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Influenza, non fatevi influenzare!

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bufale scientifiche

Influenza, non fatevi influenzare!

L'ultimo dipinto. Ne “La famiglia” Egon Schiele immagina la famiglia che avrebbe avuto di lì a poco. In realtà la moglie Edith morirà per l'influenza spagnola prima di dare alla luce il bambino. Lui la a seguirà nella tomba appena tre giorni dopo
L'ultimo dipinto. Ne “La famiglia” Egon Schiele immagina la famiglia che avrebbe avuto di lì a poco. In realtà la moglie Edith morirà per l'influenza spagnola prima di dare alla luce il bambino. Lui la a seguirà nella tomba appena tre giorni dopo


Ogni giorno ha la sua pena, e ogni anno la sua influenza stagionale. Che trascina con sé non solo morti, sofferenze e costi economici. Ma anche tanta pseudoscienza. A cominciare, se vogliamo, dal nome, che deriva dalla credenza medievale circa le influenze astrologiche sugli andamenti delle epidemie. Il termine comparve nel 1504 in italiano, e nel 1743 si registrava la sua contrazione/abbreviazione nella lingua inglese: flu.
I miti e i pregiudizi sull'influenza ricadono oggi in due categorie: quelli relativi alla natura, al rischio di contagio o alla pericolosità della malattia, e quelli relativi al vaccino. Se ci si fa una passeggiata tra i siti internazionali più prestigiosi scientificamente, per esempio i Centers for Disease Control di Atlanta, Harvard Public Health School o i gruppi di specialisti di influenza che supportano i governi britannico, australiano, francese, etc., si scopre che i miti e i pregiudizi più popolari sono:
1. L'influenza è una malattia lieve, poco più che un raffreddore
2. L'influenza si contrae solo da persone malate
3. L'influenza è pericolosa solo per le persone anziane e i bambini molto piccoli
4. I giovani adulti e le persone di mezza età non devono vaccinarsi
5. L'influenza la trasmette il vaccino
6. Il vaccino non è efficace
7. Il vaccino può causare gravi effetti collaterali
8. Le donne in gravidanza non dovrebbero vaccinarsi
9. Non serve vaccinarsi ogni anno
10. Se non ci si è mai ammalati non serve vaccinarsi
11. Se ci si è già ammalati si è naturalmente vaccinati
12. Avendo fatto il vaccino e poi contratto l'influenza vuol dire che il vaccino non ha funzionato
Ogni paese deve gestire miti diversi. Va detto che la comunicazione istituzionale italiana (Epicentro/ISS e Ministero della Salute) non appare gran che efficace. Parte da domande, invece che usare affermazioni sbagliate da confutare, e i pregiudizi o non vengono proprio presi in esame (Epicentro) o sono sparsi tra altre domande che mirano a dare informazione anche non necessarie al pubblico ma evidentemente che stanno a cuore agli specialisti (le domande/risposte del ministero della salute son ben 36! e diverse risposte sono incomprensibili per persone di media cultura). In Italia c'è molto da imparare su come si comunica su temi medico-sanitari controversi.
Va da sé che tutti i miti sopra elencati sono FALSI. Le osservazioni controllate fatte negli anni e gli studi sperimentali dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che l'influenza uccide centinaia di persone ogni anni, ma possono anche essere migliaia se i ceppi sono più aggressivi e ci si vaccina in pochi; che ci si può infettare entrando a contatto con il virus che si deposita sulle superficie di qualunque ambiente di vita; che l'influenza è molto rischiosa per persone con problemi respiratori, cardiaci o renali, a prescindere dall'età; che tutti farebbero bene a vaccinarsi perché i sintomi possono essere seri e perché così non si contribuisce a diffondere la malattia, il vaccino non può tecnicamente diffondere l'influenza perché i virus che contiene sono inattivati e non è nemmeno vero che causa una forma lieve di influenza (un altro mito); il vaccino riduce dal 50 al 60% il rischio di malattia e riduce dal 60 all'80% per cento le ospedalizzazioni e i ricoveri in unità di cura intensiva (l'influenza ha costi economici ingenti); gli effetti collaterali sono minimi o assenti ed eventuali rarissime allergie sono normalmente trattabili; è molto raccomandabile la vaccinazione per le donne in gravidanza i cui organi devono sostenere anche la vita del feto; ogni anno ci si deve rivaccinare perché i ceppi virali mutano in continuazione; l'influenza si può sempre contrarre e non esiste nessuno che sia naturalmente immune; se ci si è già ammalati si può contrarre una seconda volta con un ceppo diverso e se ci sé è ammalati malgrado il vaccino si è stati sfortunati a incontrare un ceppo mutato e comunque la malattia era di certo più lieve.
Perché le persone credono ai miti e non alle informazioni scientifiche? Oggi lo si sa bene, ma, paradossalmente, è diventato molto più difficile fare qualcosa per correggere fenomeni che causano costi economici, sociali e di vite. Le forme sempre più rapide e acritiche di comunicazione (social media) premiano, infatti, la pseudoscienza e l'irrazionalità. Chiunque di fronte al problema se fare qualcosa e cosa, parte, per decidere, dalle proprie percezioni soggettive. In questo caso se e quanto si sente suscettibile all'influenza, quanto ritiene sia grave, quali benefici o rischi possono venire dal vaccinarsi, quanto è facile trovare o fare il vaccino, cosa si pensa nell'ambiente nel quale vive o cosa consigliano le persone di cui si fida, dagli stimoli a cambiare il comportamento e da quanto si sente in grado di agire nel modo appropriato.
Gli psicologi cognitivi hanno dimostrato che questo processo decisionale porta facilissimamente a fare la scelta sbagliata, perché decidiamo usando processi inconsci che ci portano a cercare le informazioni che confermano i nostri pregiudizi (bias di conferma), tendiamo a fare o dire quello che dicono fanno quelli che frequentiamo (selezionando sui social chi conferma i nostri pregiudizi) e facciamo riferimento a esempi che si sono rimasti impressi più che alle informazioni controllate (euristica della disponibilità). Inoltre, siamo incapaci di ragionare sui rischi: tendiamo a essere ottimisti o a raccontarci che siamo forti e che non ci ammaleremo: così sottostimiamo un evento molto probabile (contrarre l'influenza e stare molto male) e ne sovrastimiamo uno molto improbabile (l'inefficacia o gli effetti collaterali del vaccino).

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