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La colonna sonora dell’universo

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La colonna sonora dell’universo



Autoritratto Dipinto. di  Lavinia Fontana, nell’ambito della mostra «Da Raffaello  a Canova, da Valadier a Balla. L'arte in cento capolavori dell'Accademia Nazionale di San Luca»  che chiude oggi a Perugia
Autoritratto Dipinto. di Lavinia Fontana, nell’ambito della mostra «Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L'arte in cento capolavori dell'Accademia Nazionale di San Luca» che chiude oggi a Perugia

C’era una volta il giovane Adalberto Giazotto, scienziato errabondo con base a Pisa. Fin da piccolo era stato affascinato dall’elettricità, dalle antenne e dalla ricezione di segnali. A nove anni già costruiva radio e trasmettitori. Da grande si mise a collezionare cristalli. Possedeva una tormalina formatasi un miliardo e settecento milioni di anni fa, un intervallo disumano se si pensa al periodo trascorso dalle prime tracce dei nostri progenitori sulla terra.

Giazotto studiò fisica ed ebbe grandi maestri come Edoardo Amaldi. Fu colpito dall’eleganza formale della teoria della relatività ma anche dall’ipotesi di Einstein che i cataclismi cosmici avessero emesso onde gravitazionali. Non si trattava di tracce del passato facili da individuare come i suoi cristalli. Era necessaria un’antenna ricevente ben più sensibile di quelle che costruiva a dieci anni.

Andrea Parlangeli, fisico e giornalista, è riuscito a raccogliere la testimonianza di questa caccia trentennale alle onde gravitazionali. Parlangeli, con grande maestria e una scrittura limpida, ci tiene col fiato sospeso fino ai due successi finali. Giazotto ha potuto gioirne prima del 16 novembre 2017, quando ci ha lasciato. È ritornato tra le musiche degli spazi siderali, forse simili a quelle di Beethoven che tanto aveva amato.

Il primo successo è la cattura delle onde gravitazionali emesse dallo scontro di due buchi neri, due grandi lenti che piegano i raggi di luce, la forma più compatta di energia in tutto l’universo. Dopo lo scontro i buchi neri si fondono come due gocce d’acqua. Due gocce corrispondenti ciascuna a trenta e trentacinque masse solari producono una mega-goccia di sessantadue masse solari. La somma non fa il totale: il resto della massa si disperde nell’universo sotto forma di onde gravitazionali.

Il secondo successo è del 17 agosto 2017 quando Giazotto cattura i segnali inviati da due stelle giganti che terminano la loro vita con un’esplosione chiamata «kilonova». La kilonova catturata da Giazotto e dai suoi collaboratori ha prodotto un’enorme massa composta, tra l’altro, di elementi pesanti tra cui platino, oro e uranio. Chi indossa un gioiello d’oro ha su di sé la testimonianza di un’esplosione di qualche miliardo d’anni fa. Giazotto ci ha fornito una nuova dimostrazione dell’espansione continua dell’universo. Le onde gravitazionali intercettate confermano le misure ottiche ottenute grazie a telescopi potentissimi. Sono due modi diversi per capire un universo che continua a «spacchettarsi» separando e allontanando sempre più le sue parti.

Tradurre con «spacchettamento» il più versatile termine inglese «unbundling» rende l’idea dell’aprirsi di un pacchetto in precedenza chiuso e compatto, ma non quella di «separazione» e «scorporamento». Unbundling è un costrutto teorico che è stato recentemente applicato in diversi campi.

L’economista Richard Baldwin, dottore di ricerca al MIT di Boston con Paul Krugman e ora alla Graduate School di Ginevra, ha proposto una teoria della globalizzazione fondata sul concetto di «spacchettamento» (cfr. NBER, n° 17716, in rete). Baldwin racconta come, prima della nascita dell’agricoltura, i modi di procurarsi il cibo e di sopravvivere erano impacchettati insieme. Poi il cibo comincia a viaggiare per conto suo e, con il «primo spacchettamento», la produzione si separa dal consumo. Il processo non si ferma e abbiamo un «secondo spacchettamento» che sposta intere produzioni a livello globale sulla base dei costi relativi.

Oggi è in corso un «terzo spacchettamento» perché l’uso del sistema computer+rete fa sì che le cose si allontanino e si muovano sempre più in fretta: idee, beni e persone.

La nozione di «spacchettamento» può essere applicata anche all’impatto che le nuove tecnologie hanno sulla mente. Questa un tempo viaggiava strettamente collegata al cervello delle singole persone. Ora non più. Grazie all’interazione con il sistema computer+rete, la mente umana si «spacchetta» e viaggia fuori dal cervello, con grandi vantaggi ma anche con qualche inconveniente. Il vantaggio è la trasmissione istantanea e la condivisione delle informazioni e delle idee. L’inconveniente è la tendenza a tenere i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Solo la capacità di pensiero critico può soccorrerci, filtrando con cautela i segnali mandati dagli spazi siderali della rete.

Per esempio, Takuya Sawaoka e Benoit Monin, due ricercatori dell’università di Stanford, hanno dimostrato che la critica, quando si trasforma per contagio in calunnia collettiva, è meno efficace. Viceversa, chi prende per buono ogni segnale può arrivare a credere cose che poco hanno a che fare con la realtà. Un recente studio di Bobby Duffy, direttore del Policy Institute del King’s College di Londra, ha misurato lo scarto chiedendo, per esempio, alle persone: «quanti musulmani ci sono in Italia? quante persone tra i 20 e i 79 anni hanno il diabete? Risposta media: 20% e 35% (realtà: 3,7% e 5%). La risposta degli italiani è la media tra una forte sopravvalutazione da parte dei più e le giuste conoscenze di pochi. Si tratta di meccanismi mentali di cui i più non sono consapevoli.

Sembra un paradosso, data la distanza cosmica nello spazio e nel tempo, ma la nascita e lo spacchettamento dell’universo sono più conosciuti dei rapporti tra cervello, coscienza ed espansione della mente in rete. Grazie a Giazotto la musica del primo non è più nascosta, mentre le cacofonie prodotte dalla continua fusione delle menti nelle reti risuonano a nostra insaputa.

La musica nascosta dell’universo. La mia vita a caccia delle onde gravitazionali, Adalberto Giazotto, a cura di Andrea Parlangeli, Einaudi, Torino, pagg. 112, € 15

The Paradox of Viral Outrage ,Takuya Sawaoka, Benoit Monin Psychological Science, settembre 2018

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