritrae da vicino, e sempre efficacemente, la protagonista.

Il giovane regista riesce a rendere sullo schermo con grande forza, e un pizzico di spregiudicatezza, la sensazione di chi è prigioniero di un corpo che non sente suo ed è impaziente di completare quel percorso di cambiamento che è l'unica via d'uscita per la propria realizzazione.
Resta qualcosa da affinare sul versante della messinscena, ma un'opera prima così potente e interessante si vede molto di rado e la prova del debuttante protagonista Victor Polster è da pelle d'oca.
Non è un esordiente invece Spike Lee, che torna nelle nostre sale con «BlacKkKlansman», pellicola che, sempre a Cannes, ha ottenuto il prestigioso Grand Prix della Giuria.
Nel Colorado degli anni '70, Ron Stallworth, un giovane detective afroamericano, entra nel Dipartimento di polizia locale, desideroso di mettersi in luce lavorando sotto copertura. Condurrà un'operazione contro un gruppo che si rifà alle idee del Ku Klux Klan, proponendosi come nuovo membro. Non potendosi esporre per il colore della pelle, riesce a far infiltrare nell'organizzazione un suo collega, alter-ego, bianco.
Nonostante la trama faccia riferimento al passato, «BlacKkKlansman» è un film che guarda al presente, viste le continue frecciatine all'attuale amministrazione americana di Donald Trump e i messaggi politici che, esplicitamente, vogliono far ragionare sugli Stati Uniti di oggi. La dimostrazione proviene anche dalle immagini di repertorio finali, inerenti a fatti avvenuti negli ultimi tempi, che anticipano l'inquadratura di una bandiera a stelle e strisce rovesciata, chiaro simbolo della volontà di denuncia con cui Spike Lee ha scelto di girare questo film.
«BlacKkKlansman» omaggia il genere della blaxploitation (film a basso costo degli anni Settanta con protagonisti personaggi americani), offrendo anche alcuni momenti di pura comicità per sdrammatizzare i duri temi di fondo.
Peccato che la sceneggiatura non sia sempre all'altezza dei messaggi proposti, a causa di diversi dialoghi scritti grossolanamente e di alcune sequenze che funzionano decisamente meno bene di altre. Resta comunque un prodotto da vedere per i contenuti messi in campo, ma da Spike Lee si poteva sperare in qualcosa di ancor più incisivo.

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