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X Factor, il dopo Asia: Lodo è un furbetto ma nessuno tocca…

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Servizio |il primo live show

X Factor, il dopo Asia: Lodo è un furbetto ma nessuno tocca Gassmann

C’è vita dopo Asia Argento? Se lo chiedevano un po’ tutti alla vigilia della prima puntata di live show della dodicesima edizione italiana di X Factor. Perché noi italiani siamo un po’ così: prima per il #Metoo, poi «dagli» alla ex paladina del #Metoo ché l’hanno colta con le mani nella marmellata, poi povera la ex paladina del #Metoo ché, ok le mani nella marmellata, ma a X Factor il suo lavoro tutto sommato lo faceva bene. Un teaser (volontario/non volontario) che ha comunque fatto gioco a Sky e Fremantle e restituito appeal a un prodotto «maturo», mettendo sotto pressione Lodo Guenzi, il giudice subentrante.

GUARDA IL VIDEO. Lodo Guenzi nuovo giudice di X Factor

Lodo Guenzi (a destra) debutta come giudice di X Factor

Dopo Asia c’è Lodo il furbetto
Adesso che abbiamo visto la prima puntata di live show, andata in onda giovedì sera su Sky Uno, abbiamo un’idea più chiara su quello che ci aspetta da qui alla finale del Forum di Assago e, soprattutto, sulla tenuta da giudice del leader dello Stato Sociale. Signore e signori, il Guenzi funziona eccome a fare quello che deve fare. Personalità meno dirompente e divisiva rispetto alla Argento - che, è bene ricordarlo, non abbiamo mai avuto modo di apprezzare ai live - ma, senza dubbio, maggiore competenza musicale. Sguardo furbetto, sorriso stampato sulle labbra, citazioni alternative a portata di mano, grande talento per le circonlocuzioni. Ecco, proprio a voler cercare il proverbiale pelo nell’uovo, Lodo è apparso fin troppo paciere per lasciare il segno in un talent che vive di stracci volanti. In ogni caso era solo la prima apparizione: il ragazzo si (ri)farà.

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La «mano» di Ferrari, il valore aggiunto di Cattelan
Pilota automatico per Fedez, reduce come saprete da dolorose scorribande al supermarket, Manuel Agnelli difficilmente contestabile quando eccepisce e Mara Maionchi sempre sia lodata nostra signora dei talent canterini. Togliamo un attimo gli occhi dalla scena e concentriamoci sul retroscena: il maggiore segno di discontinuità rispetto alla precedenti edizioni targate Sky sta nel cambio di direzione artistica, passata da Luca Tommassini a Simone Ferrari, già braccio destro di Marco Balich, specialista in cerimonie olimpiche. E si vede: sul palco del Linear Ciak di Milano, ieri sera, abbondava la grandeur, mica fumi e raggi laser. Una cifra stilistica che ha finito per valorizzare pure Alessandro Cattelan (si veda il siparietto d’apertura puntata), non più solo «bravo-presentatore» ma showman a tutto tondo che sa intrattenere, ringraziare tra gli applausi la Argento e intervistare in inglese Rita Ora con identica credibilità. Segnatevi questa cosa: prima o poi qualcuno gli affiderà il Festival di Sanremo.

Leo Gassmann, figlio (e nipote) d’arte, concorrente di X Factor

Nessuno tocchi Gassmann
Parliamo anche della gara, comuque. A rimetterci le penne è stato Matteo Costanzo della categoria Over che tra i fuochi fatui della prima volta doveva vedersela con Power di Kanye West. Al ballottaggio è scivolato contro i Red Bricks Foundation, Libertines in sedicesimo (anche se suonavano New Rules di Dua Lipa), salvo sorprese prossimi candidati all’eliminazione. Sorprende invece che i giudici abbiano trattato abbastanza con i guanti gialli il giovine Leo Gassmann, figlio d’arte di cotanto padre e nipote d’arte di cotanto nonno. Vittorio, Alessandro, Leo: ahi, la chenosi della storia di questo Paese! Per carità, ha un timbro non privo di fascino. Si continua a dire che è troppo impostato sul palco, il che è vero, ma nessuno nota che la sua voce soffriva in precisione nella prima strofa di Broken Strings. Che stia per caso nascendo il movimento nessuno tocchi Gassmann?

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Tanta roba le Under donne
Parliamo, però, pure di cose belle. Le Under donne di Agnelli possono fare grandi cose: Martina Attili superlativa quanto inquietante su Castle In The Snow, Luna Melis (E.T.) e Sherol Dos Santos (Can’t Feel My Face) entrambe prodigi di tecnica. Fedez con gli Over, a quanto pare, quest’anno ha un solo asso da giocarsi: Naomi Rivieccio, una signora che canta Love on top come se fosse stata scritta per lei. Raggamuffin di Renza Castelli è al contrario un po’ l’idea platonica della prevedibilità. I Gruppi di Lodo per ora vivono dell’esotismo dei BowLand (Sweet Dreams) e della ruspantezza dei Seveso Casino Palace (così così su Giovane Fuoriclasse), caratteristiche che alla lunga rischiano di stancare. La Maionchi conta su Emanuele Bertelli, una garanzia su Impossible, perché davanti ad Anastasio (C’è tempo), almeno per quanto si è visto finora, non ci sembra si aprano praterie. Eggià, poi c’è Gassmann. «Il senso delle nostre imperfezioni - diceva nonno Vittorio, patrimonio collettivo di questo Paese - ci aiuta ad avere paura. Cercare di risolverle ci aiuta ad avere coraggio». Dovrà averne molto di coraggio il giovine Leo.

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