Cultura

Ovidio: una mostra per la sua eterna poesia

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Scuderie del Quirinale

Ovidio: una mostra per la sua eterna poesia

Nel bimillenario della morte di Publio Ovidio Nasone le Scuderie del Quirinale dedicano al poeta delle trasfigurazioni par excellence una mostra che con rara preziosità declina attraverso le più svariate interpretazioni artistiche la poesia del sommo poeta latino. Intitolata “Ovidio. Amori, miti e altre storie”, la rassegna, curata da Francesca Ghedini, è dedicata all'opera del celebre poeta e ai suoi infiniti rimandi in rappresentazioni figurate tanto antiche quanto moderne. Un dialogo tra poesia e arte, immagini e parole, che mette in luce la fitta trama di connessioni e i reciproci rinvii tra i diversi linguaggi per un poeta che fece dello sperimentalismo, che lo portò a cimentarsi con esiti altissimi nei generi poetici più disparati e senza per forza identificarsi in alcuno, fino all’ assurgere della pratica poetica come al ruolo di fulcro della sua esperienza.

“Prisca iuvent alios, ego me nunc denique natum gratulor: haec aetas moribus apta mei”. (Ars, 3, 121). Le cose del passato piacciano agli altri, io sono felice d’essere nato nei giorni presenti, questa è l’epoca che si confà al mio stile di vita, scriveva Ovidio che dagli agi e raffinatezze d’oriente che - ben enucleate in mostra - avevano pervaso la società romana d’allora (e pur senza assurgere al ruolo di oppositore delle prescrizioni augustee, che certa tradizione gli cucì addosso); proprio da tali agi e fini squisitezze di gusto ellenistico trasse linfa e corrispondenze nell’elaborazione della sua propria poetica. Una poetica antinaturalistica e antimimetica, secondo le direttrici di uno stile elegante e terso, fluido nei versi e audace quanto a espressività.

La mostra, visitabile fino al 20 gennaio 2019, presenta 250 opere concesse in prestito da circa 80 musei tra italiani e internazionali: il percorso è scandito da celebri capolavori provenienti da grandi collezioni pubbliche come il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, gli Uffizi di Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli), fino a preziose rarità provenienti dalla Biblioteca di Gotha in Germania, dal Museo Archeologico di Eretria in Grecia, dalla Royal Danish Library di Copenaghen.

Opere che accompagnano il racconto a partire dalla vita del poeta e dal suo rapporto contrastato con l'imperatore Augusto, che al poeta inflisse la pena di uno spietato esilio sulle rive del Mar Nero. Dietro l’ufficialità delle accuse rivolte a lui e alla sua Ars Amatoria in primis, ebbe gran parte un coinvolgimento dello stesso Ovidio nello scandalo adulterino che ebbe per protagonisti Giulia Minore, nipote dell’imperatore, e Decimo Giunio Silano.

Sala dopo sala si scoprono i temi al centro dei suoi scritti: dalla prospettiva dello sguardo sul mondo femminile (non dimentichiamo che sul modello epicureo proprio ad Ovidio si deve l’approfondimento della psicologia femminile, per quel suo dar voce con le “Heroides” che sofforno non solo in quanto donne innamorate o donne tradite ma proprio perché “donne”, e perciò condannate e sacrificate a un’esitenza ai margini) da lui istruito sulle tecniche di seduzione, alla contrapposizione tra la dignitosa severità degli dèi ufficiali del principato con le vivaci e sensuali figure che animano i versi delle Metamorfosi.


Venere, Apollo, Diana, Giove
Le divinità del Pantheon (Venere, Apollo, Diana, Giove) diventano nel mondo ovidiano vittime di amori tanto veementi quanto illegittimi o artefici di violenti vendette e atroci punizioni, fra cui quella castrante di Procne e Filomela o come nella tragica vicenda di Niobe, figlia di Tantalo, costretta a vedere uccisi i propri figli e rappresentata in mostra da sculture provenienti da uno straordinario gruppo statuario di recente scoperta.

Il percorso espositivo attraversa i secoli e si snoda tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d'età imperiale, circa trenta antichi testi - tra cui preziosissimi manoscritti - e capolavori come la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere callipigia” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

E ancora, raffigurazioni delle storie ovidiane ad opera di artisti moderni dal Quattrocento al Settecento come Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni fino a una straordinaria incursione nel contemporaneo con l'installazione al neon di Joseph Kosuth, ispirata ai testi ovidiani, che accoglie il visitatore in entrata.

Un nucleo importante della mostra ruota attorno alle Metamorfosi, celebrate nella loro impareggiabile capacità di evocare immagini attraverso le parole. Un gioco di specchi, tra miti narrati e raffigurati, che prende forma attraverso stucchi ed affreschi di area vesuviana, gemme, sculture e rilievi funerari. Manufatti che riproducono le storie di fanciulle amate, abbandonate e rapite (come Arianna e Proserpina), di giovani dai tragici destini (tra cui Meleagro e Icaro) o di tormentate vicende amorose che si concludono con una trasformazione, la più celebre quella di Ermafrodito, immortalato per sempre nella celeberrima statua d'età romana proveniente da Palazzo Massimo.

Opere che dimostrano la forza espressiva e la suggestione che i versi del poeta hanno continuato a imprimere nel tempo, sino ai giorni nostri. Il suo dominio sulla parola e la musicalità della poesia hanno saputo creare un caleidoscopio d'immagini che nei secoli è stato fonte d'ispirazione per numerosi artisti e ha contribuito a delineare i contorni della cultura occidentale.
www.scuderiequirinale.it

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