Cultura

Quei mecenati dietro il successo di Manifesta

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arte e città

Quei mecenati dietro il successo di Manifesta

In primavera è riapparsa persino Franca Florio, il suo ritratto di Giovanni Boldini è stato esposto a Villa Zito, e certo proprio lei non poteva mancare nell’anno del ritorno di Palermo. La città ha colto come poche l’occasione di capitale della cultura e sede di Manifesta che oggi, dopo cinque mesi, chiude. In un caldo weekend di fine ottobre, gruppi di stranieri sostano nei chiostri, sbucano dai vicoli, escono dal Teatro Massimo dopo aver visto lo splendido Rigoletto di John Turturro, si disperdono nella folla in una via Maqueda che festeggia un suo immaginario Capodanno.

Dietro questo successo c’è un progetto ma c’è anche un movimento non organizzato quanto affascinante, una piccola comunità di investitori-mecenati spesso non siciliani.

Nel 2015 il genovese Massimo Valsecchi compra Palazzo Butera e inizia il restauro di uno dei più bei palazzi nobiliari di Sicilia. A fine 2017 i marchesi romani Marida e Annibale Berlingieri acquistano per un milione di euro il ritratto di Franca Florio ora nelle private stanze di Palazzo Mazzarino sempre dei Berlingieri. A inizio 2017 la torinese Beatrice Merz ha inaugurato il progetto “Punte brillanti di lance” nato dalla collaborazione tra la Fondazione Merz e il museo archeologico Salinas ringiovanito dall’apertura dell’agorà. A luglio la Algebris di Davide Serra, imprenditore vicino all’ex premier Renzi, acquista l’hotel Villa Igiea per 23,2 milioni e il Grand Hotel et des Palmes per 12 milioni. Due storici alberghi ex residenze di famiglie inglesi così strappati al fallimento.

Radwan Khawatmi, imprenditore siriano da quarant’annni in Italia e membro del board dell’Aga Khan Museum di Toronto, racconta al Sole24Ore il suo grande progetto: «un museo delle arti islamiche a Palermo, tappa importante nella storia araba e islamica. È qui che abbiamo raggiunto l’apice della nostra espansione, un periodo in cui alla Mecca c’erano 39 moschee e a Palermo 219». Khawatmi spera di portare qui uno dei progetti a cui sta lavorando, la ricostruzione dell’antico suk di Aleppo distrutto dalla guerra civile. È stato invitato per la prima volta dal sindaco Orlando e dall’assessore alla cultura Andrea Cusumano, i due registi del rilancio. La biografia di Cusumano calza perfetta a questo movimento, studi alla St Martin di Londra, docente di teatro al Goldsmith College ora in aspettativa. L’assessore cita la collezione Valsecchi a palazzo Butera, Merz, i Berlingieri «e realtà più piccole, associazioni impegnate in eventi e nel recupero di luoghi e immobili, uno dei modi in cui si concretizza l’idea di capitale del Mediterraneo legata al tema cogente dell’immigrazione».

Uno di questi eventi è il festival Sole Luna ideato da Lucia Gotti Venturato, veneta di nascita, romana d’adozione a cui il sindaco Orlando ha conferito la cittadinanza onoraria. «Quando arrivai nel 2006 scoprì quella meraviglia che è la Kalsa: tutto era lasciato andare, assieme a mio marito pensai di fare qualcosa. Scelsi lo Spasimo e cercai l’aiuto di esperti di cinema». A Palermo Lucia Gotti ha formato giovani documentaristi iracheni, iniziato giovani libanesi al reportage, organizzato corsi di italiani per stranieri con l’Università di Palermo; ha portato ad Alia, nelle Madonie, l’artista americano James Turrell. «Questo periodo ci fa sperare che tornino i fasti del passato tra palazzo Abatellis, la sede del Rettorato e gli allestimenti di Scarpa. Quando arrivano qui ospiti e collezionisti sono affascinati da questa città piena di palazzi meravigliosi aperti grazie alla generosità dei privati».

«Il 2018 doveva dare una prospettiva alla città, alla sua immagine e alla sua economia. Abbiamo lavorato tre anni ai cinque mesi di Manifesta – dice Cusumano - perché non fosse un evento decontestualizzato. La miriade di eventi è servita a creare un circuito e a cambiare la narrazione di Palermo che parla e pensa le migrazioni, l’opposto dell’isolamento identitario di cui l’Europa soffre. Palermo ha la fortuna di raccontare gli altri parlando di sé stessa grazie alle dominazioni che si sono susseguite». Le ricadute economiche: «C’è stata una progressione geometrica dall’inserimento del percorso arabo-normanno nella lista Unesco, e la città non ha pagato questo investimento che è stato finanziato con la tassa di soggiorno, così come è stato vantaggioso il contratto con Airbnb che già nel 2018 ha fruttato 200mila euro. I flussi turistici sono aumentati ma sono al di sotto del potenziale della città (di recente l’Observatory on Tourism for Islands Economy ha calcolato un aumento del 15-20% di presenze e un +26% di arrivi dall’estero nel 2018)in un quadro certo di crisi economica. Nel centro storico la scommessa è vinta: è diventato pedonale». La sfida ora è la periferia.

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