Cultura

Fondantico mette in luce la pittura emiliana

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da Bologna a Maastricht

Fondantico mette in luce la pittura emiliana

Lorenzo Pasinelli, Bologna, 1629 - 1700 - Amore disarmato dalle ninfe di Diana - Olio su tela, cm 147x218
Lorenzo Pasinelli, Bologna, 1629 - 1700 - Amore disarmato dalle ninfe di Diana - Olio su tela, cm 147x218

La pittura emiliana del sei e settecento è un comparto degli Old Master in lenta ma costante rivalutazione, sia di critica che di mercato, almeno dal 1982, da quando cioè apparve il primo repertorio fotografico edito da Longanesi che, codificando autori e opere, rilanciò il collezionismo locale. Dieci anni dopo, una giovane antiquaria bolognese, Tiziana Sassoli - una laurea in storia dell'arte e un sodalizio con i più autorevoli specialisti di pittura emiliana - inaugurava la sua prima galleria a Bologna e la chiamava Fondantico, con l'intento di indagare l'arte della sua terra espressa tra il XVI e il XIX secolo.

Giuseppe Maria Crespi, Bologna, 1665 - 1747 - La paternità creativa (Dio), La paternità naturale (Gioacchino)
Bozzetto preparatorio per i dipinti attribuiti a Giuseppe Maria Crespi, La Paternità Creativa e La Paternità Naturale, transetto della Chiesa di San Paolo Maggiore, Bologna.

Da ventisei anni la scova nelle antiche collezioni che con il cambio generazionale si disperdono, la insegue nelle aste internazionali, la corteggia dopo averla incrociata nelle dimore storiche del territorio o presso le botteghe antiquarie dei colleghi d'Oltralpe. Da allora presenta ogni anno una mostra con catalogo scientifico (curato fin dal primo volume, uscito nel 1992, da Daniele Benati professor di storia dell'arte dell'Università di Bologna) e propone alla vendita opere in gran parte inedite.

Quest'anno l'incontro con la pittura Nr. 26 ha per tema “La ricerca del bello” e raccoglie venticinque dipinti molto vari tra loro per soggetto, epoca e supporto (dall'olio su rame, alla tela e alla tavola lignea), ma tutti accomunati dall'ottimo stato di conservazione e dalla indiscussa qualità.
Nella sede della galleria, in Casa Pepoli Bentivoglio, sono dunque offerte fino al 20 dicembre le opere dei protagonisti della scuola bolognese, dai mostri sacri che l'hanno resa grande come Guido Reni e Annibale Carracci, ai loro seguaci formatisi nell'Accademia degli Incamminati ed educati a una visione “al naturale” della realtà.

Elisabetta Sirani, Bologna, 1638 - 1665 - San Giovanni Battista nel deserto
Iscrizioni: “ELISAB. / SIRANI. F. / 1659”

I dipinti di Gaetano Gandolfi, Donato Creti, Elisabetta Sirani e Giuseppe Maria Crespi, per citarne alcuni, raccontano storie sacre e mitologiche (più raramente sono paesaggi o nature morte) e sono concepiti in modo classico, dove al rigore intellettuale della scuola toscana (che dava molta importanza al disegno) si unisce la fisicità del colore, tipica della scuola veneta.

Il risultato è accattivante: un linguaggio pacato e sensuale che non parla né alla testa, né ai sensi, ma al cuore e all'umanità di chi li ammira. Gli emiliani del Barocco e del Rococò, presenti sempre più numerosi nei musei internazionali, saranno anche protagonisti al Tefaf di Maastricht 2019, dove Tiziana Sassoli parteciperà per la prima volta, dal 16 al 24 marzo, con uno stand tutto per loro.
www.fondantico.it
www.tefaf.com

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