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Pompei, il “Grande progetto” conquista Berlino e la Germania

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Servizio |cultura / fondi europei

Pompei, il “Grande progetto” conquista Berlino e la Germania

Se la Germania avesse avuto bisogno di una prova su come l’Italia spende i finanziamenti targati Europa, ebbene Pompei a Berlino ha superato oggi qualsiasi prova. Il “Grande Progetto Pompei”, un’ambiziosa operazione di restauro, scavo, messa in sicurezza e archiviazione con finanziamenti europei e nazionali per 105 milioni di euro ideata nel 2010 e prorogata fino al 2020, è stato presentato oggi a Berlino presso l’Ambasciata italiana in una conferenza di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei.

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Il Progetto rappresenta nelle parole di Osanna una “rivoluzione” per la città sommersa sotto oltre tre metri di lapilli caduti a pioggia per 18 ore, e carbonizzata da nubi di cenere e gas ad altissima temperatura dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.c.

I primi lavori del recupero di Pompei sono iniziati nel 1748, con gli scavi borbonici che letteralmente venivano realizzati scavando gallerie e cunicoli sotterranei dentro la città vesuviana facendo più danni che altro. Da allora il recupero e lo scavo non si sono mai veramente arrestati: ma proprio grazie al Grande Progetto i cantieri sono stati moltiplicati (ve ne sono ora 55 aperti contemporaneamente) e accelerati con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate per far vivere una nuova vita a questa città e consegnarla all’eternità.

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Le immagini del crollo della Schola Armaturarum, che fecero il giro del mondo nel 2010 dando il via al Grande Progetto, sono state cancellate dal recupero di nuove case e altre messe in sicurezza e ora riaperte (come la Casa del Marinaio), fontane, affreschi riemersi con i colori pastello risalenti a oltre 2000 anni fa che portano nuova vita alla città. Solo nel 2017, i visitatori a Pompei sono stati 3,5 milioni, un aumento del 50% rispetto a pochi anni prima: un flusso vitale di reddito ora incassato dalla città.

Dall’entrata a regime del Grande Progetto nel 2014 fino al 2020, quel che più farà rivivere Pompei sarà anche quello che si vede meno e forse è meno spettacolare ma non meno importante: la messa in sicurezza di 66 ettari, la videosorveglianza, la fibra ottica, le recinzioni, i sensori satellitari che monitorano il movimento del terreno per prevenire eventuali scosse, acqua potabile dalle fontane, gli esami con Tac per rilevare il Dna di chi è diventato testimone eterno della drammaticità di un’eruzione vulcanica. E poi grazie al Progetto è stata fatta ora un’archiviazione complessiva che mancava. E un percorso di 3 chilometri per i disabili, per una Pompei di tutti.

«Abbiamo una nuova pianta in scala 1:50 e una cartografia, un archivio informatico che ha inventariato i calchi dei cittadini di Pompei, cosa che non era mai stata fatta in passato», ha detto con una punta d’orgoglio e con il suo noto entusiasmo Osanna, diventato un vero e proprio personaggio: la Lego, nella ricostruzione di Pompei, lo ha raffigurato con un omino Lego che porta il suo nome chino su uno scavo. La Lego ora ha Osanna al fianco di Batman.

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