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Quando i miti si ribellano: storia di Anna Édes

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Quando i miti si ribellano: storia di Anna Édes

Ci può essere un testo in cui è chiaro sin dalla prima riga che qualcosa di terribile accadrà, eppur non avere alcuna ansia di scoprirlo, ma aver piuttosto voglia di godersi ogni riga, sillaba per sillaba? Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1937 (Baldini & Castoldi) è da qualche mese di nuovo in libreria per le Edizioni Anfora Anna Édes di Dezső Kosztolányi, nella traduzione di Andrea Rényi e Mónika Szilágyi, con la postfazione di Antonella Cilento ( pp. 272, 17 euro) . L’edizione del 1937 era infatti uscita in versione ridotta forse per motivi di censura.

È questo un vero gioiello della letteratura ungherese che aiuta a riscoprire il valore di un maestro assoluto. Di Kosztolányi, Magda Szabó ha detto: «Ha fatto magie. Era come un mago che connetteva mondo a mondo, un vero Merlino». E Sándor Márai: «È stato Kosztolányi a dire che un capolavoro deve essere scritto come si porta a termine un delitto. E ogni giorno lui commetteva un delitto del genere, più o meno grande».

La trama: siamo a Budapest, quartiere tranquillo, che conserva i segni di un antica ricchezza, l’eco di una pregressa nobiltà. Il tempo è quello del primo dopoguerra; tempi incerti e instabili. Tempi i cui l’appartenza è mutevole come la politica. L’identità sociale è determinata dal potere di turno e dalla capacità degli individui di plasmarsi. Come sa bene Kornél Vizy.

«Era già una persona diversa. Non si reputava martire del bolcevismo, forse piuttosto vittima del vecchio regime che, ingrato, più volte lo aveva messo da parte. Tastò la tessera del sindacato nella tasca della giacca. Fortunamente non l’aveva strappata come aveva pensato di fare nel pomeriggio».

Tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un contesto in cui tutto è mutevole, in cui il passaggio dalla pace alla guerra, dalla ricchezza alla povertà si può consumare nel volgere di una notte, l’angoscia principale di Vizy e della moglie sembra essere l’urgenza di trovare la cameriera perfetta. Tutto crolla, ma nell’appartamento dei Vizy gli eventi sono condizionati dai patemi della signora Vizy e dalla sua ansia di trovare la miglior serva. Nessuna è all’altezza. Nessuna è docile abbastanza. Nessuna è brava abbastanza. Fino a quando il custode del palazzo di casa Vizy non suggerisce il nome di Anna, una parente cresciuta in campagna. Del perché l’uomo insista tanto ad imporre la ragazza poco sappiamo, intuiamo forse una smania di controlla. Una tensione tutta politica . Chissà. Capiamo solo che a lui e alla famiglia poco importa di Anna, se non nel considerarla una strumento. Per spiare i Vizy?

«Li univa la parentela priva di emozioni della gente povera, per la quale significava assai poco il legame di sangue per mancanza di bei ricordi condivisi, si viveva solo l’uno accanto all’altro, presi sempre dal lavoro, chiusi in se stessi, lontani e impenetrabili l’uno per l’altro».

L’ingresso di Anna a casa Vizy segna una trasformazione. Ancora più eclatante perché non è segnata da grandi eventi ma da una quotidianità che scorre con lentezza e con crudeltà. La giovane perfetta nei suoi gesti subisce la vessazione di chi crede di poter tutto e che la ricchezza determini il possesso della vita altrui. Anna è lodata e tenuta al guinzaglio. Anna riceve regali (di riciclo) ma viene considerata come il migliore, il più bello, il più funzionale, degli oggetti di casa. In breve tutti parlano delle virtù di Anna, ma altrettanto in breve della vita di Anna non resta nulla. Arriva l’amore ed è solo fulmineo. Non che Anna non sia accorta abbastanza - e consapevole - per non sapere di non avere speranze (innamorarsi del nipote dei padroni), è che quando l’unico accudimento svanisce il gelo penetra nelle ossa. Allora la volontà di Anna prende una piega insospettabile. E accade - senza dramma - la tragedia.

«Quando la vennero a prendere per la prima volta, Anna si fece il segno della croce, raccomandò l’anima a Dio credendo che l’avrebbero subito condotta al patibolo e impiccata immediatamente. La portarono davanti a un signore magro e leggermente calvo che sulla cravatta comprata confezionata portava una spilla e sul pollice peloso una fede d’oro. Anna credeva che quel funzionario diligente e poco remunerato della giustizia fosse un signore molto importante e molto ricco. In seguito capì che non era una persona malvagia. Le si rivolgeva con delicatezza e benevolenza e lei si abituò a lui, anzi lo trovava persino noioso perché le faceva tante domande».

La bellezza di queste pagine è tanto nella capacità di mostrare quanto in quella di alludere. Ciò che non vediamo è chiaro ed incisivo al pare di quel che vediamo. L’efficacia del mistero è nella sua sostanza ma anche ed altrettanto nella capacità di Kosztolányi di costruirlo. Narrazione che procede per particolari, in cui gli oggetti sulla scena contano quanto i protagonisti che li animano.

La pubblicazione anzi la ri-pubblicazione di Anna Édes fa parte di un progetto molto affascinante e che merita spazio e cura in libreria: volgere lo sguardo ad Est e portare in Italia le voci più interessanti di quel mondo. «Idealmente ci riferiamo al concetto geografico di Centro Europa dello storico polacco Oscar Halecki. Se riportassimo quei confini sulle carte attuali, considerando i paesi che hanno subito l'influenza di questa conformazione, i paesi di nostro interesse divengono quindi: Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Slovenia, Ungheria, Romania (Transilvania), Croazia, Serbia, Ucraina, Lituania, Bosnia Erzegovina» .

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