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La casa del futuro arriva dal design passato

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architettura

La casa del futuro arriva dal design passato

Future Systems, Casa per un pilota di elicottero, 1979
Future Systems, Casa per un pilota di elicottero, 1979

Architetti, artisti, designer hanno sempre cercato di immaginare le case del futuro ma alcuni pionieri visionari – molti dei quali italiani – ci hanno indovinato. La mostra “Home Futures” al Design Museum di Londra mette a confronto progetti e prototipi del Ventesimo secolo con le innovazioni del Ventunesimo e rivela che molte fantasie di ieri sono diventate la realtà di oggi.

Negli anni Settanta c'è stata una tendenza a immaginare una casa portatile, come un guscio, leggera e trasportabile, come l'Uovouomosfera di Ugo La Pietra o l'ufficio trasparente gonfiabile dell'austriaco Hans Hollein. Decenni prima della mobilità dei giovani di “Generation Rent”, questi architetti hanno immaginato una vita nomadica per scelta grazie alla tecnologia, utilizzando materiali allora nuovi come il perspex e i policarbonati per i mobili e le strutture.

Il gruppo di design fiorentino Superstudio, pionieri leggendari, nei primi anni Settanta aveva immaginato il mondo coperto da una “rete universale”, che avrebbe portato ovunque elettricità e energia, permettendo agli uomini di andare ad abitare dove volevano, diventando nomadi sofisticati per scelta.

“La progettazione coincide sempre più con l'esistenza”, scrisse all'epoca Adolfo Natalini di Superstudio, immaginando un “mondo senza prodotti e senza rifiuti” e “una terra resa omogenea attraverso una rete di energia e di informazioni che diventa il supporto naturale di una nuova vita potenziata”. Un world wide web ante litteram, quindi, ma anche un ideale di vita non consumista, vissuta liberamente e senza la prigionìa di un singolo luogo o le limitazioni legate al possesso di oggetti e mobili.

In linea con questo idealismo visionario Enzo Mari con Autoprogettazione, del 1974, crea una guida all'autosufficienza, insegnando come creare tutti i mobili e oggetti necessari in una forma semplificata utilizzando solo materiali semplici, martello e chiodi. Una “democratizzazione” del design che anticipa gli obiettivi di Ikea, sponsor della mostra.

Già nel 1958 il regista francese Jacques Tati aveva preso in giro il consumismo sfrenato e la mania del modernismo a tutti i costi nel suo film Mon Oncle, vincitore del premio Oscar nel 1958. E' in mostra il modellino di Villa Arpel, la casa supermodernista e ultra-geometrica del film, impersonale e invivibile, dove ogni rumoroso gadget e oggetto mirato a semplificare la vita in realtà la rende impossibile.

La Casa Telematica di Ugo La Pietra, del 1982, è un'abitazione in cui gli schermi tv sono integrati in ogni oggetto e in ogni mobile, anticipando l'onnipresenza degli schermi nella vita contemporanea e anche la polemica sulla mancanza di privacy.

Alcune previsioni si sono rivelate del tutto accurate, come la necessità di utilizzare al massimo ogni centimetro quadrato di un'abitazione, anticipando il “microliving” delle metropoli sovraffollate di oggi con design ergonomici e soluzioni fantasiose.

Nei progetti di allora il tavolo da pranzo emerge sollevandosi dal pavimento. La cucina mobile si sposta su quattro ruote. Ettore Sottsass immagina bagno e doccia mobili, un sistema modulare che libera la casa dai beni di consumo e rende ogni oggetto multifunzionale.

Domestic Transformer di Gary Chang, del 2009, riprende ed elabora queste intuizioni con il suo Domestic Transformer, un progetto che con muri scorrevoli e mobili multifunzionali trasforma un microappartamento di 32 mq a Hong Kong in 24 stanze diverse, da camera da letto a lavanderia, da biblioteca a cucina. E' solo uno dei tanti esempi che dimostrano come le idee del Ventesimo secolo siano ancora fonte di ispirazione per i designer di oggi.

Home Futures, fino al 24 marzo 2019, The Design Museum, Londra
www.designmuseum.org

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