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Resistenza intessuta di passioni

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Luciana Castellina

Resistenza intessuta di passioni


Poeta e militante. Nâzım Hikmet  (Salonicco, 1902 - Mosca, 1963)
Poeta e militante. Nâzım Hikmet (Salonicco, 1902 - Mosca, 1963)

C’è un filo rosso che unisce la vicenda del poeta  Nâzım Hikmet, e i versi che illuminano il suo amore per la Turchia, agli eroici guerriglieri che lottano a Creta nel secondo dopoguerra, ai comunisti americani che sfidano le leggi maccartiste e si battono per la conquista dei diritti civili, contro l’apertheid dei neri.

È un filo che, oltre al colore politico comune dei protagonisti di queste storie, riguarda l’identificazione della propria esistenza con gli ideali per i quali ci si batte. Di più: è l’impossibilità di vivere rinunciando ai valori in cui si crede. Luciana Castellina lo racconta con grande intensità in Amori comunisti (Nottetempo), un libro di memoria e di passioni, ma anche un manifesto politico sulla difesa della democrazia e sulla Resistenza, in cui il lettore è portato in un’altra epoca, e non è solo questione di tempo. C’è la forza dei personaggi, la stra-ordinarietà delle loro esperienze, la capacità di rimanere uniti e non cedere a una sorte avversa.

«Per chi si fa coinvolgere dalla Storia fino in fondo, la vita privata e quella pubblica sono così strettamente intrecciate che a volte si scambiano e si confondono», scrive nel Prologo l’autrice, che da militante e giornalista ha conosciuto direttamente le persone di cui narra, raccogliendone diretta testimonianza. La storia di Münevver Andaç e  Nâzim Hikmet si dipana nella tormentata Turchia del primo Novecento.

Quello che sarà uno dei poeti più amati e celebrati del mondo sente presto la cappa asfissiante del nazionalismo e la rifiuta, diventando un nemico della Repubblica Turca: verrà incarcerato decine di volte, spesso con pretesti insignificanti, passando la vita a sfuggire ai militari e nel frattempo scrivendo e rivendicando un destino diverso per il popolo turco. Amando, anche, le tante donne che subiscono il suo fascino, ammaliate dall’uomo e dal personaggio. Münevver, la madre di suo figlio Mehmet - compagna di fughe, clandestinità, separazioni forzate - su tutte.

Lo stesso impeto, su uno scenario diverso e tragico, con decimazioni e persecuzioni feroci, guida Nikos Kokovlìs e Arghirò Polichronaki a Creta. Si incontrano, entrambi “compagni”, sulle montagne nel 1948 in piena guerra civile (la cui memoria è oggi sbiadita) e già allora scocca una scintilla. Ma solo nel 1963 a Taskent, in Unione Sovietica, potranno vivere davvero come una coppia. Nel mezzo, ricostruisce Castellina, c’è la lotta, la Resistenza durissima , mentre attorno a loro cadevano o venivano arrestati uno dopo l’altro decine di guerriglieri.

Interessante ed esemplare di come funzionavano le cose in quella stagione il racconto del passaggio in Italia degli ultimi sei clandestini (inclusi Nikos e Arghirò) che riescono a eludere le maglie della sicurezza e approdano a Otranto, accolti dai compagni italiani. I quali, in realtà, non aspettavano “questi greci”, ma - una volta ottenute le informazioni e rassicuratisi sull’autenticità del loro resoconto - si prodigano e li aiutano a raggiungere l’Est.

Con Sylvia Berman e Robert Thompson si va dall’altra parte dell’Atlantico, negli Stati Uniti d’America. Le storie sulla segregazione razziale, sul periodo maccartista, sul buio del Ku Klux Klan forse si conoscono tristemente di più, anche grazie a un presidente afroamericano che mai si sarebbe creduto potesse arrivare alla Casa Bianca, proprio perché solo 70 anni prima ci si doveva nascondere per spendersi a favore dei diritti dei niggers (allora, sottolinea l’autrice, non si diceva blacks).

Resta una testimonianza preziosa, offerta come le altre senza retorica, che restituisce il clima di quegli anni. E, oggi, c’è da rimanere vigili.

Amori comunisti

Luciana Castellina

Nottetempo, Roma, pagg. 266, € 16. L’autrice presenterà il libro con Silvia Neonato domenica 30 settembre
a Genova, a Book pride, alle 17
nella Sala Storia Patria

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