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XFactor e la paura della felicità di Martina

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XFactor e cherofobia

XFactor e la paura della felicità di Martina

Martina Attili (Ansa)
Martina Attili (Ansa)

«Qualche volta dovrò perdere» (Sometimes I'm gonna have to lose) recita un verso della canzone eseguita al settimo Live di XFactor dalla fatina, donna-bambina, la diciassettenne Martina Attili. Le è stato fatale, tant'è che la cover del pezzo della “ragazzaccia” idolo teen Miley Cyrus le è costata l'eliminazione: Martina non è riuscita ad arrampicarsi fin sulla cima della montagna del gradimento mediatico – il pezzo da lei eseguito si intitolava appunto The Climb - ed è scivolata giù.

Pare che il popolo di telespettatori e utenti la preferisca nella sua versione sofferente e problematica, quella dell'inedito Cherofobia, di cui è cantautrice. Il mistero e l'attrattiva di questa ragazzina sono da ricercarsi nella stramba coesistenza di tenerezza infantile e di matura consapevolezza critica. La sua canzone dedicata alla paura di essere felici (dal greco: chairo “gioisco” e phobos “paura”), tratta di un disturbo d'ansia che, sebbene non sia riconosciuto dai manuali ufficiali di psichiatria, è in realtà assai diffuso tra gli adolescenti di oggi.

Basti dare un'occhiata alle foto postate sui social, ai selfie che ritraggono le espressioni estasiate di ragazzi e ragazze i quali, in ogni momento della loro giornata, si stanno “divertendo” un sacco, per comprendere come anche la felicità sia divenuta una forma paradossale di patologia. Essere felici, o anche solo mostrare di esserlo, è diventato ormai un imperativo categorico nella società dei consumi.

Non stupisce dunque il fatto che vi sia chi si senta minacciato da questo “dovere” e che si rintani nel comodo cono d'ombra del proprio scetticismo. La tematica affrontata nella sua canzone dalla piccola Attili, in realtà, è uno dei cardini centrali della filosofia di tutti i tempi. Bisognerebbe forse tornare alle origini, quando Aristotele insegnava che la felicità non è – romanticamente, o come ci insegnano gli spot pubblicitari – toccare il cielo con un dito, ma il raggiungimento di un equilibrio interiore, del benessere psicofisico individuale (eudaimonia). La cherofobia consiste, dunque, nel guardare con sospetto alla felicità come viene “venduta” oggi, soprattutto sul web: il cherofobico evita gli eventi che potrebbero rallegrarlo, perché suppone che, dopo un breve momento di contentezza, subentrerà sicuramente uno stato di forte sofferenza.

Taedium vitae
Forse Martina Attili non lo sa, ma l'antesignano di un tale atteggiamento è nientemeno che il giovane Giacomo Leopardi, il cui pessimismo cosmico – «Tutto è male» - si radica proprio in una critica ferrea alla felicità, intesa come la peggiore delle illusioni. Secondo il poeta-filosofo recanatese, l'essere umano, per natura, è incline alla ricerca del piacere e della felicità, eppure non possiede gli strumenti per realizzare appieno questa condizione cui aspira continuamente, essendone sempre deluso; il risultato ne è uno stato di sofferenza continua, alternata a uno di tedio. Come sa chi ha letto A Silvia, il pessimismo leopardiano si incentra sulla pessimistica condanna dell'illusione, che in sé racchiude il pericolo di una fallace speranza di felicità. Nella canzone di Martina troviamo alcune immagini che, teneramente e di certo inconsapevolmente, ci riportano al celebre Idillio. C'è il tema del taedium vitae, della paralisi interiore di chi assume una coscienza critica della realtà e giunge al pessimismo cosmico: «L'indifferenza più totale verso una forma astrale del male». E c'è l'immagine della primavera fiorita che, come il maggio odoroso della piccola Silvia, purtroppo la vita farà appassire: «E il mio cuore come un fiore / Crede ancora nel bene / Non sa che i petali / Cadranno tutti insieme». Eppure esiste un momento di felicità che Leopardi ammette di provare, ed essa si realizza, come confessa nello Zibaldone, solamente quando egli si dedica alla scrittura: «Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch'io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch'io vivo».

Auguriamo anche a Martina Attili – che, in procinto di lasciare il palco di XFactor, ha rimbrottato di sentirsi finalmente libera di potere cantare le sue canzoni e non più quelle degli altri -, di riuscire a trovare la sua felicità nella sua musica.

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