Cultura

In viaggio con un’allegra comitiva di “trapiantati

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la scrittura come terapia

In viaggio con un’allegra comitiva di “trapiantati

La scrittura? Più che una terapia una seduta psicanalitica. Esilarante però, perché «quando ti danno una seconda chance, non la puoi sprecare». E le occasioni della vita hanno tutte un altro sapore. Se poi le sfumature le guardi con gli occhi del cronista «trapiantato di fegato da dieci anni», allora vedi le storie. Che però racconti con quella narrazione che riesce a strappare sorrisi e lacrime. Quelle che Francesco Abate, giornalista all'Unione Sarda (“cronista” come ama sempre definirsi) e scrittore (13 romanzi alle spalle) riesce a regalare in Torpedone trapiantati (edizioni Einaudi, Stile Libero) un romanzo esilarante in cui affronta il tema dei trapianti.

L'occasione è il viaggio dei dieci anni che l'associazione di cui fa parte (Associazione Sarda trapiantati prometeo con 670 soci) organizza per i trapiantati con i familiari. «Non ci volevo neppure andare, alla fine mi hanno trascinato». E quel viaggio con la «comitiva di sopravvissuti», è il punto di partenza del libro che «nasce per caso». «Noi cronisti siamo abituati alle storie e a farcele venire incontro – dice - a differenza di chi non fa il nostro lavoro e fare quella gita con i trapiantati era una notizia. Sia dal punto di vista della cronaca sia perché offriva anche una bella narrazione che la cronaca non può cogliere».

Nel viaggio ci sono quindi le sfumature che caratterizzano l'umanità: i timidi e gli sbruffoni, i giullari e i seriosi e i timorosi. Eppoi la narrazione, semplice e chiara in cui gli slang cagliaritani si mescolano al raccontare pulito, semplice ma trascinante dove si uniscono e assemblano esistenze e sogni. Fotogrammi di vita in cui ci sono le difficoltà di una gita fuori porta, uomini che fanno i conti con gli acciacchi che si portano appresso, piccole miserie ma anche fobie e farmaci indispensabili. Il tutto tra sorrisi e battute. E risate capaci di strappare lacrime. Ed è qui che le esistenze diventano racconto e terapia perché «una mente depressa non aiuta un corpo in ripresa, una mente depressa non aiuta un corpo malato che ha superato una malattia».

«Abbiamo capito che compatibilmente con i momenti di contraccolpo del momento quotidiano la linea deve essere del pensiero positivo. A noi trapiantati a differenza di altri malati terminali e cronici ci è stata data una seconda possibilità e non possiamo sprecarla». Quanto alla scrittura: «Più che una terapia, è una seduta di psicanalisi». Da giugno in tour in tutta Italia, Francesco Abate, ora a Genova sarà poi a Chivasso poi a Torino. Col sorriso, tra risate e qualche lacrima.

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