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Addio a Montserrat Caballé, come Pavarotti una fuoriclasse tra…

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famoso il duetto con freddie mercury

Addio a Montserrat Caballé, come Pavarotti una fuoriclasse tra belcanto e pop

Avevano uno speciale tratto in comune, Luciano Pavarotti e Montserrat Caballé, il grande soprano scomparso questa mattina, 6 ottobre, nella sua Barcellona, a 85 anni: erano entrambi due cantanti che avevano meravigliosamente giocato su due tavoli, quello del puro belcanto e quello del più squisito pop. Territori storicamente lontani, stilisticamente senza punti di contatto e legati a un pubblico diverso: eppure unito, tenuto insieme dalle loro voci. Che sapevano incarnare l'essenza impalpabile di un'Aria di bravura di Bellini o Donizetti, entusiasmando i teatri più aristocratici, dal Metropolitan alla Scala, ma nel contempo erano anche in grado di parlare con la medesima comunicativa alle piazze, alla gente in piedi, assiepata per gustare quel tocco magico che il loro canto apportava anche alla più semplice canzone.

Il duetto “Barcelonà” con Freddie Mercury, del 1988, resta il primo ricordo, istintivamente evocato, oggi che Monserrat ci ha lasciati. Affettuosamente chiamata “Montsy”, ancora al pari di “Lucianone” sfoggiava con fierezza una monumentalità di corporatura impareggiabile, tale da rendere ogni entrata in scena carismatica come una apparizione, già prima dell'attacco della prima nota.

La bellezza dorata del timbro, il disegno puro di ogni frase, il morbido gusto per la parola delibata a fior di labbra, rendevano poi ogni numero musicale un'isola di bellezza. Il suo era un canto apollineo. Non passionale o dionisiaco, come quello della Callas. Nel privato era una persona semplice, che parlava della professione come di un mestiere da portare a termine bene, senza divismi, preoccupandosi invece di aiutare i meno fortunati, i bambini negli ospedali, come ambasciatrice Unesco.

La carriera della Caballé era iniziata a sorpresa, come spesso accade nel mondo dell'opera, con una sostituzione dell'ultimo momento: il soprano, trentadue anni (era nata a Bacrellona, nel 1933) subentrò in corsa alla diva Marilyn Horne, in una recita di “Lucrezia Borgia” di Donizetti alla Carnegie Hall di New York. E venne immediatamente consacrata come nuovo astro del belcanto. Tanto che nello stesso anno debuttò nei due templi consacrati del Met e del Festival di Glyndebourne.

Passarono due anni da quel 1965, e nel 1967 avvenne l'approdo in Italia, col “Pirata” di Bellini, a Firenze. Con “Lucrezia”, il suo cavallo di battaglia, arrivò poi alla Scala, nel 1970, dove l'arcata del melodramma si sarebbe poi conclusa nel 1987, virando sulla straussiana “Salome”. Nella ricca discografia, emergono i ruoli degli anni Settanta-Ottanta: dalla Liù nella “Turandot” diretta da Mehta, a Aida e Elvira nei “Puritani” con Muti, Gioconda con Bartoletti, Donna Fiorilla nel “Turco” diretto da Chailly. Con la “Cancion Romantica Espanola” aveva vinto nel 2007 il “Latin Grammy Award”, l'ultimo premio. Nel 2013 si era definitivamente ritirata dalle scene. Il mondo del canto la accompagnerà ai funerali, dopodomani, lunedì, a mezzogiorno, nella sua Barcellona. Dove risuonerà “Barcelonà”.

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