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«La donna dello scrittore», un melodramma d’altri tempi…

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«La donna dello scrittore», un melodramma d’altri tempi coraggioso e spiazzante

Il cinema tedesco è protagonista nelle nostre sale con «La donna dello scrittore», potentissimo film di Christian Petzold presentato in concorso all'ultimo Festival di Berlino.

Mentre le truppe tedesche avanzano verso Parigi, il protagonista Georg, un rifugiato politico, scappa e raggiunge Marsiglia portando con sé i documenti di uno scrittore morto suicida poco tempo prima: Georg decide di assumere l'identità del morto per lasciare la Francia e iniziare altrove una nuova vita.
A prima vista potrebbe trattarsi di una classica pellicola sulla Seconda guerra mondiale e il nazismo, ma in realtà ci si trova davanti a una storia molto originale, ambientata nella Francia di oggi, che fa riflettere su quanto possano essere attuali tempi e vicende che sembrano così distanti.

Lo spunto principale del lungometraggio non è però la guerra quanto il fuggire dal proprio Paese in cerca di una vita migliore: i migranti di oggi, che lasciano terre d'origine che ci sembrano molto lontane, ne «La donna dello scrittore» sono i cittadini dell'Europa occidentale che pagherebbero qualsiasi prezzi pur di allontanarsi da un mondo che non riesce a offrire loro più nulla.

La donna dello scrittore

Il risultato è un melodramma spiazzante, con cui Petzold torna anche a proporre una riflessione sul tema dell'identità dopo «Il segreto del suo volto» (2014). Tratto da un romanzo di Anna Beghers, è un film che non può lasciare indifferenti, tanto per la sua portata concettuale quanto per la raffinata realizzazione.

Tra le novità in sala c'è anche «Halloween» di David Gordon Green, sequel del celebre cult di John Carpenter del 1978.

Dopo la strage raccontata nella pellicola originale, Michael Myers ha passato quarant'anni in un centro psichiatrico, controllato e studiato da medici che hanno provato a capire l'origine della sua natura malvagia. Ed è proprio da quella tragica notte che Laurie Strode lo sta aspettando, convinta che prima o poi Michael tornerà a cercarla.

Si tratta di un seguito diretto del film originale, che non tiene conto dei tantissimi altri lungometraggi presenti in questa saga, ricca di sequel e anche di reboot (si pensi ai due lavori firmati da Rob Zombie nel 2007 e nel 2009).
Il contrasto netto tra Michael e Laurie risalta in questo nuovo «Halloween» fin dalle prime battute. Due vite agli antipodi per quarant'anni: lui in piena luce (come dimostra anche il suggestivo incipit), sempre sotto la lente d'ingrandimento degli psichiatri, lei nell'ombra, fino a diventare una sociopatica, capace solo di insegnare a sua figlia a prepararsi al possibile ritorno dell'assassino. I due hanno spesso posizioni ribaltate rispetto al prodotto originale e non è uno spunto da poco, ma l'operazione rimane troppo ancorata al solo confronto con il film di Carpenter e finisce per avere scarsa personalità.

Halloween

Nonostante gli sforzi registici, si ha la sensazione di trovarsi davanti una pellicola che propone riflessioni fuori tempo massimo e il risultato è un film che sa di già visto e non riesce a elevarsi all'interno del panorama horror contemporaneo.

Curiosità: oltre a Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode, anche Michael Myers ha ritrovato l'attore che lo interpretava nel film originale.

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