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Romanov, una mostra a 100 anni dall'eccidio della famiglia imperiale

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londra

Romanov, una mostra a 100 anni dall'eccidio della famiglia imperiale

La scienza ha risolto il mistero della fine dell'ultimo Zar di Russia e della sua famiglia, ma non ha intaccato il fascino della storia o affievolito l'interesse per la tragedia. È passato un secolo da quando Nicola II Romanov, la moglie Aleksandra, le figlie Olga, Maria, Tatiana e Anastasia e l'erede al trono Aleksej sono stati fucilati nello scantinato della casa Ipatiev di Ekaterinburg dove erano tenuti prigionieri dai bolscevichi. Lo Science Museum di Londra commemora il centenario con la mostra “The Last Tsar”, che ricostruisce gli ultimi anni di vita della famiglia imperiale e il loro destino dopo la morte, concentrandosi in particolare sulla missione scientifica per identificare i resti trovati molti decenni dopo.

La mostra
La mostra è divisa in due parti: prima e dopo l'eccidio. La prima parte esplora gli ultimi anni di vita dei Romanov e in particolare il loro interesse, intenso fino all'ossessione, per la medicina. C'è una ragione molto umana per questo.
La zarina aveva avuto quattro figlie e a ogni nascita la gioia era stata minata dalla delusione per il mancato arrivo dell'erede maschio. Il giubilo e il sollievo alla nascita di Aleksej nel 1904 erano stati immensi, ma di breve durata. L'erede al trono era condannato. La zarina aveva riconosciuto i segni della malattia, l'emofilia di tipo B che aveva ucciso suo fratello, suo zio e suo nipote.

Il Science Museum affronta il tema con un rigore degno del suo nome, ma non trascura l'aspetto umano. «Con questa mostra vogliamo aprire la vostra mente e spezzare il vostro cuore», ha dichiarato il direttore del museo, Ian Blatchford.
L'inchiesta ufficiale sovietica negli anni Venti era giunta alla conclusione che la famiglia imperiale era stata uccisa, ma dato che i corpi non erano stati ritrovati il dubbio sul loro destino era rimasto, un mistero alimentato dalla chiusura degli archivi sovietici. Quando i resti scoperti nelle vicinanze di casa Ipatiev sono stati esumati nel 1991 è stato chiesto al medico legale inglese Peter Gill, massimo esperto di genetica forense, di esaminarli. Non era un compito facile. I bolscevichi avevano fatto di tutto per non lasciare tracce: i corpi erano stati fatti a pezzi e dissolti nell'acido.

Mistero storico

«È stata la prima volta che il DNA è stato usato per risolvere un mistero storico», ricorda Gill, che da frammenti di osso ha individuato il profilo genetico analizzando il DNA mitocondriale trasmesso per via materna. Il confronto con il DNA di discendenti diretti, tra i quali il principe consorte Filippo, non ha lasciato dubbi. I resti erano quelli dello zar, della zarina e di tre figlie. Nel 2007 sono stati trovati altri resti e Gill è stato richiamato a esaminarli e confrontarli usando le ultime tecnologie. La sua conclusione è stata chiara: i resti erano quelli di Maria e di Aleksej – con tracce di emofilia B. La scienza ha risolto il mistero ma la storia continua a non avere un lieto fine.

Nel 1998 i resti di Nicola, Aleksandra, Tatiana, Olga e Anastasia sono stati seppelliti con grande cerimonia nella cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo. I resti di Aleksej e Maria, invece, non sono stati ancora seppelliti perché la Chiesa ortodossa russa mette in dubbio la loro autenticità e non accetta le conclusioni di Gill. I sette membri della famiglia imperiale, che in vita sono stati così legati fino all'ultimo istante, a un secolo dalla morte sono ancora separati.

The Last Tsar: Blood and Revolution
Fino al 24 marzo 2019
Science Museum, Londra
www.sciencemuseum.org.uk

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