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«Weinstein, Spacey e il sexgate? Ultima guerra di potere a…

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Servizio |la versione dell’avvocato delle star

«Weinstein, Spacey e il sexgate? Ultima guerra di potere a Hollywood»

Hollywood non sarà più la stessa dopo il #Metoo, gli innumerevoli sexgate che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno gettato un’ombra oscura sulle colline più famose del mondo, lo scandalo Weinstein e quello Spacey, le battaglie di Rose McGowan e Asia Argento con tutti gli annessi e connessi. E se qualcuno vi dicesse che, dietro tutto questo cancan mediatico, si cela una tra le più accese guerre di potere che si siano abbattute nella storia recente nel distretto globale della celluloide? E se le major da un lato e le tech dall’altro avessero ingaggiato un duello a colpi di dossier e, quello che abbiamo visto, ne fosse solo il frutto?

Benvenuti a Hollywoodland
«Tutta la verità è impossibile conoscerla, è una faccenda tremendamente complessa ma qualche fondamento di verità, in una lettura del genere, c’è». Parola di Duccio Mortillaro, genovese di nascita, milanese di formazione e losangelino d’adozione. A Hollywood ci lavora come avvocato d’affari, occupandosi soprattutto di M&a, quel mondo lo conosce bene e lo racconta, in forma di romanzo, in Hollywoodland (Mursia, euro 18, pp. 268), storia di un ragazzo italiano che arriva alla Mecca del cinema per fare il suo film e alla fine deve sottomettersi alla logica dei compromessi, costretto a scegliere tra la sua anima e il successo.

«Sono arrivato negli Stati Uniti dopo la laurea in legge», racconta. «Ho fatto un master all’Università di Miami e il dottorato alla Ucla. Ho avuto le prime esperienze lavorative con Hollywood, quel mondo mi è piaciuto e ho deciso di stabilirmi là». Lavorare con le aziende di Hollywood significa inevitabilmente raccogliere storie, «mi piaceva l’idea di raccontarle - prosegue Mortillaro - e allora ho deciso di metterle nero su bianco. Se avessi scritto un saggio, avrei parlato a una platea di specialisti che probabilmente certe cose già le conosce. L’espediente della narrativa è una scommessa: inevitabilmente si punta a un pubblico più ampio».

Duccio Mortillaro, avvocato italiano di Hollywood

Prima e dopo il #Metoo
Leggi il libro e ti accorgi che certe dinamiche, prima e dopo il #Metoo, a Hollywood sono moneta corrente, «pratica diffusa, così fan tutti», spiega l’autore. Capolavori come Hollywood Babilonia di Kenneth Anger, d’altra parte, stanno lì a testimoniarlo: «Ieri - sottolinea Mortillaro - c’erano i casi di Fatty Arbuckle e Charlie Chaplin, oggi fuori e dentro Hollywood abbiamo assistito a quelli di Roger Ailes, ex chief executive di Fox, a quelli di Harvey Weinstein e Kevin Spacey, solo per citare i più clamorosi». Fino a questi ultimi casi, le potentissime organizzazioni sindacali degli attori non avevano imposto alcun regolamento sul luogo in cui dovessero tenersi le audizioni. «Dopo Weinstein - prosegue Mortillaro - hanno giustamente preteso che venisse scritto con precisione che i provini di norma non si fanno a casa o in albergo e, se si fanno a casa o in albergo, chi aspira alla parte ha tutto il diritto di farsi accompagnare. Qualcosa sta cambiando e, quando a Hollywood cambia qualcosa, non succede mai per caso».

Braccio di ferro tra major e tech
Il professionista, che spesso si è trovato a curare investimenti immobiliari in Italia per conto di star hollywoodiane, fa riferimento alla «guerra in corso che contrappone le major tradizionali e gli operatori di Tlc da un lato e le società tech dall’altro». Da un lato la Disney che rileva Fox, ma anche la fusione a ostacoli tra At&T e Warner, dall’altro Apple, Alphabet Google, Amazon, Neflix, Facebook, sempre più interessate a investire sui contenuti. «A Hollywood il dossieraggio è pratica antica, dura a morire. Quando c’è guerra si muovono i dossier». E con il sexgate stanno cadendo sia uomini legati al sistema delle major (come Weinstein) che a quello delle tech (Spacey). «Non si può escludere che le vicende dell’ultimo anno e mezzo siano in qualche modo riconducibili alla situazione di mercato particolarissima in cui si trova l’industria dell’entertainment», sottolinea il legale. Non si può escludere che ci sia un largo traffico di dossier.

La nuova Hollywood: vietato sbagliare
Ma intanto che film si girano oggi a Hollywood? «Film che, in nove casi su dieci, hanno un solo imperativo: vietato sbagliare», risponde Mortillaro. «Chi investe tra i 20 e i 50 milioni di dollari su una pellicola, ha necessità di rientrare. Il successo al box office Usa, da solo, non è più sufficiente al raggiungimento del breakeven di un progetto cinematografico». Ecco perché si guarda all’estero, Cina in primis. «Ecco perché - continua l’avvocato - gli action movie della Hollywood di oggi sembrano spesso incroci tra un fumetto e un videogioco». C’è abbondanza di serialità, specie dopo l’acquisizione di Marvel da parte di Disney. «Ce n’è tanta, a volte persino troppa» e un’attenzione enorme «ad accontentare il pubblico asiatico indugiando sui combattimenti». E il breakeven si raggiunge? «Non sempre. Le formule funzionano, ma fino a un certo punto». Dura la vita di chi progetta blockbuster. Oggi come ieri.

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