Cultura

Cavalcando il Vinciano per renderlo più umano

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leonardo a cinque secoli dalla morte

Cavalcando il Vinciano per renderlo più umano

Leonardo da Vinci, «Studio di armatura per la fusione della testa del cavallo di Francesco Sforza» (particolare), Madrid, Biblioteca Reale
Leonardo da Vinci, «Studio di armatura per la fusione della testa del cavallo di Francesco Sforza» (particolare), Madrid, Biblioteca Reale

Nel 2019 si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, che si spense in Francia il 2 maggio 1519. Molte le iniziative in programma (libri, mostre, itinerari) e vasta la gamma delle discipline che si occuperanno di lui. Come in questa pagina, dove lo scrittore Marco Malvaldi e lo scienziato Paolo Galluzzi forniscono due chiavi di lettura diverse e originali del genio di Vinci

Raccontare Leonardo da Vinci in un’opera di narrativa significa raccontare, prima di tutto, le sue emozioni ed i suoi pensieri; se sulle prima si può stare abbastanza tranquilli, perché in fondo il genio di Vinci è anche lui un essere umano, sui secondi è bene andare con i piedi di piombo. Anche con tutta la sapienza dei cinquecento anni successivi, che ci danno sul figlio di ser Piero un vantaggio sleale in termini di nozioni e conoscenze, è bene ricordarsi che quanto a cervello probabilmente partiamo svantaggiati di un bel po’. Raccontare una nostra elucubrazione spacciandola per pensiero di Leonardo richiede una grossa dose di faccia di bronzo.

Anche vero che lo stesso Leonardo si raccontava, non senza qualche presunzione: nella lettera con la quale si presenta a Ludovico il Moro millanta di saper costruire la statua equestre a memoria del signor Vostro padre che darà immortale gloria e vanto all’inclita casa Sforzesca. Statua che, nonostante un decennio di studî, non vedrà mai la luce, anche se proprio i manoscritti e i progetti di quel decennio costituiscono una delle parti più importanti dell’opera leonardesca stessa. Un progetto magnifico, che parte dai ragionamenti su come forgiare la statua in modo che dia l’impressione del movimento e continua con una serie impressionante di ragionamenti su come eseguire la gettata (stupefacente la serie di forni con uscite sigillate e col sigillo collegato ad una carica esplosiva, sicché lo stesso bronzo fuso all’interno del colosso causava l’esplosione e l’apertura del canale, in modo da ottenere una colata uniforme). Eseguire un’opera del genere, a fine ’400, non era troppo lontano dall’andare sulla Luna nel 1969; le conoscenze scientifiche c’erano più o meno tutte, andavano integrate e coordinate in un apparato tecnologico che non ammetteva errori.

Forse, il modo migliore per descrivere Leonardo senza tradirlo è proprio quello di cercare di capirne le intenzioni, le motivazioni che lo spingono a fare qualcosa, che sia per gli altri o per se stesso.

Per se stesso, sì: perché molte delle righe che Leonardo scrive nei suoi taccuini non sono destinate agli altri, ma a lui medesimo. Si rivolge a sé stesso, al futuro, quando si impartisce ordini per come eseguire una determinata tecnica («...e farai poi un impasto di ova, pelo di cavallo, sabione di fiume...» si legge nel Codice di Madrid, riguardo al famoso cavallo di cui sopra). Così come si rivolge a sé stesso, in maniera implicita, quando disegna studi o quando conia parole nuove. Spesso, infatti, manca a Leonardo il termine giusto per nominare un oggetto che gli viene in mente, e quindi lui, omo senza lettere ma di fantasia sterminata, se lo inventa, nuovo di zecca: come quando verga la bellissima «ritenaculo» per indicare una ruota dentata asimmetrica, un ingranaggio che ruota in un verso ma rimane bloccato nell’altro.

A volte le intenzioni sono serie, a volte giocose: nel Codice Atlantico, si trova una disquisizione su come equilibrare i contrappesi di una carrucola sospesa interrotta da un perentorio e definitivo «et cetera et cetera, perché la minestra si fredda». Leonardo, quindi, era un uomo spiritoso: al priore di Santa Maria delle Grazie, che si lamenta della sua lentezza nell’eseguire il Cenacolo, il pittore/scultore/ingegnere/genio risponde che sarà il caso di farlo lavorare coi suoi tempi, perché deve ancora dipingere Giuda, e se gli si mette fretta ci vuol poco a dargli le sembianze del priore stesso... Spiritoso, quindi, ma anche lento. E poco portato a giudicare importanti le cose in base a quanto gli potevano rendere, o a quanta gloria gli avrebbero recato. All’inizio degli anni ’90, invece di lavorare al cavallo, impiegherà parecchio tempo a perfezionare un girarrosto per le cucine ducali, e l’unico oggetto tecnologico che costruirà con le sue mani è un accendino portatile per archibugi.

Altra cosa che non porta a termine, a volte, sono le lettere con le quali si lamenta con i signori dell’epoca dei mancati pagamenti; spesso, scrive una prima versione nella quale si sfoga e poi ne spedisce una seconda, più mite e rispettosa, anche se ferma e chiara. Non è, Leonardo, un pavido, ma una persona conciliante, e tollerante. Uno che, in ogni momento, cerca il controllo di sé, non degli altri.

La caratteristica più bella del genio di Vinci, secondo me, è proprio questa: la sua continenza. Il ricordare continuamente a se stesso di non perdere il controllo della propria testa, del proprio corpo, della propria libertà. Non predica agli altri, Leonardo, ma parla e si raccomanda a sé stesso, consapevole della sua natura di uomo, preda delle tentazioni. Al contrario di Michelangelo e di tanti altri artisti che coniugano il tormento e l’estasi, Leonardo diffida degli eccessi, e li tiene lontani. Una caratteristica che gli viene, probabilmente, da tutto ciò che sa e che ha imparato dalla natura per utilizzarlo nella sua arte; l’uomo non vede la realtà delle cose, ma solo ciò che i suoi sensi e la sua intelligenza gli permettono di vedere. In pieno Rinascimento, in piena affermazione dell’uomo come misura di tutte le cose, Leonardo continuamente ricorda e riflette sulla misura dell’uomo stesso, sulle sue capacità e fallacie. Un genio, per definizione, è in anticipo sul proprio tempo - e Leonardo da Vinci, uomo rinascimentale per eccellenza, andrebbe studiato e letto già solo per questo.

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