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Interpreti promettenti per un Falstaff ironico

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Interpreti promettenti per un Falstaff ironico

Proporre “Falstaff” a giovani vincitori di un concorso di canto è già di per sé un gesto qualificante, perché l'ultima opera dell'ottantenne Verdi insegna il teatro più di tutte le altre. E forgia uno stile, una sensibilità, insegnando a sorridere. Merita dunque subito un applauso la nuova produzione di Aslico, che porta nei gioielli dei teatri di Lombardia uno spettacolo fresco, ironico, con interpreti promettenti, concertato da Marcello Mottadelli e con la regia sottilmente pop di Roberto Catalano.

La produzione ha debuttato al Sociale di Como. Nei prossimi giorni circolerà tra Brescia, Cremona, Bergamo, Pavia, per poi approdare nelle Marche. Cioè in sale storiche, tutte ideali per sentire e vedere nei minimi dettagli una partitura che è un capolavoro di scherzosa ironia, creata nel geniale incontro di parola e suono. I giovani solisti ne sembravano irretiti, anche perché guidati dal giovane regista a una lettura al di fuori di cliché ingessati: per Catalano, il pancione Falstaff è un divo del rock, decaduto, anziano, ma ancora con quegli anelli alle dita e il cappotto di pelle, da star maledetta. E soprattutto con i gesti, i saltelli e la disincantata fedeltà a un mondo che non c'è più, e che lui tenacemente continua a vivere. Tutto è sogno? Forse. Ma la maglietta con la faccia di Shakespeare è un invito a rileggerlo.

La scena iniziale ci mostra Falstaff disteso, voluminoso, in un letto di ospedale. Il finale sarà tra enormi lenzuola, disegnate con foglie di quercia (eh, la quercia di Herne!) con la fuga tratteggiata coralmente a cuscinate, nella scena semplice di Emanuele Sinisi con gli abiti accurati di Ilaria Ariemme. Tutto nel mondo è burla, non potrebbe suonare più vero. Quando Falstaff, che si crede ancora un gran seduttore, nonostante i riccioli untuosi e l'aspetto trasandato, arriva furtivo come un gatto alla stanza della bella Alice, lei (e le altre tre comari) si presentano decisamente più concentrate sulle cure di bellezza, in accappatoio e con beveroni salutisti. Ma il contrasto con la realtà di quell'uomo fa centro. Nella casa borghese di Ford, che veste un improbabile completo giacca pantaloni rosa, l'irruzione di Falstaff porta un autentico sconquasso: esteriore, tra piante in vaso che cadono e cestoni enormi di panni sporchi, ma non solo.


Alberto Gazale è l'unico nome noto nel cast: baritono di esperienza, debutta nel ruolo. E lo domina con sicurezza, nel colore cangiante di voce adatto allo sfaccettato personaggio, di cui enfatizza con qualche tocco eccentrico le invenzioni di scrittura. Non tutte le parole del libretto sono ancora a posto e anche qualche assieme con la buca, ma si sa che per cantare Falstaff servono prove infinite. Infatti pochi sono i baritoni che dominano la parte. I giovani selezionati dal concorso Aslico svettano per diligenza e precisione. Manca tra loro solo qualche registro scuro, a riempire il neo-madrigalismo verdiano: tra le comari, ad esempio, difetta un poco la tinta di Quickly, che abbiamo nelle orecchie con barriti caricaturali, e che qui invece risponde all'eleganza, anche di gesto, di Daniela Innamorati. Da tenere d'occhio la luminosa Nannetta di Maria Laura Iacobellis, sicura, generosa. Sarah Tisba possiede il dono della naturalezza attoriale: canta ed è subito Alice, senza bisogno di caricare gli effetti di gesto e voce. Caterina Piva sa di essere Meg, non al centro come l'altra, ma tuttavia non perde alcun dettaglio nella parte ed ha buoni mezzi.

Cantanti preparati, dunque, anche sul fronte maschile, con il beffato Ford di Paolo Ingrasciotta, il terzetto buffo di Ugo Tarquini, Cristiano Olivieri, Pietro Toscano, e con un Fenton bello, nobile, finalmente non il solito ragazzino, di Oreste Cosimo. L'orchestra dei Pomeriggi Musicali è tangibilmente impegnata, ma anche qui si sa che “Falstaff” chiede uno studio matto e disperatissimo: tutte le parti sono sempre scoperte, non c'è un attimo di tregua. Mottadelli sul podio tiene le redini squadrate. La nave arriva decorosamente in porto. E c'è anche spazio per qualche invenzione, qualche tempo allargato, qualche sorpresa.

“Falstaff “ di Verdi; direttore Marcello Mottadelli, regia di Roberto Catalano; Como, Teatro Sociale, poi in tournée per Opera Lombardia e Rete Lirica delle Marche

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