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Lampedusa porta d’Europa

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Lampedusa porta d’Europa

Da una piccola isola al largo della Sicilia a una grande isola nel mare del Nord, Pietro Bartolo porta la sua testimonianza e la sua campagna di sensibilizzazione sugli immigrati. Il medico, direttore del Presidio Sanitario di Lampedusa, è in Gran Bretagna in questi giorni per raccontare le sue esperienze e presentare due libri.
Lampedusa Gateway to Europe” è la traduzione inglese di “Lacrime di sale”, scritto con la giornalista Lidia Tilotta e giá pubblicato in oltre 40 Paesi, mentre in Italia è appena uscito “Le stelle di Lampedusa”, a metá strada tra romanzo e documentario.

Racconta la storia di Anila, bambina nigeriana di 11 anni che ha affrontato il pericoloso viaggio verso l'Europa da sola, ma anche di altri bambini che, come dice Bartolo, “cercano il loro futuro da noi”. Non c'è un lieto fine, ma il titolo del libro è un messaggio di speranza: “Mi piace pensare che le stelle di Lampedusa siano lì per proteggere le migliaia di bambini che ogni giorno devono affrontare viaggi disperati come quello di Anila”, dice.

La speranza, incrollabile nonostante gli orrori visti in 28 anni in prima linea nel soccorso agli immigrati in arrivo dall'Africa, resiste nonostante le delusioni, dovute soprattutto ai politici. La speranza e l'ottimismo lo hanno convinto ad avviare e continuare la sua campagna di sensibilizzazione, perché, spiega, non si rassegnerà mai all'indifferenza della gente di fronte a una tragedia di tali dimensioni, che definisce “una nuova strage degli innocenti”.

Di persona Bartolo è un uomo dal tono pacato ma deciso, un uomo di scienza con un grande cuore. Non alza la voce ma non accetta di vedere realtá travisate o di sentire bugie. “Ci dicono che gli immigrati portano malattie infettive, ma non e' vero, casomai siamo noi che possiamo passare malattie a loro -, ha raccontato in un incontro organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Londra -. In tutti questi anni non mi sono mai messo la mascherina sul volto. Solo i guanti ma per rispetto a loro, perché li tocco”.

Racconta cose terribili, della malattia dei gommoni che colpisce soprattutto le donne, ustionate dalla miscela di benzina e acqua di mare che le inzuppa per giornate intere durante la traversata; delle barche che arrivano adesso che vengono chiamate gommoni ma in realtá sono canotti, con una sola camera d'aria, leggeri, facilmente ribaltabili e quindi letali; di come l'esperienza gli ha insegnato come calcolare quanti giorni i migranti siano stati in mare dallo spessore della salsedine sui loro corpi e sui loro volti. Afferma che adesso, privi di soccorso, sono ancora più numerosi i migranti che muoiono tentando di raggiungere l'Europa, ma nessuno li conta e pochi ne parlano.

Anche in Gran Bretagna Bartolo è noto per il suo ruolo nel film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino nel 2016 e ora la versione inglese del suo libro contribuirá ulteriormente a diffondere il suo messaggio. La sua missione di “forzare le porte del cuore degli europei” continua.

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