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Il bisogno ancestrale di costituirsi in tribù

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Il bisogno ancestrale di costituirsi in tribł

All'inizio gli uomini si costituirono in tribł. Si notano ancora in Grecia, in Israele e a Roma, ovunque. Gli antropologi non hanno trovato un accordo nel definirle, ricordano soltanto che furono superate con gli Stati e le legislazioni che li governano.
Tuttavia tribł, sette non necessariamente religiose, clan e lobby in genere continuano ad avere un notevole peso specifico nelle societą. Senza questi termini non si potrebbero spiegare scelte e fatti che riguardano la politica dei nostri giorni.

Un libro di Sebastian Junger, “Tribł. Ritorno a casa e appartenenza” (Leg, pp. 160, euro 20), ricorda il forte istinto dell'uomo ad aggregarsi in piccoli gruppi che si prefiggono obiettivi chiari e comprensibili. Tali nuclei sono chiamati dall'autore, noto per i suoi bestseller, con il loro vero nome: tribł.
Junger sostiene che la connessione tribale si č persa nella societą contemporanea e, qualora si riconquistasse, potrebbe rappresentare la chiave della nostra sopravvivenza psicologica. Allo stesso tempo ricorda che l'organizzazione tribale esercita una forte attrazione sugli occidentali. La ragione va cercata nel nostro passato evolutivo.

Poi gli esempi. Ma in tale ambito non č il caso di seguire approfonditamente Junger che prende, tra l'altro, in esame i reduci di guerra. Secondo molti di essi il conflitto č preferibile alla pace e le avversitą sono considerate benedizioni; anzi, i disastri si fissano nei loro ricordi con un maggior carico di affetto dei matrimoni o delle vacanze.
Diremo pił semplicemente, in margine a questo libro di notevole interesse, che nell'era di Internet lo spirito tribale ha molte pił carte da giocare che non in una societą regolata da istituzioni e gerarchie di rapporti comunicativi come quella di trent'anni fa.

Oggi si sono sostanzialmente cancellati i partiti legati a un'ideologia e si stanno formando delle tribł politiche. Le quali non si basano su un pensiero ma sui bisogni immediati. Si muovono seguendo soprattutto i moti dell'invidia sociale e non le prospettive della futura convivenza. Mirano all'incasso immediato dei consensi. Le democrazie, o quelle che si credono tali, rischiano di essere travolte da nuove realtą che si organizzano telematicamente.
Senza tentare ampi sguardi, si osservi l'Italia. Se fosse approvata una piattaforma informatica in grado di raccogliere le esigenze dei cittadini, a che cosa servirebbero i due rami del parlamento? E se i referendum non rispettassero il quorum o potessero essere anche propositivi, che ne sarebbe delle proposte di legge dei singoli parlamentari?
Tutto sarebbe regolato da Internet. Qualcuno dirą che questa č la fine della democrazia, cosģ come ora č concepita. Noi ci limitiamo ad aggiungere che la dittatura telematica non č una fantasia. E una ristretta tribł informatica forse si sta preparando a esercitarla. Non č detto che sia pił lieve di quelle del passato.

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