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La Cappella della Sindone torna a svettare

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La Cappella della Sindone torna a svettare

La Cupola della Cappella della Sindone, foto di Ernani Orcorte per i Musei Reali di Torino
La Cupola della Cappella della Sindone, foto di Ernani Orcorte per i Musei Reali di Torino

Nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 un tragico incendio, innescatosi all’interno di un cantiere di restauro, sfregiava uno dei grandi capolavori dell’architettura barocca europea, la Cappella della Sindone di Torino, progettata e realizzata da Guarino Guarini tra il 1668 e il 1682. Una perdita immane, che da un giorno all’altro trasformava l’ardita e immaginifica spazialità del monumento in una cupa rovina slabbrata e ferita. La pietra delle lesene, delle colonne e degli archi, calcinata dal calore del fuoco, minacciava di cedere e di trascinare nel crollo l’intera struttura; tetti, serramenti, coperture in piombo e antichi componenti in ferro trasformati in cenere, o fusi o irrimediabilmente indeboliti.

Da allora, sono trascorsi ventuno anni. All’incirca lo stesso arco di tempo che fu necessario alla Cappella per prendere forma e svettare sopra i tetti della città, prima di essere surclassata in altezza dalla ottocentesca Mole Antonelliana, l’altra visionaria architettura verticale di Torino.

Per comprendere la storia della Cappella di Guarini bisogna risalire al 1578, quando Emanuele Filiberto decreta il trasferimento della Santa Sindone, posseduta dai Savoia sin dal 1453, da Chambéry a Torino, nuova capitale del ducato. Dapprima il Sacro lino è ospitato in un oratorio circolare, poi nella cappella maggiore del duomo, e finalmente, nel 1611, iniziano i progetti per un nuovo edificio incastonato tra la cattedrale e la residenza dei duchi. Nel 1657 si afferma il nuovo disegno di Bernardino Quadri, che prevede un impianto circolare, posto in collegamento privilegiato con il palazzo dei Savoia. Da questo momento la Cappella della Sindone si qualifica come Cappella palatina, simbolo del potere e delle ambizioni di una dinastia che persegue visibilità e accredito nel gioco politico dei regni d’Europa.

Guarini è l’interprete geniale di queste attese. Quando ottiene l’incarico, la costruzione al rustico e il rivestimento in marmo nero dell’aula sono già impostati; egli si concentra sullo sviluppo in altezza, orientando la sua forza immaginativa nella realizzazione di una stupefacente torre-reliquiario, dove ogni livello differisce dal precedente nella geometria e nella forma architettonica. La cupola è come una grata permeata dalla luce, composta da trentasei archi sfalsati, un percorso verso il cielo che rappresentava, per il fedele, un viaggio dalle tenebre terrene alla salvezza eterna. Un’architettura che è, insieme, un luogo di culto e una potente affermazione del potere regale, un simbolo cristiano e un emblema dinastico, uno spazio di confine tra un Palazzo e una Cattedrale, una sorta di teatro che si espande, attraverso il sistema dei suoi portali, delle sue scale, delle sue balconate, delle sue finestre, dal palazzo al duomo e dal duomo alla piazza.

Per riaverla, splendente e parlante, ci è voluto un lungo e complesso intervento di restauro, iniziato all’indomani dell’incendio grazie anche ai tempestivi finanziamenti assicurati da Ministero per i beni e le attività culturali, un intervento che si è concluso con la riapertura al pubblico del 28 settembre. Il progetto si è articolato in tre fasi principali: dapprima la messa in sicurezza della struttura, per scongiurare crolli e cedimenti dovuti all’aggressione del calore; poi quello che è stato suggestivamente descritto come «cantiere della conoscenza», finalizzato all’indagine dell’architettura di Guarini in tutti i suoi aspetti statici, ingegneristici e formali; infine, il consolidamento e il restauro vero e proprio. I lavori di riabilitazione hanno visto la sostituzione completa, al primo livello, di quindici colonne e di otto lesene, realizzate con la stessa pietra a suo tempo utilizzata da Guarini, il marmo proveniente da Frabosa Soprana, nella provincia di Cuneo. La cava, quasi del tutto esaurita, è stata riaperta per poter fornire il materiale necessario per il restauro e le integrazioni. Ai livelli superiori, sono stati smontati e sostituiti parte degli archi e delle pareti, pilastri e trabeazioni. Tutte le murature e le volte sono state consolidate. Ultimati gli interventi sulle strutture, è stato possibile affrontare il restauro, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, con l’integrazione materica e il lavoro di finitura delle superfici interne, restituendo volume a tutti gli elementi originali danneggiati dall’incendio.

Con i fondi raccolti dalla Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi sono stati restaurati i quattro gruppi scultorei degli uomini illustri di Casa Savoia e la sacrestia, mentre la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino ha sostenuto il restauro dell’affresco del cupolino e il rifacimento della sua raggiera dorata.

In ultimo il raggruppamento IREN-Perfomance in Lighting ha sponsorizzato il sistema di illuminazione interna ed esterna della cupola.

La fine di questo progetto riporta sotto gli occhi di tutti noi il fascino della sfida tecnica e formale di Guarino Guarini, con i suoi concetti di discontinuità e di dissonanza, a cui si aggiunge oggi il valore della moderna sfida per la restituzione, anche questa, non meno della prima, segnata dalla ricerca, dalla sperimentazione, dalla competenza tecnica e dal lavoro. Un dialogo di sfide tra passato e presente che guarda al futuro della Cappella come patrimonio di tutti e come parte splendente dei percorsi dei Musei Reali di Torino.

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