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«Dovlatov», al Torino Film Festival è protagonista il biopic sul grande scrittore russo

Aleksey German Jr. torna a essere protagonista al Torino Film Festival: dopo «Under Electric Clouds», presentato sotto la Mole tre anni fa, il regista russo è stato inserito in cartellone con «Dovlatov», film che conferma il suo grande talento visivo.

Il famoso scrittore russo (Ufa, 1941 – New York, 1990) è al centro del lungometraggio che si focalizza su sei giorni del 1971, quando un giovane Dovlatov, così come altri intellettuali di Leningrado, è vittima dell'ostruzionismo del regime: non trova editori disposti a pubblicare i suoi lavori e subisce forti pressioni per allinearsi e divulgare messaggi postivi e propagandistici in occasione dell'anniversario della Rivoluzione.
German Jr. (figlio d'arte di uno dei più significativi autori della storia del cinema russo), da sempre attento e critico verso la politica del suo Paese, propone una riflessione incisiva sul ruolo della cultura e sulle difficoltà degli artisti che non vogliono piegarsi agli interessi del potere: un tema che diventa spunto per una critica all'Unione Sovietica di ieri e alla Russia di oggi.
Lo fa con grande padronanza della macchina da presa, con lunghi piani sequenza e riprese complesse, valorizzati da una fotografia affascinante, dando vita a un lungometraggio che, nonostante una parte centrale poco incisiva, è capace di scuotere e stupire fin dalla prima suggestiva sequenza.

Di genere totalmente diverso è «La casa delle bambole – Ghostland», altro film particolarmente atteso che arriverà nelle nostre sale il 6 dicembre.
Si tratta di un horror firmato da Pascal Laugier, esperto del genere che si era fatto conoscere nel 2004 con «Saint Ange» e aveva trovato un discreto successo nel 2008 con «Martyrs».
Al centro della trama c'è Pauline, una madre che con le due figlie adolescenti ha ricevuto in eredità una vecchia villa particolarmente inquietante. Durante una notte, due intrusi penetrano nella casa e, nonostante la donna riuscirà ad avere la meglio sugli assalitori, il trauma segnerà per sempre la vita delle due ragazze.

Vittima di moltissimi cliché del genere (a partire dall'ambientazione tetra della casa), il film di Laugier fatica ad appassionare poiché incapace di dare vita a un prodotto realmente interessante e diverso da tanti altri lungometraggi con soggetti simili.
Il regista francese punta su spaventi a buon mercato ma, fatta eccezione per alcuni passaggi nella prima parte, non riesce mai a rappresentare la paura in chiave profonda o psicologica.

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