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Tutti pazzi per Bandersnatch. Parla la produttrice Annabel Jones:…

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Tutti pazzi per Bandersnatch. Parla la produttrice Annabel Jones: «Non era nostra intenzione farvi smettere di dormire»

È arrivato all’improvviso sulla piattaforma Netflix e per qualche giorno, nella bolla degli appassionati, non si è parlato d’altro. Per tanti un film rivoluzionario, per altri un gioco divertente, ma c’è chi si è addirittura innervosito. Bandersnatch fa parte della serie Black Mirror, che da otto anni genera racconti inquietanti sul mondo della comunicazione e delle tecnologie. Tutto iniziò con quel Primo ministro inglese che per liberare una principessa rapita da un gruppo di banditi venne costretto ad avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta televisiva: una storia disturbante ma rivoluzionaria nel suo modo scioccante di farci pensare al nostro universo informativo, tra tv e rete.

Cereali Frosties o Sugar Puffs? Il dietro le quinte di Bandersnatch

Otto anni dopo, Black Mirror fa allo stesso tempo un salto nel passato e uno nel futuro. Nel passato, perché questo Bandersnatch è ambientato all’inizio degli anni 80, tra i nerd che disegnano i primi videogiochi. Nel futuro, perché per la prima volta la piattaforma sperimenta l’interattività: lo spettatore è ogni volta di fronte a scelte diverse (dalla più banale, quella dei cereali del mattino, Frosties o Sugarpuffs, alle più drammatiche – da non svelare, per non cascare nello spoiler).

Bandersnatch: creato per non farvi dormire

Ogni scelta può consentire di proseguire o rimanda a un punto precedente del film. Anche quando si pensa di essere arrivati alla fine, però, si scopre che il finale non è l’unico possibile. La creazione del videogioco, Bandersnatch, appunto, da parte del giovane programmatore Stefan Butler, passerà per mille fasi sempre diverse. Il film può durare da 40 minuti a due ore e mezza, ma in media lo spettatore resta davanti allo schermo per 90 minuti. In totale sono presenti 150 minuti di riprese diverse suddivise in 250 segmenti.

I finali “principali” sono cinque, ognuno con alcune varianti, ma potrebbero esserci anche “easter egg”, sorprese nascoste. In rete circolano anche schemi precisi su come esplorare tutte le opzioni conosciute. E tutte inquietanti, sempre tra la vita e la morte dei protagonisti.

«Non era nostra intenzione farvi smettere di dormire» dice la produttrice, Annabel Jones. Lei e Charlie Brooker, le due menti che plasmano la serie, spiegano la nascita dell’opera come un’avventura divertente. All’inizio sono stati quelli di Netflix, raccontano, a illustrare loro l’interattività. E se all’inizio si sono detti «non esiste, è troppo complicato», la storia gli è tornata per la mente mentre studiavano nuovi episodi di Black Mirror. «Ci è venuta l’idea di un personaggio controllato da uno spettatore/giocatore ed era una storia che avremmo potuto raccontare solo in maniera interattiva. Quindi siamo praticamente stati condannati a farla». Tengono a sottolineare soprattutto che, al di là del rivoluzionario aspetto tecnico, quello che hanno realizzato è un film coeso, in cui tutto si tiene rigorosamente. Che l’interattività, insomma, non è solo un gioco fine a se stesso e che non va a danno della costruzione filmica. C’è, insomma, il rigore di tutto Black Mirror.

Charlie Brooker da sempre è un grande fan dei videogiochi, dai tempi della tesi di laurea, dei primi lavori come critico per una rivista specializzata. Si infervora quando racconta di quegli anni 80 in cui i ragazzi come lui (che si definisce un “old man”, ma è del 1971) giocavano con ZX Spectrum e Commodore 64, mentre oggi tutti per parlare di quei giorni lontani citano Super Mario, che allora proprio non esisteva. L’aria della Gran Bretagna del 1984 era un po’ depressa, racconta, ma intanto ride sornione. «Volevamo creare un’atmosfera reale» sostiene. Ce l’hanno fatta.

A dieci giorni dalla release, Bandersnatch è ancora commentatissimo e in rete nascono in continuazione nuovi meme, immagini tormentone su personaggi alle prese con scelte drammatiche (in Italia ce ne sono molti su Matteo Salvini, immancabilmente). «Una cosa lusinghiera» dice Annabel Jones. E sicuramente sa che anche questo è il segno del successo.

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