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«Il vizio della speranza», un emozionante inno alla vita

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«Il vizio della speranza», un emozionante inno alla vita

Una scena del film «Il vizio della speranza»
Una scena del film «Il vizio della speranza»

Il cinema italiano è il grande protagonista del weekend in sala con «Il vizio della speranza», nuovo lungometraggio di Edoardo De Angelis dopo il successo di «Indivisibili».
Ambientato in una zona periferica nei pressi di Castel Volturno, il film racconta la vita di Maria, una ragazza attorno alla quale gravita un microcosmo fatto di giovani donne costrette a prostituirsi e a vendere i propri figli.
I medici avevano detto a Maria che lei non avrebbe potuto avere figli, ma un giorno rimane incinta e la sua prospettiva cambierà completamente.

Presentato all'ultima Festa del Cinema (dove ha meritatamente ottenuto il Premio del Pubblico), «Il vizio della speranza» è una delle sorprese italiane dell'anno, una pellicola capace di toccare corde profondissime senza mai scadere nella retorica o in un soluzioni narrativamente ricattatorie.
Attraverso uno stile essenziale ed elegante allo stesso tempo, De Angelis parla di tante tematiche importanti (dal dramma dei migranti a quello della povertà) riuscendo a dosare al meglio i numerosi ingredienti a disposizione.

Trailer ufficiale «Il vizio della speranza»

Ricco di tanti spunti e anche di diverse metafore religiose (evidenti soprattutto nei nomi dei vari personaggi in scena), è un prodotto che fa riflettere e che dimostra inoltre un notevole coraggio, soprattutto nella parte conclusiva.
Una menzione speciale va alla magnifica colonna sonora di Enzo Avitabile, ma anche la sceneggiatura scritta dal regista insieme a Umberto Contarello è di pregevole fattura. Infine, va segnalata l'intensa prova di Pina Turco, attrice protagonista diventata famosa per il ruolo di Debora Di Marzio in «Gomorra: La serie».

Deludente è invece «A Private War» di Matthew Heineman, film biografico che racconta la vita di Marie Colvin, intrepida e coraggiosa reporter di guerra che lavorò al “The Sunday Times” dal 1985 al 2012. All'età di 56 anni, mentre si trovava in Siria come inviata per seguire e documentare la guerra, venne tragicamente uccisa insieme al fotografo francese Rémi Ochlik nel corso di un'offensiva dell'esercito locale.

Indubbiamente interessante e importante nel soggetto che è stato scelto di raccontare, il film però si perde presto a causa di un copione che colpisce solo in minima parte e che finisce per risultare banale, tanto quanto la messinscena proposta da Heineman.

Trailer ufficiale «A Private War»

Manca un vero e proprio approfondimento psicologico su un personaggio che avrebbe meritato maggiore cura drammaturgica. Insufficiente è anche la prova dell'attrice protagonista Rosamund Pike, poco in parte e incapace di trasmettere le sfumature emotive del personaggio che ha interpretato.
Da segnalare che il film è tratto dall'articolo di Marie Brenner, pubblicato sull'edizione statunitense di Vanity Fair con il titolo «Marie Colvin's Private War».

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