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Addio a Charles Aznavour, «chansonnier» cittadino del mondo

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AVEVA 94 ANNI

Addio a Charles Aznavour, «chansonnier» cittadino del mondo

Vero citoyen du monde, ha inventato il variété e portato la cultura popolare francese nel mondo, componendo, interpretando e cantando oltre millequattrocento chansons in francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco e naturalmente in armeno. Ha cantato, con grande sentimento e passione filologica, anche in dialetto napoletano. Charles Aznavour, il cui nome alla nascita fu Shahnourh Varinag Aznavourian, è morto questa mattina a Parigi, la città in cui nacque nella primavera del 1922, la più calda del secolo nella capitale francese.
Il nome con cui lo abbiamo conosciuto gli fu donato dalla suora che fece da levatrice alla madre Knar. Shahnourh Varinag suonava ragionevolmente incomprensibile tra le mura dell’istituto religioso in cui il piccolo venne alla luce; per assonanza e per destino, Shahnourh nacque Charles, come l’altra icona della Douce France del Secolo Breve, Trenet, più vecchio di dieci anni. Quella di Aznavour è stata una storia nella Storia, una carriera lunga settant’anni e profonda come le contraddizioni del mondo in ci è vissuto, come l’abisso del Genocidio dimenticato del popolo di cui sempre si è percepito il portavoce. Il successo arrivò in fretta, portando Aznavour a essere la principale (e tra le prime) espressione della vocazione internazionalista della Francia, Paese capace di creare nuove e formidabili narrazioni con i figli dei popoli del mondo intero che scelgono di diventare citoyens della République.

Quando recitava per Truffaut e Chabrol
Rispetto al quasi coetaneo e francesissimo Ives Montand (Ivo Livi da Monsummano Terme), Charles Aznavour è rimasto, nell’immaginario globale, un cantante francese e insieme l’ambasciatore culturale del popolo armeno (il padre Micha, un cuoco, era al servizio del governatore armeno). Per comprendere quanto abbia inciso nella storia del costume del Novecento, alcuni numeri: centottanta milioni di dischi venduti (29 dischi d’oro in quattro nazioni), una sessantina di film come interprete (immortali Tirez sur le pianiste di François Truffaut del1960, Les fantômes du chapelier di Claude Chabrol del 1982 e Ararat di Atom Egoyan del 2002) e chansonnier, a cui aggiungere la scalata delle classifiche in ogni continente.

«Sur ma vie», canzone d’autore ante litteram
Il primo grande successo Sur ma vie del 1955 anticipa molte rivoluzioni della canzone d’autore a venire (solo tre anni dopo, arriva con Nel blu dipinto di blu cantata da Modugno a Sanremo, l’atto di nascita ufficiale della nostra canzone d’autore), dall’uso chirurgico della voce ad arrangiamenti che trovano una sintesi tra i toni e i suoni della musica popolare europea, i colori del jazz e del folk americani e un profondo sentimento circolare di perdita proprio della musica tradizionale mediorientale.

Chansonnier cittadino del mondo
Non tradì mai la sua autentica vocazione a raccontare l’anima e l’identità di chi ha perso la propria terra, ritrovandola nel mondo intero resistendo, decennio dopo decennio, a ogni moda musicale; è sufficiente riascoltare piccoli capolavori (classici ora come allora) come Je m'voyais déjà (1961) e Emmenez-moi (1968). Il più celebre chansonnier francese di sempre è stato un cittadino del mondo, ma anche un cittadino senza terra e senza tempo. Questa mattina, proprio nel momento in cui è terminato l’esilio di Shahnourh Varinag Aznavourian, Charles Aznavour ha lasciato finalmente libere le sue storie.

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