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Il mondo del web secondo la Disney in «Ralph Spacca Internet

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Il mondo del web secondo la Disney in «Ralph Spacca Internet

«Ralph Spacca Internet», di Rich Moore e Phil Johnston
«Ralph Spacca Internet», di Rich Moore e Phil Johnston

Il cinema d'animazione è ancora protagonista nelle nostre sale: dopo «Spider-Man: Un nuovo universo», uscito la scorsa settimana, è arrivato il turno di «Ralph Spacca Internet», sequel del fortunato «Ralph Spaccatutto» del 2012.
Questa volta il forzuto personaggio dei videogiochi si troverà a viaggiare all'interno del web insieme alla sua amica Vanellope e le (dis)avventure che dovranno affrontare saranno numerose.

Diretto da Rich Moore e Phil Johnston, il film della Disney Animation è un lungometraggio diviso di fatto in due parti: all'inizio la pellicola fatica tremendamente a carburare e si ha il sospetto di trovarsi di fronte un prodotto annacquato e poco riuscito; col passare dei minuti, invece, «Ralph Spacca Internet» diventa sempre più appassionante e divertente, raggiungendo l'apice quando entrano in scena le principesse Disney e altri personaggi afferenti alla casa di produzione di Topolino.

«Ralph Spacca Internet», di Rich Moore e Phil Johnston

Il risultato è un prodotto affascinante e persino ambizioso, altalenante nella resa ma capace di dare vita ad alcune riflessioni non banali sul potere del web ai giorni nostri.

Perfetto per una visione con tutta la famiglia, il film riuscirà a far ragionare (anche) i più piccoli sul valore dell'amicizia e sull'importanza delle relazioni con gli altri, senza utilizzare furbizie narrative o mezzucci retorici che spesso abbondano in prodotti di questo tipo.

Altro lungometraggio particolarmente atteso del weekend in sala è «Aquaman», film tutto dedicato al supereroe della DC Comics, che era già tra i protagonisti di «Justice League», accanto a Wonder Woman, Batman e tanti altri.

Jason Momoa in «Aquaman», di James Wan

Dopo gli eventi avvenuti nel film precedente, Aquaman è chiamato ad andare ad Atlantide per fronteggiare il fratellastro che non ha mai conosciuto. Ma le minacce saranno numerose e il supereroe dovrà combattere per evitare uno scontro di proporzioni globali.

C'era indubbiamente un particolare interesse attorno a questo cinecomic soprattutto per il fatto di avere James Wan in cabina di regia: l'autore che ha raggiunto il successo con horror come «Saw – L'enigmista» e «L'evocazione – The Conjuring» (oltre che regista di «Fast & Furious 7», uno degli episodi più riusciti della saga automobilistica) è qui al suo esordio nel genere dei film sui supereroi e ha vinto solo in parte la sfida.
Rispetto ai recenti lungometraggi della DC (si pensi anche al pessimo «Suicide Squad»), «Aquaman» è un passo avanti per il coinvolgimento e per la gestione degli effetti speciali, tanto che in alcuni momenti si rimane colpiti da alcune scelte visive.

I limiti però non mancano in un copione ridondante e prolisso, che porta l'esile trama a una durata davvero eccessiva (circa 140 minuti).
Jason Momoa mostra sempre più i muscoli, e a una parte del pubblico potrebbe anche bastare, ma il suo personaggio avrebbe potuto essere più approfondito.

Nel cast ricco di tanti volti noti, da segnalare anche la presenza di Amber Heard, Willem Dafoe e Nicole Kidman.

Jason Momoa in «Aquaman», di James Wan

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