Cultura

Anastasio, nichilista alla Nietzsche

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il giorno dell’apocalisse a x factor

Anastasio, nichilista alla Nietzsche

Ogni volta che Anastasio ha terminato di rappare il suo inedito-rivelazione La fine del mondo, il pubblico di X Factor, esultante, si trasforma in una vera e propria «folla danzante», un po' diversa - per fortuna - da quella masnada di vandali che il cantautore immagina assistere gioiosamente alla distruzione della Cappella Sistina. Un testo potente, non c'è che dire, quello di Anastasio, come dimostra il trascinamento della massa di spettatori, telespettatori e utenti di ogni genere e che ha determinato la vittoria di questa edizione. Condivisibile – ci mancherebbe altro - la sua critica a una società addormentatasi su un comodo cuscino di materialismo.

Ci sta anche la denuncia di uno stato di apatia e al contempo di compiacimento della fobia - «l'estetica dell'ansia» - da parte delle giovani generazioni di questa parte di mondo. Versi come «scendetemi di dosso con ‘sta fretta di decidersi» sono abbastanza eloquenti circa la condizione di paralisi in cui si trova il protagonista rispetto a una società che sbandiera l'efficientismo quale forma di bene assoluto. Pur nutrendo il più grande rispetto per la libertà di ogni creazione poetica - compresa quella di Anastasio -, avrei da fare qualche libera riflessione sull'ultima strofa del suo “canto”. Va bene che il testo si intitola La fine del mondo, e va anche bene che, elegantemente, vi sia un richiamo, per quanto distruttivo, al Giudizio Universale di Michelangelo. Ma veniamo allo strabordante nichilismo dell'autore. Esso si risolve improvvisamente, nella strofa finale, in un vero e proprio cupio dissolvi: un desiderio di distruzione totale del mondo, e anche di se stesso, affinché si possa realizzare una palingenesi.

E in fin dei conti, per ironia della sorte, lo stesso nome del cantautore rinvia al tema apocalittico della “resurrezione” (dal greco anastasis). Anastasio vede «al rallenty / miliardi di vite» mentre lui in persona guida un meteorite puntando proprio «lì». A parte il fatto che deve essere davvero difficilissimo guidare un meteorite; ma guidarlo, poi, per fare cosa? Per sterminare il genere umano, evidentemente. Dunque, se ho capito bene, il sommo creatore di questa apocalypse now sarebbe Lui, ovvero l'autore della canzone.

Pensando a questo talentuoso ragazzo di 21 anni, alla mia mente sovviene il nome Little boy, la bomba atomica che il 6 agosto 1945 fu lanciata su Hiroshima dall'aereo pilotato dal colonnello statunitense Paul Tibbets, quello che, in fin dei conti, ha pigiato solo un tasto. Evocando, poi, tasti pigiati, mi pare che il giovane Anastasio sia affetto da una sorta di complesso da “videogioco”: sterminare l'umanità alla guida di un meteorite è, in fondo, un innocuo istinto di qualunque ragazzino, realizzabile virtualmente sulla PlayStation.

Il nostro cantautore sarebbe, quindi, una specie di Superman al contrario: invece di precipitarsi in soccorso degli esseri umani, li annichilisce senza pensarci due volte. Virtualmente, si intende. Il riferimento a Friedrich Nietzsche sorge spontaneo: Superman non sarebbe altro che la traduzione “pop” dell'espressione “Superuomo”, versione dannunziana e riduttiva del più nobile Oltreuomo (Übermensch) nietzschiano. Il Superuomo riconosce e afferma la propria superiore «volontà di potenza» lanciandosi energicamente – se necessario distruttivamente - nell'affermazione di se stesso e solo di se stesso a discapito dei valori sociali che lo incatenano limitandone le libertà. «Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante» scriveva in un celebre motto Nietzsche. Ma in questo caso, nessuna stella, solo un meteorite. E una folla.

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