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Il cattivissimo Grinch apre i giochi del Natale al cinema

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Il cattivissimo Grinch apre i giochi del Natale al cinema

Quest'anno il Natale al cinema arriva con largo anticipo grazie a «Il Grinch», film d'animazione tra i titoli più attesi del weekend in sala.
Dopo aver dato vita alla saga di «Cattivissimo Me», la Illumination Entertainment ha scelto di raccontare un altro personaggio malvagio che divertirà grandi e piccini.
Nato dalla penna dello scrittore e fumettista Dr. Seuss nel 1957, il Grinch ebbe già un adattamento nel 1966 con lo special televisivo di grande successo intitolato «Il Grinch e la favola di Natale!». Al cinema è rimasta molto famosa la trasposizione firmata da Ron Howard nel 2000, con Jim Carrey nei panni della scorbutica creatura antropomorfa di colore verde.
In questa nuova versione animata, il Grinch mantiene intatta la sua natura, odiando con tutto se stesso il Natale e cercando di sabotarlo in qualsiasi modo.

I registi Yarrow Cheney e Scott Mosier hanno ripristinato le atmosfere originarie della storia degli anni Cinquanta e hanno dato vita a un personaggio meno cinico rispetto a quello messo in scena da Carrey e sicuramente più accomodante.
Il pubblico di riferimento sono i più piccoli e, come per gli altri prodotti della casa di produzione americana (pensiamo anche a «Pets – Vita da animali» e «Sing»), le gag divertenti non mancano e il risultato è godibile.

Alcuni passaggi più deboli e di scarsa inventiva sono bilanciati da un buon apparato visivo che conferma lo stile della Illumination (che è lontana dai livelli della Pixar, ma riesce comunque a difendersi).
Da segnalare che nella versione italiana la voce del protagonista è di Alessandro Gassmann, mentre in quella originale è di Benedict Cumberbatch.

Tra le novità in sala, anche il film italiano «Ovunque proteggimi» di Bonifacio Angius, storia di un cinquantenne che pensa di avere ormai sprecato del tutto la sua esistenza. 'incontro con una ragazza potrebbe aprirgli una nuova strada verso il futuro.
Quattro anni dopo l'interessante «Perfidia», Bonifacio Angius conferma di avere una buona mano nel raccontare storie drammatiche con cui è facile empatizzare.

Al centro la dolorosa parabola di un uomo di mezz'età, trasandato e disilluso, tratteggiato in maniera incisiva e ben interpretato da Alessandro Gazale.
Notevoli le premesse in una prima parte capace di scuotere e interessare, mentre è decisamente più schematica e meno efficace la seconda metà, che incappa in qualche momento didascalico di troppo.
Resta però un prodotto di casa nostra anticonvenzionale, capace di incuriosire e, soprattutto, di non lasciare indifferenti.

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